Minoli soccorre Saccà e Follini definisce “brezneviana” la Commissione Vigilanza Rai

Minoli soccorre Saccà e Follini definisce “brezneviana” la Commissione Vigilanza Rai

Giovanni Minoli chiede la riabilitazione di Agostino saccà, ex direttore RaiFiction indagato per tangenti e abuso d'ufficio

    Agostino Saccà e Giovanni Minoli

    Rai e politica vanno a braccetto, si sa. Non stupisce quindi che Giovanni Minoli abbia scelto le colonne de Il Riformista, quotidiano in area democratica, per spezzare una lancia a favore di Agostino Saccà e caldeggiare il suo rientro in Rai e che Marco Follini sia intervenuto sulla Commissione di Vigilanza Rai definendola “brezneviana” e auspicandone la cancellazione.

    Partiamo dall’appello rivolto alla Rai da Giovanni Minoli, che due giorni fa in un articolo pubblicato da Il Riformista ha chiesto a gran voce il reintegro dell’ex direttore di RaiFiction, Agostino Saccà. Su di lui pesa un’indagine interna della Rai, oltre a quella condotta dalla procura di Napoli, per presunte raccomandazioni (raccolte dalle intercettazioni telefoniche che hanno coinvolto anche Silvio Berlusconi), ma soprattutto per ‘abuso’ d’ufficio in merito al progetto della Cittadella della Fiction da realizzare a Lamezia Terme (per dettagli vi rimandiamo ad un nostro precedente articolo).

    Minoli ha sostanzialmente ricordato al CdA della Rai uno dei principi cardine del cattolicesimo, ovvero ‘chi è senza peccato scagli la prima pietra’ chiedendo la “riabilitazione di un dirigente storico, discusso e discutibile che però ha fatto della fiction il comparto industriale più significativo ed efficiente dell’azienda”. E aggiunge: “Se nel caso Saccà c’è solo quella telefonata [con Berlusconi sulle raccomandazioni per tre attrici, n.d.r.] e niente altro, cinque mesi di sospensione dal ruolo, la gogna mediatica, la lentezza dell’azienda nel decidere sono già una punizione tremenda (…) Risolvere questo caso subito darebbe certezze all’azienda e sarebbe un segno di chiarezza nella direzione auspicata da Petruccioli”.

    A sostegno della sua arringa, Minoli recupera anche un episodio che risale al 2000 e che vide coinvolto Gad Lerner allora direttore del Tg1. Lerner fu costretto alle dimissioni per aver mandato in onda un crudo servizio sulla pedofilia, ma comunicando la decisione al pubblico non mancò di accusare l’allora presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Mario Landolfi, che caldeggiò le sue immediate dimissioni, di avergli fatto pressioni per l’assunzione di una precaria. Rivediamo quel momento nel video in basso.

    Minoli recupera questo episodio per difendere Saccà: “Cosa è peggio, la telefonata tra Berlusconi e Saccà, che tale doveva restare, o il bigliettino di Gad Lerner esibito con moralismo e rabbia dopo molti mesi nel giorno dell’addio?”.

    Ovviamente l’uscita di Minoli ha raccolto la gratitudine di Agostino Saccà, che pur non volendosi esporre troppo in vista della decisiva riunione di mercoledì 30 dei vertici Rai, ha colto l’occasione per ringraziare nuovamente “l’altissimo dirigente che all’interno del comitato etico ha parlato di ‘odore di persecuzione’ nei miei confronti e ancora i tantissimi dirigenti dell’azienda che in queste settimane hanno mi espresso vicinanza e solidarietà”.

    Ma l’articolo di Giovanni Minoli ha anche scatenato reazioni immediate e contrastanti a Viale Mazzini: se il consigliere Carlo Rognoni, in quota ex Ds, bacchetta Minoli (“È proprio sicuro di conoscere tutti i fatti che riguardano il caso Saccà?”), Giuliana Del Bufalo direttrice di Rai Parlamento plaude all’iniziativa vedendola nel congelamento di Saccà una grave mancanza di rispetto per un dirigente che “ha profuso molto merito e ha a cuore la Rai”.
    Ma sull’argomento sono intervenuti in tanti, da Marco Travaglio (“Minoli è un vero camaleonte: craxiano, sinistra, destra, prodiano, veltroniano…”) a Paolo Guzzanti (Gesto cavalleresco!), da Massimo Giletti, ex giornalista di Mixer (“In Rai c’è bisogno di dirigenti interni forti e Saccà è uno di questi”) a Sabina Guzzanti (“Minoli riabilita se stesso nei confronti della destra. Lui, che la tv la sa fare e non è mai stato coinvolto in scandali vergognosi, perché aiuta Saccà, che con Berlusconi al telefono faceva mercimonio di carne umana?”). Una rassegna delle varie dichiarazioni la potete trovare in questo articolo di ClandestinoWeb.

    Peccato però che tutti dimentichino il ‘capo d’accusa’ più grave, ovvero aver contattato partner storici di RaiFiction in veste di direttore del comparto fictional per portaver avanti progetti imprenditoriali personali.
    E l’intervento a spada tratta di Giovanni Minoli assume un sapore diverso se letto nella prospettiva illustrata da Il Giornale, che delinea uno scenario ben diverso dalla solidarietà aziendale. “E’ innegabile il ruolo di Saccà – scrive Il Giornale – se si pensa che il comparto fiction ha permesso all’azienda grossi balzi di fatturato e qualche miracolo, come la fortunata serie Un posto al sole (nata nel 1996 per iniziativa di Minoli, allora direttore di RaiTre, n.d.r.) che ha evitato la chiusura del centro Rai di Napoli. E siccome i miracoli non vengono mai da soli, un riabilitato Saccà potrebbe certo dare un colpo di bacchetta magica a un altro progetto in fieri nel profondo Sud, a Termini Imerese, che sta per partorire Agrodolce, nuovo serial che sarà finanziato per metà da RaiFiction e per metà dalla Regione Sicilia.

    E che, guarda caso, vede il coinvolgimento diretto dello stesso Minoli. Gli amici si vedono nel momento del bisogno, e del resto proprio Saccà fu lo sponsor del gran ritorno di Minoli in Rai, dopo l’uscita nel luglio del 1999 e l’esperienza poco felice alla direzione dei programmi Stream”.

    Sulla questione Saccà-Minoli è intervenuto anche Marco Follini a margine di una più ampia considerazione in merito alle dichiarazioni di Claudio Petruccioli, Presidente della Rai, in scadenza di mandato. Se su Saccà Follini ha mantenuto una posizione piuttosto neutra (“Non voglio iscrivermi nè al partito degli innocentisti, nè a quello dei colpevolisti. Non è compito della politica alzare verso l’alto il pollice o abbassarlo”) non ha mancato di sferrare qualche colpo alla gestione politica della Rai. Concorda con l’ideale futuro della Rai disegnato da Petruccioli, che si è augurato una Rai lontana dalla politica: “Sarebbe dannoso eleggere il prossimo consiglio di amministrazione della Rai con le regole di Gasparri”, ha detto Petruccioli nelle 24 pagine del suo discorso di fine mandato, aggiungendo che “ancora prima di cambiare la legge sul sistema radio-tv, si potrebbe abolire la figura del direttore generale e sostituirla con quella dell’amministratore delegato. Come in una vera azienda”. E a questo si è ricollegato Follini, che si è così espresso sul futuro della Tv di Stato: “Dobbiamo decidere se la Rai è una protesi della politica o una azienda con tutto ciò che ne consegue. E a me non verrebbe mai in mente di telefonare all’aministratore delegato dell’Enel o dell’Eni per vigilare sulle loro dinamiche interne. Che ci sia una commissione parlamentare che marca l’Azienda e addirittura vigila su di essa è un’idea di cui dovremo liberarci. Ha qualcosa di brezneviano“.

    Ma al momento un cambiamento di tale portata è difficile da realizzare: a Viale Mazzini è già cominciato il Toto-Nomine.

    1555