Nessun faccia a faccia per le Elezioni 2008. Cosa faranno Vespa e Mentana?

Nessun faccia a faccia per le Elezioni 2008. Cosa faranno Vespa e Mentana?

Nessun faccia a faccia per le Elezioni 2008

    Nessun faccia a faccia per le Elezioni 2008. Cosa faranno Vespa e Mentana?

    La Commissione Parlamentare di Vigilanza Rai ha deciso che per le Elezioni 2008 non ci saranno faccia a faccia tra i candidati premier. L’approfondimento politico è in crisi: Vespa trova la soluzione paralizzante, Mentana sottolinea la scarsa disponibilità dei leader dei partiti maggiori a confrontarsi con i più piccoli. In alto la puntata di Otto e Mezzo con Bruno Vespa ed Enrico Mentana.

    Nessun confronto all’americana, quindi, tra Veltroni e Berlusconi, men che meno tra Berlusconi e Casini o Veltroni e Bertinotti, le puntate che ciascun conduttore vorrebbe per la propria trasmissione. La Commissione di Vigilanza Rai ha dettato, non senza difficoltà, le regole per le trasmissioni giornalistiche della Tv di Stato per la seconda parte della campagna elettorale ovvero gli ultimi 30 giorni che vanno dal giorno dopo la presentazione delle liste (11 marzo) alla vigilia del voto (11 aprile, considerando il giorno di silenzio elettorale). Troppi candidati (11), impossibile quindi garantire a tutti un confronto con gli avversari. Decisa una sola trasmissione di un’ora e mezza in prima serata, dalle 21.00 alle 22.30, da farsi entro gli utlimi dieci giorni di campagna elettorale e nella quale siano presenti tutti i candidati alla Presidenza del Consiglio : con loro un giornalista della tv pubblica a fare da moderatore e un gruppo di giornalisti esterni per le domande.

    La proposta, presentata dal presidente della Vigilanza Mario Landolfi (An), è stata votata a maggioranza dagli esponenti del PD e del centrosinistra, contro An, Forza Italia e la Dca di Rotondi; il PD ha poi votato contro alcuni emendamenti presentati da Marco Beltrandi (Rosa nel pugno) e Gennaro Migliore (Rifondazione) che avrebbero introdotto la possibilità di più confronti e l’estrazione a sorte del primo intervento. Molto critica la Sinistra Arcobaleno nei confronti del PD, accusata di voler mettere il silenziatore ai gruppi minori (ricordiamo anche la linea elettorale portata avanti sia da PD che dal PdL, che invitano gli indecisi a non votare per i partiti minori e di non disperdere il voto, cosa che rappresenterebbe un vantaggio per gli avversari). Scontento anche il PD che trova assurdo mettere a confronto leader di grandi partiti con esponenti di compagini destinati allo 0,5%. L’entourage di Berlusconi parla di “inutile caravanserraglio, volto solo a mettere il bavaglio al Cavaliere, come tutta la legge sulla Par Condicio”.

    Al di là delle “beghe” elettorali chi è destinato a soffrire di più in questa situazione è proprio il giornalismo politico televisivo.

    Per la prima volta nella sua carriera Bruno Vespa non sa cosa fare: “Bisognerà pur fare qualcosa, ma non ho la più pallida idea di quello che potrò fare da lunedì in poi. Se invito, ad esempio, Maroni e Di Pietro, poi la volta dopo che devo fare? Invitarne quattro, otto degli altri schieramenti? Certo non è pensabile fare 11 puntate singole, per questo mi sono affrettato a fare tutti i confronti in questa prima parte di campagna”. Lo stesso Vespa aveva suggerito almeno due trasmissioni di prima serata, di due ore ciascuna e con turno di sorteggio iniziale, da invertire nella seconda puntata, per garantire a tutti una stessa visibilità. Per il padrone di casa di Porta a Porta, però, ciò non allontana il rischio che tutto si riduca ad un semplice “appello finale” dei candidati all’elettorato, privo quindi di alcuna seria possibilità di dialogo e confronto tra le diverse parti.

    “Certo – dice Vespa – meglio niente che un confronto come quello del 2006, con i tempi rigidissimi e le domande concordate del duello tra Berlusconi e Prodi, una delle esperienze più allucinanti della mia vita”. Una formula, peraltro, che sia Mentana sia Vespa giudicano “lesiva” della deontologia professionale, cui si sarebbe dovuto opporre all’epoca l’Ordine dei Giornalisti.

    Se Vespa è in ambasce Mentana non sorride. Pur non essendo sottoposto ai vincoli della Commissione di Vigilanza Rai, Mentana - con tutte le emittenti private – è costretto ad attenersi alle regole stabilite dall’Autorità Garante delle Comunicazioni, che ha già avallato le decisioni della Commissione Rai. Ma a preoccupare Mentana non sono tanto le regole stabilite, quando l’anomala situazione venutasi a creare con la nascita di questo ibrido bipartitismo, che non corrisponde a nessun altro modello politico europeo o extra-europeo. Un falso maggioritario con due grandi “partiti” (o semi coalizioni) e ben 11 candidati premier che spinge i leader dei gruppi maggiori a non voler dare “visibilità” alle compagini minori, soprattutto ai partiti e ai movimenti “scissionisti”. Sebbene televisivamente interessanti, gli scontri tra Berlusconi e Casini o tra Veltroni e Bertinotti non avranno luogo, con grande amarezza dei signori della seconda serata.

    Il giornalismo televisivo soffre, quindi, delle strategie elettorali dei partiti: un serio problema per l’informazione e per il ruolo di mediazione della stampa. La questione va al di là della lotta per l’audience tra le due trasmissioni di punta, ma riguarda la trasformazione della comunicazione politica, del rapporto con gli elettori, il ruolo della televisione generalista e quello dei giornalisti dei “vecchi media”. Si chiede ora di rivedere la legge sulla Par Condicio, modellata su un sistema infromativo ormai superato e su un modello politico che non esiste più.
    Per ora Vespa e Mentana temono una delle campagne più noiose e rigide degli ultimi anni: anche loro cercano la rissa, come tutti in questa tv, e tra confronti negati e fair play dilagante (ed era ora) non sanno come vivacizzare le trasmissioni politiche e nel contempo svolgere appieno il proprio ruolo di garante nei confronti del pubblico/elettore.

    La nostalgia per la tribuna elettorale anni ’60 sta dilagando. Chiudiamo con un estratto della seconda puntata di Tribuna Politica, anno 1960, con Aldo Moro in difficoltà per una secca domanda sulla candidatura di un sospetto affiliato di Mafia nelle liste politiche siciliani: altri tempi, apparentemente più “puntuti”. Altro giornalismo?

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