Mondiali, sexy tifose olandesi espulse: giravano uno spot

Trentasei bellissime tifose olandesi sono state espulse dallo stadio Soccer City di Johannesburg con l'accusa di violare le rigide leggi del marketing del Mondiale sudafricano

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    Trentasei sexy tifose olandesi sono state espulse dallo stadio dagli ufficiali della Fifa. L’accusa? Indossavano vestiti striminziti (i DutchDress che vedete nello spot sopra) per pubblicizzare una birra concorrente. Il giornale sudafricano The Star ha detto che le donne sono state accusate di aver infranto le regole del marketing di questa Coppa del Mondo, nello specifico si tratta del reato di ambush marketing: pubblicizzare un brand che non è uno degli sponsor ufficiali dell’evento. La Fifa permette, infatti, attività di marketing solo agli sponsor ufficiali.

    Nella fattispecie le ragazze pubblicizzavano una birra della Bavaria, mentre la bevanda alcolica ufficiale dei mondiali è la Budweiser. Anche se un portavoce della casa produttrice di birre olandese ha negato che le 36 donne avessero qualche connessione con la loro campagna, ma ha aggiunto che le belle tifose sono state trattenute per qualche ora negli uffici della Fifa. “E’ un vestito molto carino, alla moda“, ha detto a The Star Peer Swinkels erede del birrificio olandese parlando del vestito al centro dello scandalo, infatti secondo i dirigenti le ragazze indossavano un vestito che poteva rimandare alla birra concorrente. “Secondo me, le persone dovrebbero indossare quello che vogliono. Abbiamo lanciato i Dutch Dress il 30 aprile in occasione del compleanno della Regina. Gli olandesi amano alla follia l’arancione e lo indossano durante le feste nazionali e anche durante il Mondiale. Non c’era nessun marchio sui vestiti e la Fifa non ha nessun monopolio sull’arancione“, ha proseguito Swinkels anche se la FIFA non ha bloccato le 36 bellissime supporter per via dei loro sgargianti vestitini anche perché da tempo va in onda in Olanda uno spot in cui si vedono alcune avvenenti fan indossare i Dutch Dress. Una delle bellissime, Barbara Kastein, ha raccontato: “Eravamo sedute e facevamo un gran rumore e le videocamere ci inquadravano. Cantavamo canzoni e ci stavamo divertendo. Ma durante il secondo tempo, una quarantina di steward ci hanno circondanto e ci hanno costretto a lasciare lo stadio. Ci hanno spinto per le scale e una delle ragazze è caduta“. La Kastein ha raccontato che sono state interrogate prima dalla Fifa e poi dalla polizia: “La polizia è arrivata e ha continuato a chiederci sempre le stesse domande, se lavoravamo per la Bavaria. Ci hanno detto che avevamo infranto le leggi del marketing, il nostro era ambush marketing e che questo viola le leggi del Sudafrica. Hanno detto che ci potevano arrestare e metterci in galera per sei mesi. Non è stato bello. Un camion della polizia ci ha portato all’hotel e mi hanno chiesto il passaporto. Ne hanno fatto una copia e se lo sono tenuti per investigare. Mi hanno detto che mi avrebbero fatto una causa, solo perché indossavo un vestito arancione“, ha raccontato la ragazza. La Fifa ha detto al quotidiano sudafricano che non c’è stato nessun arresto e che “numerose giovani sudafricane sono state usate da un grande birrificio olandese come strumento di ambush marketing“. Non è la prima volta che la birra olandese è al centro di un caso di ambush marketing, già durante i Mondiali del 2006 distribuirono numerosi Leeuwenhosen, leoncini con la maglia arancione e il logo del birrificio, facendo pubblicità occulta. Il vestitino al centro dello scandalo indossato dalla wag Sylvie van der Vaart: