Napoli Milionaria!, Ranieri magistrale nel nome di Eduardo

Napoli Milionaria!, Ranieri magistrale nel nome di Eduardo

    Davvero straordinaria la trasposizione tv di Napoli Milionaria! trasmessa ieri, mercoledì 4 maggio, da RaiUno: un vero capolavoro di teatro televisivo che rende onore all’opera di Eduardo De Filippo, che alla sua prima rappresentazione -in una Napoli ancora segnata dalla guerra nel 1945 – provocò un’onda di commozione nel pubblico che sostituì agli applausi le lacrime per aver ritrovato sul palco il dolore, la sconfitta, la sofferenza che stava ancora vivendo. Massimo Ranieri ridà corpo e vigore a Don Gennarino Iovine, Barbara De Rossi restuisce un’Amalia incredibilmente convincente, mentre il Centro di produzione Rai di Napoli regala una scenografia strabiliante, una fotografia impeccabile, una ricostruzione perfetta delle atmosfere eduardiane: un vero capolavoro.

    Emozionante e perfetta (ci sia concessa) la versione tv targata Rai di Napoli Milionaria! in onda ieri su RaiUno. Un lavoro ancor più convincente della prima trasposizione, Filumena Marturano, forse un po’ fuori fuoco nell’interpretazione ‘eccessiva’ dei protagonisti, con un Massimo Ranieri non perfettamente bilanciato nel ruolo di Domenico Soriano (di per sè sopra le righe) e una Mariangela Melato sì eccezionale, ma che ha restituito al pubblico la ‘sua’ Filumena.

    In Napoli Milionaria!, invece, tutto sembra straordinariamente al posto ‘giusto’: misurata e intensa la regia teatrale di Massimo Ranieri, emozionante nella sua asciuttezza – nei suoi primi piani introspettivi – la regia televisiva di Franza Di Rosa, aiutata da un cast davvero eccezionale nel restituire il dramma di Eduardo.

    Massimo Ranieri è perfettamente a suo agio nei panni dell’anima buona di Napoli, Gennaro Iovine; Barbara De Rossi riscatta anni di modeste fiction Mediaset liberando con veemenza tutta la sua bravura e riempiendo Amalia di una ‘avidità’, di una cattiveria mai di maniera, mai affettata, ma rabbiosa e traboccante, in ogni gesto; Enzo Decaro sembra nato per fare Settebellizze. Straordinario poi il cast dei personaggi ‘secondari’, che dà spazio in tv alla scuola del teatro napoletano: che dire del brigadiere Ciappa, interpretato da Piero Pepe o del ragionier Spasiano, che ha il volto noto per la fiction Rai di Luigi Petrucci.

    E’ davvero il teatro di Eduardo che torna in tv, per la prima volta senza il suo vate.

    Ma un ruolo da protagonista ce l’hanno anche, e soprattutto, i reparti artistici della produzione: la scenografia è ammaliante per la cura, la perfezione del dettaglio, la ricerca di materiali nella ricostruzione del ‘basso’ di don Gennarino e del vicolo; la fotografia restituisce appieno il ‘prima’ e il ‘dopo’ della ‘guerra’ del protagonista e della sua famiglia; i costumi sono poi la ciliegina sulla torta.

    Una lettura filologica – con qualche inserto innovativo – che premia: facile farsi prendere la mano in questi casi dalla voglia di ‘riscrivere i classici’, di segnare la distanza con l”irraggiungibile’ modello, e invece la forza di Ranieri è quella di essersi ‘messo a servizio’ in toto (come sceneggiatore, regista e protogonista) dell’opera di Eduardo, senza strafare, anzi ‘sottraendo’, mimetizzandosi con un testo che ha già tutto in sé nelle pause, nelle battute, nei cambi di scena, nella divisione degli atti.
    La guerra non è finita” ripete come un mantra Gennaro Iovine: ma vista questa trasposizione si può dire che Ranieri la guerra l’ha vinta, e con onore.

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