Mediaset, in sciopero i dipendenti dei Centri di Roma

Mediaset, in sciopero i dipendenti dei Centri di Roma

Anche Mediaset sciopera: in realtà hanno incrociato le braccia per un giorno i lavoratori della Videotime di Roma, stanchi dei salari bassi, dei turni di lavoro inadeguati e dell'eccessivo ricorso a service esterni (più economici per l'azienda) e delle disparità con i lavoratori delle società 'satellite'

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    Lo studio del Tg5

    Ebbene sì, i sindacati e le manifestazioni di protesta ci sono anche in Mediaset, che resta una delle principali aziende del nostro Paese. Come riporta il Manifesto, ieri i lavoratori della Videotime di Roma hanno incrociato le braccia per otteneri salari migliori, costringendo le trasmissioni in diretta a ripiegare sulle registrazioni o a ricorrere alle repliche.

    Evidentemente siamo talmente assuefatti a vedere in tv sempre le stesse cose da non esserci accorti che ieri Forum è andato in onda in registrata, che Matrix ha scavato nel proprio magazzino per rispettare il palinsesto e che il Tg5 - e questo era un po’ più difficile da scoprire – è andato in onda grazie all’intervento dei ‘dirigenti’, che si sono montati da soli i servizi.
    I lavoratori romani della Videotime – struttura che gestisce buona parte dei programmi del Biscione sotto il profilo tecnico, curando i tre centri di produzione di Roma, l’Elios, Palatino e Cinecittà – hanno scioperato per un giorno, con la benedizione delle tre sigle sindacali (CIGL, CISL e UIL) che hanno indetto lo sciopero.

    I motivi? Salari inadeguati, eccessiva esternalizzazione dei servizi a società terze, scarso ripetto degli obblighi contrattuali. Una situazione che a Mediaset sta diventando incandescente e nella quale ci aiuta a districarci l’articolo de il Manifesto, pubblicato oggi e realizzato da Antonio Scotto.

    Iniziamo col dire che i lavoratori della Videotime di Roma sono 400, il 10% dei 4000 dipendenti Mediaset, e sono stanchi di vedere gli assistenti personali delle star guadagnare molto più di loro: se un dipendente Videotime guadagna tra i 1200 e i 1500 euro al mese, una parrucchiera delle star può arrivare a 700-1300 euro al giorno. Non solo, ma i dipendenti devono vedersela quotianamente con altre ‘categorie’, oltre a quella degli ‘assistenti personali, ovvero con i service esterni (tecnici di ripresa, maestranze, parrucchieri sottopagati e senza tutele contrattuali, quindi più economici) e i dipendenti delle società esterne, spesso comunque appartenenti al gruppo Mediaset, come quelli di Endemol, della Corima (la società che fa capo alla moglie di Corrado Mantoni), della Fascino (società di Maria De Filippi) o della Triangle (di Paola Perego), ognuna delle quali si serve di propri collaboratori che spesso sostituiscono i dipendenti Mediaset.

    In sostanza si finisce per sfavorire le risorse interne, spingendole spesso a turni di lavoro non contemplati dai contratti, che peraltro prevedono compensi inedeguati. Una situazione che verrebbe favorita dalla dirigenza, secondo Roberto Crescentini, Rsu della Fistel Cisl, una forma di ‘mobbing’ che porterebbe ai cosiddetti licenziamenti ‘bianchi’, ovvero non determinati dai vertici: sarebbero gli stessi dipendenti, esasperati, a lasciare il proprio posto di lavoro.

    A quel punto non si provvederebbe a nuove assunzioni ma si ricorrerebbe in maniera sempre più massiccio a lavoratori a tempo determinato.

    Pare che la scintilla che ha scatenato la reazione sindacale sia dovuta a una recente puntata di Matrix, quella del 1° maggio, per la quale sono stati esposti due diversi turni di lavoro (il cosiddetto stampone): nel primo si chiedeva ai lavoratori di fare dello straordinario per la Festa dei lavoratori, salvo poi decidere di abolire la puntata senza preavviso e lasciando in sospeso i dipendenti. Più significativo può essere quanto succede quotidianamente per la realizzazione dei servizi del tg: i dipendenti del Palatino sono ormai ridotti a 5 operatori e due assistenti di ripresa e vengono mandati fuori con il contagocce per evitare gli straordinari; al loro posto vengono inviati i precari, che restano per ore in macchina in attesa di sapere dal giornalista dove andare e cosa fare. In Abruzzo, ha fatto sapere la Cisl, sono state inviate 40 troupe, quindi oltre 90 persone, tutte esterne.
    Una situazione ormai insostenibile che agita la sede romana di Mediaset e che segue l’andazzo comune a molte grande aziende italiane. Il punto è che anche Mediaset è ben lontana dall’essere un paradiso per i lavoratori.

    (Foto: Jerry Gilbert)

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