Mi vendo, di Serena Basetti (saradisperata)

«Mi chiamo Sara, sono di Roma ed ho compiuto trenta anni il novembre scorso

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    mi vendo

    Il 15 settembre 2006 su un blog di Splinder creato ad hoc apparve il seguente post: «Mi chiamo Sara, sono di Roma ed ho compiuto trenta anni il novembre scorso. Considero l’apertura di questo blog l’ultima spiaggia… l’unica soluzione che riesco a trovare è vendere me stessa. Esatto, alla persona che mi offrirà un contratto reale, a tempo indeterminato con uno stipendio minimo di milleduecento euro, concederò una e soltanto una notte di sesso». 3343 commenti dopo (solo in quel post), articoli sui giornali più o meno veritieri (molti pensavano volesse ripetere le orme di quella che si spogliava a ogni tot commenti, altri – sottoscritta compresa – hanno pensato che fosse tutta una bufala) la storia di Sara diventa un libro: Mi vendo, di saradisperata edito dalla Newton Compton. Sara in realtà si chiama Serena, ed è una delle nostre collaboratrici (che ovviamente ha scritto poco perché doveva scrivere il libro oggetto del post ;-) ).

    La storia è quella di qualunque venti-trentenne dei nostri tempi, che, mollata l’università per entrare nel mondo del lavoro, scopre che non tutto è oro quello che luccica, e anzi, che le cose non luccicano per niente: dopo aver fatto la commessa/segretaria/stagista/interinale, aver ricevuto proposte di tutti i tipi, essersi sposata e divorziata, la nostra decide di aprire un blog dove offre “una e una sola notte di sesso” a chi le offrirà un contratto degno di questo nome: non ci risulta che la notte di sesso sia arrivata, in compenso Sara ha ottenuto la (co)conduzione di un programma radiofonico, e pare abbia trovato l’amore della sua vita. C’è una cosa da dire su questo libro, ed è che è terribilmente divertente: se è vero che non c’è un kaiser da ridere per quello che racconta, è anche vero che, trovato un programma radiofonico e un libro da scrivere riesce più facile ridere di dieci anni terribili passati senza la certezza di un posto fisso. La sottoscritta lo ha letto mentre aspettava il treno (in ritardo come al solito), e rideva come un’idiota attirandosi gli sguardi di metà dei presenti, nonostante questo non riusciva a smettere né di leggere né (tantomeno) di ridere. Le 235 pagine del libro scivolano via leggere, tra datori di lavoro che promettono e mai mantengono, datori di lavoro che spariscono un attimo prima che compaia la Finanza, datori di lavoro inetti e inesistenti, colleghe odiose (ma anche no) e contratti a termine: il tutto condito da un’ironia che strappa molti sorrisi e qualche sonora risata. Detto bene della parte lavorativa del libro, probabilmente un po’ esagerata ma fondamentalmente vera, passiamo alla parte più personale: premesso che io odio le storie pucciose alla Harmony, come in ogni favola che si rispetti c’è ovviamente l’happy ending (anche se qui, in verità, è un happy ending un po’ parziale); la cosa che puzza – e puzza molto – è che guardacaso quando migliora la vita lavorativa della nostra, arriva pure l’amore (amore che in verità c’era da un pezzo, ma che in seguito alla morte di qualcuno – condoglianze – torna in Italia): nessuno dubita che sia successo realmente, probabilmente con tempistiche diverse, poi aggiustate per motivi di ‘narrativa’ (in ogni caso, buon per lei). Comunque: il libro diverte – e diverte tanto, è pieno zeppo di titoli film horror (il che non c’entra niente, ma io amo l’horror), ed è consigliatissimo se, come me, navigate ancora a vista in attesa della certezza del posto fisso.