Michele Santoro e l’addio alla Rai: “Ero accerchiato”

Michele Santoro e l’addio alla Rai: “Ero accerchiato”

Michele Santoro spiega ai suoi collaboratori i motivi che lo hanno portato alla separazione consensuale con la Rai: "Ero accerchiato, non mi avrebbero fatto lavorare"

    Sebbene Michele Santoro abbia dichiarato di voler entrare nel merito della separazione dalla Rai solo al termine della stagione di Annozero, fissato per il 10 giugno, trapelano a fonti vicine al conduttore alcune indiscrezioni sui motivi che l’hanno spinto a proporre (?) lo scioglimento del contratto da dipendente Rai che lo avrebbe legato a Viale Mazzini per almeno altri sei anni. Se ieri Santoro si diceva soddisfatto dell’accordo quadro presentato da Masi e accolto dal CdA, “convinto di aver agito nell’interesse dei telespettatori“, oggi emerge un Santoro ‘costretto’ al ferale passo perché “accerchiato come il generale Custer” in un’azienda che gli avrebbe impedito di lavorare. “Mi sono risparmiato tre anni di mobbing” sintetizza Santoro.

    La puntata di Annozero in onda questa sera non sarà certo come le altre: scatta il count-down in vista della chiusura definitiva, determinata dalla consensuale decisione di rescindere il contratto da dipendente con la Rai. In attesa di una conferenza stampa ufficiale, da fissare al termine della stagione tv, Michele Santoro ha spiegato le sue ragioni nella riunione di redazione in vista della nuova puntata del suo Annozero.

    Non potevo continuare a lavorare accerchiato come il generale Custer. Non si può vivere bene in un’azienda che ti considera un nemico interno” ha detto Santoro ai suoi fidi collaboratori, almeno stando a quel che riporta il Corriere della Sera. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, a detta del conduttore, è stata la decisione da parte della Rai di ricorrere in Cassazione contro la sentenza di reintegro nell’azienda (datata 26 gennaio 2005) con la quale la Tv di Stato veniva obbligata a garantire al conduttore uno spazio in prima serata. Una ulteriore dichiarazione di guerra nei confronti di Santoro che non ha trovato l’opposizione neanche dei consiglieri di sinistra della Rai, né del presidente Garimberti. Di certo Michele non se l’aspettava: pensava piuttosto a “un accordo per chiudere il contenzioso giudiziario, dopo un’annata di successi.

    Al contrario, dovrei aspettare altri tre anni, tre anni in cui avrebbero continuato a farmi oggetto di mobbing. Altri tre anni di immobilità professionale. Come posso lavorare così?“.

    Un segnale che di certo non si poteva ignorare, un elemento che l’ha fatto propendere per un ‘addio’, sebbene mitigato da una sorta di collaborazione a quanto pare garantita per i prossimi due anni. Intanto RaiDue perde uno dei suoi programmi di punta, con ascolti che registrano una media superiore al 20% di share, con punte del 30%, che hanno portato il programma ad raddoppiare i blocchi pubblicitari, passati nell’arco della stagione da due a quattro. Difficile fare conti sul rendimento, ma secondo alcuni centri dati ogni puntata di Annozero varrebbe intorno ai 350.000 euro, circa 400.000 euro in più al mese di una prima serata RaiDue.

    Inevitabile, quindi, guardare avanti con in tasca una buonuscita milionaria (“E pensare che io, dopo 39 anni di servizio ebbi nel 2001 dalla Rai 300 milioni di lire“, commenta Bruno Vespa) e in programma un ciclo di docu-fiction di prima serata da vendere alla Tv di Stato. Di certo il clima in Rai non è mai stato particolarmente sereno per Santoro, ma così si perde uno spazio informativo settimanale che copriva circa 10 mesi l’anno. Le docu-fiction non basteranno, sempre poi che la Rai le compri.

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