Nicola Savino si racconta: il mio tallone d’Achille? E’ essere il numero 2

Nicola Savino si racconta: il mio tallone d’Achille? E’ essere il numero 2

Nicola Savino, coduttore di Quelli che e Un minuto per vincere si confessa in un'intervista al settimanale Gioia

    Un Nicola Savino che non ti aspetti. Il conduttore di Rai Due, ora impegnatissimo tra radio e tv con la nuova stagione di Quelli che il calcio e Un minuto per vincere si è raccontato in un’intervista al settimanale Gioia.

    Il conduttore di Quelli che il calcio racconta al giornalista di Gioia che le cause principali del suo momento no sono la scomparsa della madre e il divorzio dalla moglie, Manuela Suma: “Il 12 agosto è morta mia madre. Quel giorno mi sono addormentato ragazzo, mi sono svegliato uomo”.

    E così, leggendo l’intervista, ti trovi di fronte un Nicola completamente diverso dal conduttore radiofonico sempre pronto alla battuta e sfegatato tifoso interista. Un Savino senza troppe remore che coglie l’occasione per dire come la pensa:


    “Vorrei dimostrare a me stesso di riuscire ad avere la stessa leggerezza che ho alla radio. Agli altri non ho nulla da dimostrare. Ostento sicurezza. Il mio tallone d’Achille è essere un Numero 2. Cosa che alla fine non mi imbarazza affatto. Anzi, mi piace tantissimo. Mi infastidisce quando dicono che sono un raccomandato. Da chi? Non ho mai fatto del male a nessuno e non ho mai schiacciato qualcuno per fare quello che faccio. Ogni tanto ripenso solo a quando, da ragazzo, facevo il fonico e mi capitava di essere maltrattato da qualche deejay. Tutti quelli scarsi, però, quelli più maleducati.

    Non è che non me lo perdono, ma di sicuro avrei potuto aspettare meno per fare quello che faccio oggi. Se mi sono venduto un po’ l’anima? In un modo o nell’altro, chi non lo fa? Si nasce incendiari, si muore pompieri”.

    Il conduttore ha dichiarato di avere problemi a dormire e di essere in cura da un analista:

    “La prima volta è durata dal 1999 al 2001. Poi è morto l’analista, come nel film di Verdone, e ho smesso. Ho ripreso nel 2009 e fra un po’ dovrei smettere. Ho iniziato per conoscermi meglio e anche per non impazzire, visto che questo lavoro tende a far diventare un po’ pazzi. Detto questo, tutti per un po’ dovrebbero andare dall’analista. Vorrei che fosse obbligatorio”.

    Mentre alla domanda indiscreta sul suo guadagno Savino risponde:


    “Non mi va di dirlo. Guadagno meno dei pari ruolo di qualche anno fa. Crisi vuol dire meno guadagni, ma anche più opportunità. Io lavoro perché sono bravo, però è anche vero che per motivi economici si sono liberati degli spazi. Come in Serie A. E quindi…”.


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