Michele Santoro lancia Comizi d’Amore (video) e invita Sabina Guzzanti, Adriano Celentano e Daniele Luttazzi

Michele Santoro lancia Comizi d’Amore (video) e invita Sabina Guzzanti, Adriano Celentano e Daniele Luttazzi

    Con un discorso di un’ora, Michele Santoro ha presentato il suo nuovo progetto tv: si intitola Comizi d’Amore e seguirà il format già testato di Raiperunanotte e Tutti In Piedi. L’obiettivo è quello di ridare voce alla maggioranza dell’opinione pubblica, cancellata dalle tv italiane per piaggeria verso il potere o per non calpestare gli interessi di Berlusconi (causa della sua rottura con La7, di cui parla pubblicamente per la prima volta). Rilancia quindi il progetto di un servizio pubblico davvero ‘pubblico’, lontano dalle logiche politiche della Rai, ma fatto di tv locali, web ed emittenti indipendenti e di un prodotto sovvenzionato con le donazioni del pubblico (il contributo richiesto sale a 10 euro). Ma non dimentica la sua battaglia pro-Rai: è giunto il momento di riprendersela e farà di tutto per scardinare le logiche ora dominanti a Viale Mazzini. Di seguito il live e gli estratti del suo discorso, in alto il video integrale.

    Parte dall’11 settembre 2001 Michele Santoro per illustrare al pubblico assiepatosi alla Versiliana non tanto i dettagli del suo nuovo programma (“Quel che faremo lo abbiamo già fatto vedere, con Raiperunanotte e con Tutti in Piedi. Se vi piacciono quei programmi, fatti in maniera indipendente e grazie all’aiuto del pubblico, quei programmi rifaremo” dice subito Santoro), quanto le ragioni che lo hanno spinto a lasciare la Rai, troncare con La7 e lanciare un progetto di tv indipendente.

    Prima di lasciarvi ai capitoli salienti del discorso di Santoro vale la pena sottolineare alcuni passaggi chiave: il suo programma nasce dall’esigenza di ridare dignità di rappresentazione tv a un’opinione pubblica cancellata proprio dalla tv, in virtù di un appiattimento dell’informazione che Santoro fa risalire proprio al post 11 settembre 2001, quando la necessità di una guerra – utile a nascondere le difficoltà di un’imminente crisi economica – cancellò di botto tutte le voci che intendevano dare un diverso punto di vista su quanto stava succedendo nel mondo.

    Una situazione censoria che in Italia trova radice negli interessi di Berlusconi e nel sistema di potere ‘monopolista’ ormai dominante nel Paese, con la ‘connivenza’ – figlia più dall’incapacità che dall’interesse, fa capire Santoro – dell’opposizione. E che non ha nel mercato una via di sfogo, di salvezza o una giustificazione, anzi: il mercato in Italia non esiste, fa capire Santoro, domandandosi come sia possibile che il capo di Telecom, dopo che il proprio titolo ha conquistato in un solo giorno 20 punti, tronchi la trattativa per l’ingaggio a La7.

    La tv e la società italiana, ormai, sono chiusi in recinti: ammesso e visibile solo quel che c’è al suo interno, un pensiero diverso non è ammesso. E a questo si vuole ribellare Santoro, presentando i suoi Comizi D’Amore come una manifestazione di protesta e di proposta per un’Italia e una tv diversa.
    Vi lasciamo con la blogcronaca dell’intervento di Santoro.

    Santoro versiliana 11 9 11

    Sono ormai le 17.00, ora indicata da Michele Santoro per il suo discorso di presentazione del suo nuovo progetto tv nell’ambito della festa de Il Fatto Quotidiano, che dal canto suo ‘carica l’evento’ di attese con tanto di clip dal backstage. In realtà l’Italia è televisivamente distratta dal calcio e dall’anniversario dell’11 settembre: siamo comunque curiosi di sapere cosa ha in serbo Santoro, live dalla Versiliana.

    17.04
    Sul palco si è già scorto Vauro, che con Marco Travaglio parteciperà anche a questa nuova avventura tv del ‘teletribuno’ Santoro. Ma il gran capo si fa attendere… beh, non si può certo dire che non sappia come far crescere la suspense. Intanto il Parco della Versiliana è pieno zeppo di persone che aspettano Santoro: non si è fatto già pregare abbastanza?

    17.17
    In abito scuro e mano sul cuore in segno di ringraziamento, sale sul palco Michele Santoro, osannato dal suo pubblico. Invita sul palco anche Vauro e Marco Travaglio, giusto per ribadire che “siamo tutti insieme”. A fare gli onori di casa il direttore de Il Fatto Antonio Padellaro, che ribadisce la sfida quotidiana del suo giornale e la sfida importante cui si accinge Santoro: “Come noi abbiamo cercato di cambiare qualcosa nella carta stampata tu lo farai in tv, con una tv libera, indipendente senza padroni, fatta di veri giornalisti… e questa è la nostra speranza“.

    SANTORO: IN TV CONTRO IL PENSIERO UNICO E L’APPIATTIMENTO DELL’INFORMAZIONE
    La parola passa subito a Santoro: “Quel che faremo lo abbiamo già fatto vedere, con Raiperunanotte e con Tutti in Piedi. Se vi piacciono quei programmi, fatti in maniera indipendente e grazie all’aiuto del pubblico, quei programmi rifaremo. Posso piuttosto dirvi perché abbiamo fatto questa scelta…“. E Santoro riparte dall’11 settembre di dieci anni fa, di cui – dice – si è persa la memoria di quanto succedeva in quei giorni, l’appiattimento dell’informazione.
    Abbiamo avuto un’ondata di emozione che ci ha fatto dimenticare che le cose possono essere viste da tanti punti differenti. Certo, da punto di vista della solidarietà non potevamo essere che tutti americani, ma per capire le ragioni si poteva guardare da più prospettive. E invece si è scelto solo un punto di vista“.
    Michele Santoro, quindi, riparte dall’11 settembre 2001 per fare innanzitutto una ‘lezioncina’ sulla relatività della realtà e per ribadire la necessità che l’informazione sia ‘pluralista’. “Da quell’11 settembre la realtà si è compattata, come se ci fosse un unico modo di rappresentare ciò che era accaduto. E noi in Italia ci siamo dimenticati di essere uno dei paesi più pacifisti e la voce di chi non voleva la guerra è scomparsa dai mezzi di comunicazione. Anche negli Usa i media, contrapposti anche durante il Vietnam, si sono assiepati su quell’unica verità… improvvisamente gli orizzonti si sono rimpiccioliti“.

    TV E POLITICA A FAVORE DELLA GUERRA PER CANCELLARE LA CRISI
    Con le nostre trasmissioni dell’epoca, come Sciuscià – Edizione Speciale, cercavamo di spiegare che la guerra non era la soluzione” ricorda Santoro che sostiene che l’attentato dell’11 settembre si trattava di un atto terroristico già ‘annunciato’ da rapporti dell’intelligence, ignorati – secondo lui – perché si voleva fare la guerra. “Non trovo che sia casuale che l’editto bulgaro sia venuto per far fuori il programma alla vigilia dell’entrata dell’Italia nella guerra con l’Iraq. Io credo, come Obama, che quella guerra sia stata una scorciatoia, una scorciatoia, secondo me, per celare una crisi economica stava avanzando“. Insomma, la tv ha cancellato l’opposizione alla guerra, ha fatto scomparire “la grande maggioranza degli italiani che non erano d’accordo con la guerra”, mostrando invece la paura e la rabbia, fautrici di una vendetta inesorabile.

    “IL MIO PUBBLICO HA DIRITTO DI RAPPRESENTAZIONE TV: IN ITALIA NON C’E’ UNA DEMOCRAZIA COMPLETA”
    Abbiamo seguito i morti dell’11 settembre con le telecamere…Ma poi quando a morire erano gli altri? – dice Santoro che si riferisce alle vittime delle guerre in medio oriente – Non c’era nessuno a seguirne il dolore, l’innocenza…“. “E voglio chiedere ai colleghi di Libero, de il Giornale, ma anche quelli ‘neutri’ che stranamente mi etichettano come il ‘giornalista di Salerno’, una cosa molto semplice: questa gente seduta qui ad ascoltarmi, che affollano gli spettacoli di Travaglio, che hanno seguito Raiperunanotte hanno diritto o no di costituirsi in opinione, a essere rappresentati come opinione pubblica? Perché se questa opinione pubblica in Rai, a La7 o Mediaset non ha diritto di esistere allora non siamo una democrazia completa. Quando avremo il coraggio di dire davanti alla telecamera, anche davanti alla più piccola tv, a chi ha detto che questo è un Paese di merda, che telefona con una sim colombiana, che si inventa appuntamenti inesistenti per non recarsi dal magistrato, che ci ha scocciato, che deve andare fuori dalle scatole!! Fin quando nessun giornalista avrà il coraggio di farlo non saremo una democrazia completa.

    E l’opposizione non fa nulla!!“.
    Se non reagiamo ora succederà come dopo l’11 settembre: la realtà è scomparsa dalla tv. Per vedere un giovane siamo stati costretti a vedere il Grande Fratello“. E per superare questa stortura, dice Santoro, “il mercato non basta“. Santoro, insomma, intende dar voce all’opinione pubblica, maggioritaria, che non trova rappresentazione in tv.

    “UN ANNO UMILIANTE, DOPO TRANI”
    Cosa deve fare il sistema informativo? Deve comprendere tutti o escludere? Ne ho parlato con i miei colleghi alla fine di un anno che devo dire umiliante: vedere un gruppo che ha prodotto milioni di euro di fatturato trattato come è stato trattato con l’inchiesta di Trani, costretto a impiegare l’80% del tempo tra avvocati e giudici, è umiliante. ma fedeli all’idea del ‘Resistere, Resistere, Resistere’, abbiamo fatto un altro anno. Anche se è impensabile che un presidente del Consiglio alzi un telefono per chiamare le autorità che lui stesso ha nominato: una stortura tutta italiana, che permette al premier chiama parlamentari che non si sa dove mettere a controllare l’informazione e che viene anche firmata dal presidente della Repubblica”.

    “RIPORTARE LA REALTA’ NELLA TV DEI REALITY”
    “Quando abbiamo iniziato Annozero abbiamo scelto una sigla per noi significativa: sullo sfondo del Corviale si sentivano le voci dei reality show. Allora la tv si esprimeva solo come forma di reality, fin quando le voce dei reality sono state sopraffatte dalle voci della realtà. Nonostante tv italiana si riempia di spazzatura per sopravvivere, gli italiani hanno guardato altrove, fin quasi a far passare di moda i reality, sostituiti dai ‘reality’ da Avetrana. La gente, comunque, ha iniziato a non poterne più e i programmi come Annozero, Ballarò, Report hanno iniziato ad avere un peso importante, che ha messo in crisi il vecchio equilibrio che permetteva a Berlusconi di controllare Rai e Mediaset. Se il pubblico sceglie ogni settimana un programma come Annozero, il sistema è scosso… e così si è creato un nuovo recinto, che ha estromesso programmi come Annozero con una rete di cavilli burocratici che non gli permettono più di andare avanti“.

    SANTORO: LA VERITA’ SU LA7
    “Ne ho parlato con i miei collaboratori: che senso ha resistere, magari in attesa che Berlusconi resti sepolto sotto il Bunga Bunga? Che senso ha lasciare che succedano sempre le stesse cose, accadute anche quando al governo c’erano i cosiddetti nostri? E così abbiamo pensato a La7“. E racconta per la prima volta la sua verità su La7.
    Abbiamo letto un’intervista dell’AD di La7 che diceva di ‘aspettare’ che cadessero dall’albero ‘i macachi’ della Rai, anche se, e ci doveva mettere in allarme, aggiunse che non poteva scuotere l’albero. Allora ci incontriamo e dico subito ‘Tu un programma come Annozero lo faresti oppure no?’. ‘Certo, sennò non t’avrei chiamato’. La proposta economica era decisamente vantaggiosa per La7, ma eravamo pronti ad accettare, se c’è la libertà. Poi mi dà un contratto che nessun serio giornalista può accettare, che prevedeva il controllo delle scalette, dicendo che si trattava di un pro-forma fatto firmare a tutti. ‘Lo cambieremo, non ti preoccupare’, mi dice, salvo poi rilasciare un’intervista nella quale dice ‘Cosa fareste se nel vostro letto comparisse una donna nuda che vi si offrisse?’, riferendosi a me. Le borse impazziscono di fronte all’immagine di Santoro pronto a offrirsi nudo nel letto di La7 e il titolo Telecom sale a +20: sale perché evidentemente il mercato si entusiasma per l’ipotesi di una vera concorrenza. Ma dicevo ai miei collaboratori ‘Attenzione, lì è Telecom, sensibile alle politiche del Governo’. Non so se è vero quel che scrive Dagospia, che Berlusconi abbia direttamente telefonato a Bernabè per bloccare l’operazione, ma perché l’Ad di un’azienda che balza avanti di 20 punti in un colpo dice ‘No, prima della donna nuda fatemi vedere la scaletta!’. La scaletta!! Ma ridateci Masi!!“.

    LA SINISTRA INCAPACE
    E i giornalisti, di destra, sinistra, di centro, tutti a dire che quel contratto dovevo firmarlo… ma stiamo dando i numeri? Ma perché noi non reagiamo? Cosa ha detto Bersani di questa cosa qui? ‘Qualcuno che poi lo fa giocare lo trova’. Certo che lo trovo, ma nel recinto, con qualcuno che mi dice ‘questo sì, questo no’“.

    LA MISSIONE DI SANTORO
    Quello che vogliamo fare, quindi, è riprenderci il mercato e il servizio pubblico. E soprattutto riprenderci la Rai, che è nostra, siamo noi che la paghiamo, e che non deve essere al servizio del monopolio di Berlusconi. E non ci importa che il PD faccia i convegni sulle governance, fino a quando i consiglieri della Rai non saranno scelti dagli abbonati“.
    E qui Santoro chiede ancora un po’ di fiducia e di soldi ai suoi: “Abbiamo fatto i nostri primi due esperimenti in pareggio. Tutti in Piedi! costava 150.000 euro e la Fiom aveva difficoltà a darmeli. ‘Ma chi l’ha detto che me li dovete dare voi’ aggiungo… e ci avete aiutato“.

    IL PROGETTO DI COMIZI D’AMORE
    Si forma un’associazione di tv pubbliche che si impegni a non censurare nulla: andrò in ginocchio da Sabina Guzzanti, Daniele Luttazzi, Adriano Celentano e loro devono fare qualcosa per noi. Cancellare la diversità del servizio pubblico Rai è la condizione per difendere un’azienda di cui vedrete domani sul giornale l’andamento del titolo”.”E ha fatto bene Grillo a portare le cozze a Palazzo Chigi: questo Paese è come un sacchetto di cozze, in cui la tv spazzatura va a braccetto con una certa politica: tagliato un filo le due parti si separano“.
    Il nuovo programma si chiama Comizi d’Amore, omaggio a Pasolini, così come Annozero era un omaggio a Rossellini. “Finalmente ho modo di dire a tutti che in Italia c’è una crisi e che finalmente si vede ciò che la guerra aveva nascosto e che noi dobbiamo prendere un’altra direzione. Voglio dire due cose: avete trovato il modo di fare i conti, ma non si è trovato il modo di dire che si possono fare in maniera diversa. Do atto a Beppe Grillo, di cui non condivido tutto, che è l’unico a dire da 10 anni che ci sono modi di risparmiare che invece ci viene detto che il mercato non può reggere. Ma come dimostra il caso La7 il mercato da solo non ce la fa. Ma noi abbiamo due problemi con la nostra opposizione: 1) che viene da due tradizioni, quella cattolica e quella comunista, che hanno poca dimestichezza con le logiche liberistiche, che separino mercato e politica. Il caso Penati dimostra che il blocco di potere è tutto e per questo non si può consentire che in Rai, come altrove, che si formino altre opinioni. La politica crede ed è convinta che si debba controllare l’informazione per evitare che si diffondano argomentazioni populistiche, come se dire che c’era la crisi fosse populista, che sostenere che bisognava evitare la strage di bambini a Gaza fosse populista“.

    IL NUOVO SERVIZIO PUBBLICO DI SANTORO
    Servizio pubblico: se voi ci darete 10 euro, con l’aiuto di Parenzo e con l’aiuto del Fatto, faremo una stagione tv di Comizi d’Amore, una grande manifestazione di protesta della società italiana e di costruzione di una via diversa. E se riusciremo nel miracolo di far vivere questo programma sulle tv locali, sul web, sul satellite, ci avvicineremo all’obiettivo di cambiare la tv italiana“.

    “SONO ARRIVATO QUI SULLE SPALLE DI BIAGI, MONTANELLI, SAVIANO, LIBERO GRASSI….”
    C’è un’altra cosa che odio, dimenticare da dove veniamo: io sono arrivato fin qua sulle spalle di un grande pubblico, ma soprattutto sulle spalle dei padri della Costituzione Italiana, che hanno scritto che l’informazione deve essere libera, e sono arrivato fin qua perché ho camminato sulle spalle di Biagi, di Saviano, di Montanelli, di Libero Grassi, che diceva che i politici sono buoni o cattivi a seconda di come li scegliamo. E se la tv non permette opinioni diverse non avremo mai buoni politici“.

    Beh, a parte due punti in cui sembrava di sentire il Premier (“Voglio solo fare il mio lavoro e invece abbiamo passato l’80% del nostro tempo a discutere con gli avvocati“), fa impressione sentire subito dopo il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello: il ghostwriter è lo stesso?

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