Mondiali Calcio 2010, il filtro anti-vuvuzelas giace in Rai da otto mesi

Mondiali Calcio 2010, il filtro anti-vuvuzelas giace in Rai da otto mesi

La Rai era stata avvertita del rischio vuvuzelas per le telecronache dei mondiali di calcio 2010 già mesi fa, ma ha ignorato i suggerimenti di un ingegnere italiano

    Mentre Canal +, BBC, ZDF e ARD hanno già applicato un filtro digitale anti-vuvuzelas, che rende più ‘potabili’ le telecronache delle partite dei Mondiali di Calcio 2010 ai loro telespettatori, il resto del mondo fa ancora i conti con quell’allucinante sottofondo di trombette (che alcuni sostengono preregistrate) che accompagnano costantemente le gesta dei calciatori in campo e le telecronache degli ormai esauriti giornalisti. Intanto La Stampa ‘scopre’ che già otto mesi fa la Rai avrebbe avuto modo di sperimentare il filtro digitale anti-vuvuzelas, ma poi non se n’è fatto più nulla, causa presunti ‘problemi tecnici’ che il filtro avrebbe causato. Ora però il caso è approdato anche in Commissione di Vigilanza, ma a Italia-Nuova Zelanda mancano solo poche ore.

    Non bastavano i casi Santoro, Ruffini, Caprarica o le polemiche per i palinsesti autunnali Rai: il ‘povero’ dg della Rai Mauro Masi, ascoltato in Commissione Vigilanza Rai qualche giorno fa, ha dovuto rispondere anche delle vuvuzelas che continuano imperterrite a infastidire i telespettatori delle partite dei Mondiali di Calcio 2010. “Faccia qualcosa” ha supplicato il presidente della Commissione, Sergio Zavoli, in qualità però di tifoso; “Vedremo che si può fare” ha risposto allargando le braccia il dg Masi che è poi corso dalla Fifa per chiedere che venisse abbassato l’audio dei microfoni collocati ai bordi dei campi di gioco.

    In attesa che la Fifa abbia pietà di noi (visto che le trattative con i ‘locali’ non sono andate a buon fine), La Stampa è andata a indagare nei corridoi di Viale Mazzini e ha scoperto che l’affaire vuvuzelas era già stato preso in considerazione da mesi, ma che la possibile soluzione è rimasta prigioniera delle lentezze burocratiche e della testardaggine di qualche dirigente.
    A fare da ‘gola profonda’ un regista Rai ora impegnato nella trincea Sudafricana, Giancarlo Tommasetti: “Di un filtro anti-vuvuzelas mi parlò tempo fa un ingenere italiano dopo l’esperienza della Confederation Cup – racconta Tommasetti a La Stampa – e lo sottoposi all’Azienda.

    Sembra però che ci fossero delle controindicazioni tecniche di cui non sono competente“. E così nisba, mentre il regista confessa di essere subissato dagli sms di lamentela della moglie, portavoce del popolo dei tifosi Rai, nonostante i suoi sforzi di pulire il segnale.

    A scendere nei dettagli interviene proprio l’ingegnere che aveva cercato di porre rimedio all’infernale ronzio, Lindoro Del Duca, docente di Elaborazione Numerica del Segnale alla Sapienza di Roma: “Proposi alla Fifa l’applicazione di un piccolo filtro digitale, della grandezza di un decoder, al segnale internazionale e se ne parlò a lungo. Poi contattai la Rai, ma in otto mesi non è successo nulla“.
    Come ha dimostrato l’applicazione dell’ingegnoso tifoso tedesco e le contromisure adottate da BBC e Canal +, la soluzione è davvero a portata di mano: “Come tutti gli strumenti, la vuvuzela emette un suono periodico, facilmente isolabile – spiega Del Duca – che lascia intatti i rumori di fondo dello stadio, come i cori, gli applausi, insomma il contorno del pubblico“. Ma la Rai lo ha ignorato e ora cerca soluzioni di rimessa, lasciandoci in balia dell’esaurimento nervoso.

    Intanto le vuvuzelas sono diventate un vero oggetto del desiderio, una moda che sta imperversando in tutto il mondo: a Milano sono andate a ruba quelle regalate dall’Ufficio del Turismo Sudafricano, negli Usa un 27enne l’ha suonata durante una partita di basket. Lì però è stato subito fermato dalla sicurezza, che gli ha sequestrato l’infernale oggetto (immaginate che rumore al chiuso di un palazzetto!). E noi aspettiamo la Fifa, mentre il Tg1 ha il coraggio di mostrarci come ridurre il fastidio se mai dovessimo seguire una partita online… eh già, perché abitualmente il tifoso, invece di spaparanzarsi sul divano davanti al suo tv lcd (o led) a 40/50 pollici, preferisce mettersi alla scrivania a seguire lo streaming intermittente di Rai.tv. Suvvia!

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