Michele Santoro: I talk show non sono morti: anzi, ne nascono troppi!

Michele Santoro: I talk show non sono morti: anzi, ne nascono troppi!

Michele Santoro difende i talk show: "Il genere non è morto, ma sette reti generaliste sono troppe"

    Michele Santoro torna in onda con Servizio Pubblico su La7 il 26 settembre: per ora, quindi, è spettatore interessato ma non direttamente coinvolto del dibattito che si sta sviluppando attorno alla presunta morte dei talk show. Mentre un grande big della televisione come Giovanni Minoli ne decreta ufficialmente il decesso, vantandosi di averlo preconizzato già in tempi non sospetti, Santoro difende a spada tratta il genere (probabilmente anche per interessi di bottega) e, intervistato da Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera, precisa: “[Che i talk show siano morti] lo si sente dire spesso. È una stupidaggine assoluta. I talk show sono un genere eterno“.

    E prosegue: “Semmai sono morti i reality, che davano a chiunque l’illusione del successo, anche se l’ascensore sociale era già fermo. La crisi ci ha riportati alla realtà. E nessuna trasmissione riesce a restituire le tensioni sociali con l’immediatezza del talk. Cosa si è messo a fare nell’esilio moscovita Assange, lo svelatore dei segreti del mondo? Un talk show“.

    Il problema, allora, forse non sta tanto nella freschezza del genere, quanto nell’usura a cui esso è sottoposto: insomma, il telespettatore è bombardo di talk dalle prime luci del mattino fino a notte inoltrata. “La tv generalista ha un peso eccessivo. Sette reti sono troppe. All’inizio il mio format era teatrale, evocava l’agorà, la tragedia greca. Oggi ricorda semmai l’avanspettacolo, o i cinema di una volta, dove gli spettatori urlavano i loro commenti. I talk vengono frammentati su Youtube e discussi in Rete. Il più criticato, La gabbia di Paragone, è stato anche quello più commentato.

    Perché ha dato più spunti“.

    Santoro, dalle pagine del quotidiano di via Solferino, parla anche di Urbano Cairo, il suo editore: “Una persona dotata di grande senso pratico e grandi capacità di navigazione. Poteva restare schiacciato dalle superpotenze, invece ha navigato sui bordi, facendo denaro dove altri lo perdevano. Ora però deve prendere i suoi rischi, non solo economici. Se lo fa, La7 può diventare la terza rete italiana, dopo Rai1 e Canale5. Purtroppo la perdita di Crozza è un pessimo segnale“.

    Santoro, dunque, dà per scontato l’approdo del comico genovese in Rai. E lui tornerà mai a viale Mazzini? “Gubitosi sta lavorando sui tagli, sui conti. Ma è ancora abbarbicato ai prodotti di prima. Per fare qualità non basta programmare una serata di Benigni sulla Costituzione, devi intervenire sui prodotti seriali più forti. I tg e i varietà. Da quanto tempo non se ne fa uno davvero nuovo?“.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN La 7Michele SantoroTalk Show

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