Omar a Matrix: “Erika voleva uccidere anche il padre”. L’intervista choc sul delitto di Novi Ligure (video)

Omar a Matrix: “Erika voleva uccidere anche il padre”. L’intervista choc sul delitto di Novi Ligure (video)

Intervista scioccante quella rilasciata da Omar Favaro a Matrix: il fidanzatino di Erika De Nardo racconta il delitto e il suo percorso di recupero in tv

    Davvero scioccante l’intervista concessa ieri da Omar Favaro ad Alessio Vinci a Matrix sul delitto di Novi Ligure, che videro Erika De Nardo e il fidanzatino Omar (lei 16, lui 17 anni) uccidere a coltellate la mamma e il fratellino di lei, Susy e Gianluca, di 11 anni. A poche settimane dal rilascio di Erika, che ha scontato quasi 10 anni di carcere sui 16 decisi dalla Corte, anche Omar vive il suo ‘ritorno’ di celebrità: uscito di galera un anno fa ora si mostra per la prima volta alle telecamere per raccontare che Erika voleva uccidere anche il padre.

    Ho lavorato molto su me stesso, mi sono chiesto il perché non abbia fermato Erika e mi sono risposto che avevo paura di essere abbandonato da lei“: così Omar Favaro, complice di Erika De Nardo nel massacro di Novi Ligure del 21 febbraio 2001, racconta a Matrix i ‘restroscena’ di quel delitto atroce, che ha segnato per sempre la vita dei due carnefici e ovviamente di due famiglie. Una vita fatta ora di incubi (“anche se sono diminuiti” dice ora Omar) caratterizzati dalle urla del piccolo Gianluca e di Susy De Nardo che continuava a ripetere alla figlia assassina “ti perdono, ti perdono“.

    Un racconto agghiacciante che emerge anche dallo sguardo spento di Omar, che si vergogna per quel che ha fatto, che rimpiange “di non aver avuto la forza di aiutare Erika nel modo giusto”, ma che dice di essersi assunto la responsabilità delle sue azioni. Vorrebbe tornare a vivere, ma non riesce a superare i pregiudizi della gente, tanto da chiedere a Vinci un’intervista a porte chiuse e senza dibattito. Continua a chiedersi il perché dell’odio di Erika nei confronti della famiglia, anche se sa bene che una risposta non allieverebbe il suo stato né le sue colpe: “Pensavo fosse gelosia del fratellino, ma ora sono convinto che ci dovesse essere qualcos’altro perché quello non è un motivo sufficiente per uccidere nessuno”.

    Stando a Omar, Erika voleva uccidere anche il padre. “Lei voleva uccidere anche suo padre – rivela Omar a Matrix - ma io ho detto ‘me ne vado’. Lei non voleva. Si è arrabbiata. Ma io ho detto ‘no, vado via’ e lei mi ha chiesto di prendere i coltelli“. Fa ancora più orrore sapere che Erika voleva accoltellare anche il padre, quel padre che non l’ha mai abbandonata, che ha lottato perché la figlia tornasse a casa e sentisse la vicinanza della famiglia, che attribuisce il delitto non ad Erika, ma alla sua malattia.

    In basso una sintesi del caso nella trattazione di Porta a Porta.



    Una ‘malattia’ che non sembra però recedere: nell’intervista concessa recentemente a Panorama e nelle lettere scritte dalla ragazza alle amiche durante la detenzione, Erika continua a dichiarare il suo odio per Omar, temendo ossessivamente che possa andarla a trovare nella comunità Exodus nella quale sta scontando gli ultimi due mesi di pena e dipingendolo come il vero artefice del massacro. Erika dice di sentire la mancanza della madre e sembra aver rimosso il delitto: “Divento una belva quando si tocca quell’argomento…” scrive alle amiche, alle quali dice di volere tornare a casa, di voler creare una propria famiglia, senza nominare mai il fratello.

    Una situazione che porta Omar a ‘temere’ che Erika non abbia fatto lo stesso percorso di analisi piscologica da lui intrapreso: “Tutto quell’odio nei miei confronti mi fa capire che non si è assunta le proprie responsabilità, come del resto non se l’è mai assunte in tuti questi anni, già durante l’indagine e il processo, quando scaricò la colpa su di me“. Lì forse Omar capì che anche il suo amore adolescenziale per Erika era ‘malato’: “Mi chiedeva ossessivamente di uccidere la sua famiglia anche mentre avevano rapporti sessuali per dimostrarle di essere un vero uomo e di amarla veramente” racconta Omar, che ribadisce di non avere alcuna intenzione di andarla a trovare o di riprendere i rapporti con lei.

    Ora Omar cerca di guardare avanti, di tornare a vivere con l’aiuto di un lavoro e di una compagna. “Ho paura di non farcela” dice ormai da 27enne che da 10 anni rivede ogni giorno le immagini di quel massacro. Era un ragazzino soggiogato, ma questo non lo esime dalle colpe. E lui lo sa.

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