Mia Ceran a Televisionando: ‘Rai Dire Niùs, il nostro obiettivo è la risata’ – INTERVISTA –

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    Mia Ceran a Televisionando: ‘Rai Dire Niùs, il nostro obiettivo è la risata’  – INTERVISTA –

    Mia Ceran è nel cast di Rai Dire Niùs, il nuovo dissacrante programma targato Gialappa’s Band e condotto insieme al Mago Forrest. Giornalista giovane, ma con una carriera avviata, da settembre 2016 la Ceran, è anche inviata di Quelli che il calcio, spesso nei posti più disparati. A Rai Dire Niùs si presenta ai telespettatori con una nuova veste.

    A Rai Dire Niùs fate un po’ il verso ai Tg istituzionali.

    Dai Gialappi non ci si può aspettare qualcosa di diverso. Fanno un po’ il verso: quello del giornalismo è un mondo anche molto autoreferenziale. Io, invece, cerco di difendere anche un minimo di decoro del nostro lavoro.

    Incarna il prototipo della classica giornalista seria, professionale. E’ curioso il contrasto che emerge con il mago Forrest e con la Gialappa’s Band, veri disturbatori.

    Mi incuriosiva così tanto che ci son caduta dentro! Giocano molto su questo contrasto: in realtà, ciascuno di noi ha, ovviamente, più volti. Sia il Mago Forrest sia la Gialappa’s Band riescono a trovare il tuo lato debole, il tuo lato ironico. Hanno una sorta di strumento che permette loro di arrivarci. Da un lato, mi sento molto ‘abbracciata’ in questo progetto; dall’altro, penso che non ti condizioni in alcun modo perché se sei sincero lo spettatore se ne accorge.

    Il direttore di rete Ilaria Dallatana ha dichiarato a TvTalk che Rai Dire Niùs racconta tutto ciò che i telegiornali non raccontano. Cosa non dicono i TG?

    Non stiamo parlando di essere scomodi: ci riferiamo a quella parte delle nostre giornate in cui passiamo un tot di tempo su internet, sui social network. Abbiamo imparato ad acquisire le notizie da più fonti. Ovviamente in questo progetto c’è un elemento più leggero: la risata. Cerchiamo di fare una scrematura di tutto ciò che proviene da tutti questi mondi. Non solo i giornali, non solo Facebook, ma una sorta di connubio di tutte queste cose, di cui è fatta, poi, una giornata moderna. Notizie raccontate dal commento della Gialappa’s Band, presentate da un aspirante giornalista come Forrest insieme a me, che ogni tanto cerco di mettere qualche puntino per dire: ok, siamo qua, in questo posto, il precedente è questo, è successo questo, vediamo che cosa è accaduto.

    La durata è molto breve: appena 15 minuti.

    Sì, è rapidissimo. L’obiettivo è il ritmo serrato. In realtà, siamo aiutati dal fatto che la rassegna stampa riguarda le cose che ci hanno colpito durante la giornata e che colpiscono anche le persone che navigano in internet. Tutte cose che consumiamo rapidamente. La durata tiene conto del fatto che non c’è intento di approfondimento. Per quello c’è l’orario successivo al nostro. Noi, invece, cerchiamo di condensare una serie di informazioni più o meno legate tra loro; a dominare è la vena. Il nostro obiettivo è la risata. E loro ne sono maestri.

    In questi anni abbiamo assistito a una sorta di evoluzione, da giornalista istituzionale a inviata per Quelli che il calcio, intrattenimento puro. E’ cambiato qualcosa?

    Non mi sono neanche chiesta troppo a lungo che cosa avrebbe pensato la gente, mi sono chiesta: può funzionare? Dati i loro trent’anni di esperienza, la vis comica di Michele, il fatto che io comunque avessi già avuto un contatto con loro a Quelli che il calcio, che è un po’ una grande famiglia, di fatto non mi sono minimamente preoccupata che questo fosse più intrattenimento che non giornalismo. Quando ci sarà lo spazio, se ricapiterà l’occasione, tornerò a fare giornalismo nel senso più puro. Stiamo parlando di televisione e l’obiettivo vero deve essere fare buona televisione, qualcosa che regali intrattenimento.

    Conosceremo Mia Ceran anche in altre vesti?

    Se sei nella tv generalista devi fare una riflessione anche su quello che la gente ti chiede. E’ giusto che restino dei presidi come possono essere Report, Presa Diretta o altri programmi di approfondimento, prime serate importanti; è giusto che ci sia un’offerta variegata, però è anche giusto capire che se l’ambiente è sovraffollato, forse vale la pena tentare una strada diversa, e nuova. Questo programma ha secondo me, qualcosa di nuovo, fondamentalmente, cioè l’informazione che si lega alla comicità.

    Le piacerebbe condurre in solitaria, tornare magari in prima serata dopo l’esperienza di Millennium?

    Ho sempre fatto le cose una alla volta e non mi sono mai proiettata su un unico obiettivo perché, secondo me, bisogna essere flessibili e saper capire il senso del tempo che si vive. Un programma funziona se è collocato bene nel tempo: se domani avessi in mente un programma che mi piacerebbe fare da sola, e che può funzionare, e trovassi un direttore disposto a sostenerla, sì, assolutamente. Non ne sento l’urgenza adesso. Adesso sono felice di essere accanto a delle persone che sanno che cosa stanno facendo, lo fanno da tanti anni e molto bene. Prevale molto di più la gioia del fatto che da loro ho anche tanto da imparare.