Mission, la Rai conferma: in onda a dicembre tra polemiche e cachet vip

Mission, la Rai conferma: in onda a dicembre tra polemiche e cachet vip

Mission, il reality umanitario di Rai 1, andrà in onda a dicembre

    Mission a dicembre su Rai1

    Mission, il tanto chiacchierato programma Rai, si farà. E’ stato Giancarlo Leone, direttore della prima tv di Stato, a confermarlo. Il reality umanitario, che porterà molto personaggi noti nei campi profughi del mondo, andrà in onda su Rai 1 il 4 e l’11 dicembre. Insieme all’ormai confermato Albano, ci saranno anche due delle sue figlie Cristel e Romina Jr. Poi ancora Paola Barale, Emanuele Filiberto, Candida Morvillo e Francesco Pannofino.

    I personaggi che abbiamo portato e che porteremo nei campi profughi vogliono rappresentare l’occhio dello spettatore. Per quindici giorni queste persone faranno la vita dei volontari in quattro differenti campi profughi aiutandoci a capire cosa sia questa realtà nobile e dimenticata. Ai cosiddetti vip non è richiesta alcuna esibizione, nè incoraggiato alcuno sfoggio di vanità“, ha spiegato Leone.

    I personaggi famosi che parteciperanno al format riceveranno un compenso pari a 700 euro al giorno. A questo si aggiungerà la presenza in studio, chiaramente contrattualizzata. Da qui i dubbi e le perplessità sugli obiettivi del programma, espressi, più volte, anche da Roberto Fico, presidente della Commissione Vigilanza Rai.

    Accostare un personaggio del mondo dello spettacolo ad essere umano che soffre, in una situazione di evidente disperazione, produce sempre una tv del dolore, che non credo corrispondere all’idea di qualità del servizio pubblico“, ha detto Fico.

    Come dargli torto!

    Aggiornamento del 26 settembre 2013 a cura di Antonella Santomauro

    Polemiche su Mission da parte dei politici

    La Rai e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) hanno deciso di fare quadrato intorno a Mission e, insieme all’ong Intersos, hanno rilasciato un comunicato congiunto in difesa del programma: non si tratta di reality show, affermano, bensì di un esperimento di “social TV”, e i volti noti coinvolti percepiranno solo un rimborso spese.

    La Rai, l’UNHCR e Intersos intervengono con una voce sola in difesa del programma Mission, il docu-reality umanitario che racconterà i campi profughi dell’Africa attraverso gli occhi e il lavoro di personaggi famosi. Mission, già oggetto di polemiche e di attacchi sia del mondo del volontariato che da quello politico, dovrebbe andare in onda a dicembre: nel frattempo, i tre promotori del programma ci hanno tenuto a fare delle precisazioni, contenute in un comunicato stampa apparso sul sito di UNHCR Italia.

    Per prima cosa, viene messo nero su bianco, probabilmente per la prima volta in maniera pubblica, che i “vip” che parteciperanno alla trasmissione non percepiranno cachet, ma solo un rimborso spese: probabilmente Al Bano, che aveva parlato di un compenso di 500.000 euro, aveva capito male.

    Il comunicato passa poi a parlare del contenuto della trasmissione: “Non si tratta in alcun modo di un ‘reality’ ma di un progetto di social TV nel quale alcuni volti noti… affiancheranno gli operatori umanitari di UNHCR e INTERSOS nel loro lavoro quotidano… Il grande pubblico avrà la possibilità di vedere come realmente si svolge la giornata tipo in un campo rifugiati e di conoscere da vicino i problemi di chi vive e lavora nel campo, ovvero i rifugiati e gli operatori umanitari… L’obiettivo di Mission è di provare a raccontare tutto questo con un linguaggio non tecnico, semplice e accessibile a tutti attraverso la partecipazione di personaggi popolari familiari al pubblico di RAI 1“.

    E a chi è preoccupato, come il Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, che il programma finisca per spettacolarizzare la sofferenza dei profughi ed essere lesivo della loro dignità, il comunicato risponde: “La collaborazione al programma dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e di INTERSOS, coerentemente con il mandato e l’esperienza delle due organizzazioni, rappresenta una garanzia per la tutela della dignità dei rifugiati ed il rispetto dei loro diritti”. Speriamo che sia così e che la Rai sfrutti a pieno le potenzialità informative e narrative di questo programma e non utilizzi la presenza di queste importanti organizzazioni umanitarie come foglia di fico per presentare la solita passerella di vip che si fanno belli con le sofferenze altrui (e con i soldi di mamma Rai).

    Aggiornamento del 6 settembre 2013 a cura di Armando D’Avico

    Polemiche intorno a Mission, anche la politica vuole fermare il programma

    Non si placano le polemiche intorno a Mission, il docu-reality di Rai Uno che porterà alcuni volti noti in Africa a lavorare al fianco dell’Alto Commissariato per le Nazioni Unite (UNHCR) per raccontare il dramma dei profughi. Dopo gli attacchi da parte del mondo delle organizzazioni non governative, è la politica, che quando si tratta di Rai non riesce proprio a fare un passo indetro, a schierarsi contro il programma. In ogni caso la Rai, con un secco comunicato stampa, ha fatto capire chiaramente che continuerà a lavorare sul progetto Mission.

    Era da tempo che un programma non faceva parlare così tanto di sé, a mesi dalla messa in onda. Eppure non si tratta di un talk-show politico controverso o un programma dalle tinte osé: parliamo di Mission, il docu-reality di Rai Uno che porterà alcuni membri dello showbiz italiano, tra cui Barbara De Rossi, Michele Cucuzza e Al Bano, nei campi profughi del Sud Sudan, per raccontare la tragica pagina di storia contemporanea dei rifugiati. Il programma andrà in onda tra novembre e dicembre ed è prodotto in collaborazione con l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati e con l’ong Intersos; tuttavia il progetto presta il fianco alle critiche di chi teme che possano venire strumentalizzate le storie tragiche dei migranti, e già non è ben visto né dalle organizzazioni umanitarie, né dal mondo della politica.

    È partito all’attacco Roberto Fico, il presidente della Commissione di Vigilanza Rai, il quale, dopo aver fatto infuriare il direttore di Rai Uno, Giancarlo Leone, con la richiesta di visionare la puntata prima della messa in onda, oggi ha dichiarato: “Il linguaggio del reality non mi pare certo adeguato a rappresentare una realtà come quella dei campi profughi. Inserire come protagonisti degli pseudo vip mi sembra poi rispondere ad una logica da tv commerciale, non certo da servizio pubblico. Peccato perché è una realtà che certo merita di essere trattata dalla Rai“. Gli autori del programma hanno ribattuto a queste accuse (“Ci accusano di voler spettacolarizzare la situazione dei rifugiati, ma noi speriamo che ci sia questa spettacolarizzazione, perché così finalmente questo tema riuscirà a colpire l’opinione pubblica. E’ la prima volta che si racconta questo universo al grande pubblico.”) e hanno addirittura chiamato in causa il Presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini, indicandola, quasi come a giustificarsi, come sponsor iniziale del progetto, in quanto fino all’anno scorso portavoce italiana proprio dell’UNHCR.

    In una lettera al quotidiano La Repubblica, la Presidente chiarisce il suo coinvolgimento: “Venne da me suggerito un format australiano, molto apprezzato, in cui ad essere coinvolte erano persone comuni, con idee molto diverse tra loro in tema di asilo, e comunque non certo vip. Si pensava dunque ad un’operazione di sensibilizzazione, non ad un reality o qualcosa di analogo, come invece indicherebbero le anticipazioni uscite nell’ultima settimana“. La Boldrini non vuole, però, ingerire nelle faccende produttive della Rai: “Non spetta certo a me esprimere un eventuale ‘altolà’… che avrebbe l’aspetto di un’interferenza nell’autonomia editoriale della Rai o – peggio ancora – di una censura preventiva“.

    Chi si aspetta, o si augura, che la Rai rinunci al progetto rimarrà deluso. Così recita un secco comunicato dell’ufficio stampa di Viale Mazzini diramato oggi: “Apprezziamo il rispetto che la Presidente Boldrini mostra per l’autonomia editoriale della Rai. Il servizio pubblico saprà muoversi nel rispetto della dignità delle persone, dei rifugiati e della sensibilità dell’opinione pubblica“. Traduzione: grazie per i commenti (e per la pubblicità gratuita), la Rai continuerà a lavorare al programma.

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