Mogol: i talent show scelgono i belli e non i più bravi

Mogol: i talent show scelgono i belli e non i più bravi

Il grande paroliere Mogol si scaglia contro i talent show: segliendo i belli e non i più bravi producono artisti meteore

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    Mogol, talent show

    Stasera va in scena la semifinale della quarta edizione di X Factor e tra i quattro concorrenti rimasti in gara possiamo dire che almeno due hanno qualche chance in più di sfondare nel mondo della musica “vera”. Secondo un grande come Mogol però il rischio che corrono gli artisti provenienti dai talent show (sempre criticatissimi dai big della canzone) è quello di diventare delle meteore perché vengono scelti “in base ai valori dell’apparire” e non della bravura. Nella maggior parte dei casi effettivamente è così, ma fortunatamente ci sono anche delle eccezioni come Alessandra Amoroso, Giusy Ferreri, Marco Carta, Marco Mengoni, Valerio Scanu, Noemi che confermano la regola! Mogol comunque è pronto a collaborare con i talent per cercare di frenare il fenomeno delle meteore…

    Raggiungere rapidamente l’apice del successo e poi cadere improvvisamente e inesorabilmente nel dimenticatoio: è questo l’infelice percorso che compiono le cosiddette meteore. E i tanti artisti usciti dai talent show che impazzano in tv rischiano di far crescere questo fenomeno. Questa almeno è l’opinione di Mogol che all’Adnkronos ha spiegato come i talent (sbagliando) scelgano i concorrenti in base all’apparire, al contrario di scuole di qualità come quella fondata e diretta da lui, il Centro Europeo Tuscolano (Cet), che sceglie invece tra i migliori.

    La cultura dell’apparire è diversa da quella dell’essere artisti. Apparire ha come scopo quello di essere negli occhi di tutti, l’artista ha come mira quella di creare una cosa di grandissima qualità. La qualità poi si risente e si riapprezza mentre l’apparire si esaurisce con l’apparizione” filosofeggia Mogol.

    I talent show “dovrebbero accedere a scuole come la nostra, di altissima qualità e scegliere tra i migliori, non tra quelli che hanno il visino bello” ha continuato il paroliere di Battisti e Celentano portando l’esempio di una sua allieva famosa. “Quando Arisa è andata a Sanremo con ‘Sincerità’ la differenza si è vista subito. Noi siamo pronti a collaborare con i talent show nell’interesse della qualità e affinché vengano premiati solo gli artisti più bravi”.

    Mogol tende dunque la mano ai talent per evitare di far nascere altre meteore nel nostro panorama musicale sottolineando comunque anche in conclusione che sono scuole come il Cet a creare gli artisti: le scuole “televisive hanno invece la funzione di trovare gente che abbia successo sul piccolo schermo”. E questa è la critica più ricorrente che da più parti si fa ai talent show. Siete d’accordo con Mogol o pensate che anche scuole tv come Amici e X Factor possano far maturare un cantante?

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