Mattei supera la Gialappa e fa tremare i Cesaroni

Mattei supera la Gialappa e fa tremare i Cesaroni

La Miniserie Enrico Mattei raccoglie un ottimo risultato di audience, piazzandosi al primo posto delle miniserie più viste della stagione fictional di Rai e Mediaset

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    Massimo Ghini interpreta Enrico Mattei

    Ottimo risultato per Mattei – L’Uomo che Guardava al Futuro, la miniserie dedicata al fondatore dell’Eni prodotta dalla Lux Vide andata in onda domenica e lunedì su RaiUno. Non solo ha nettamente battuto lo speciale Mai Dire Grande Fratello 9 domenica sera, ma ha tenuto testa a I Cesaroni, da ieri al lunedì.

    Domenica sera la miniserie su Enrico Mattei, interpretata da Massimo Ghini, Vittoria Belvedere e Franco Castellano, ha quasi doppiato la puntata speciale di Mai Dire Grande Fratello 9, con la quale la Gialappa’s Band ha salutato il pubblico di Canale 5 in attesa della prossima edizione del GF: 6.205.000 telespettatori e il 26,64% per la prima puntata della miniserie di RaiUno, 3.839.000 telespettatori e uno share del 17,30% per la Gialappa’s accompagnata dal Mago Forest.

    Ieri, invece, c’è stato il primo scontro al vertice tra le fiction Rai e Mediaset, destinato a ripetersi per tutto maggio. Non è stato facile per I Cesaroni battere la seconda puntata di Mattei e ci sono riusciti davvero per un pelo: mentre la seconda e ultima puntata della miniserie con Massimo Ghini raggiungeva i 6.709.000 telespettatori e il 24,37% – migliorando la prestazione di domenica -, I Cesaroni, ormai padroni di casa del lunedì di Canale 5 sono riusciti a totalizzare 7.056.000 telespettatori (24,73%) nella prima puntata e 6.583.000 (29,01%) nella seconda, per una media di 6.819.000 spettatori e il 26,87% di share.
    Un risultato che pone Mattei – L’Uomo che Guardava al Futuro in vetta alla classifica delle miniserie della stagione di fiction 2008/2009 di fiction Rai-Mediaset.

    Insomma, la lotta serrata tra Cesaroni e Mattei lascia sul campo due vincitori, sia per i risultati di audience sia per la critica. Si è apertamente dichiarata entusiasta della fiction l’Aiart, l’Associazione Spettatori Cattolici, che ha definito in una nota stampa la miniserie “un esempio di buona televisione”. “Segno che gli italiani vogliono anche fiction che ripercorrono la storia del nostro Paese, che ripropongono valori alti, e che i telespettatori non si accontentano solo di programmi come Amici o Amici Vip” ha dihiarato Luca Borgomeo, presidente dell’associazione.

    Un giudizio fin troppo lusinghiero, mitigato solo da una piccola notazione del comunicato che fa appena riferimento ad “alcuni tratti che sembrano fin troppo romanzati”. E in effetti, anche per chi ha conosciuto Mattei solo dai cinegiornali d’archivio a dai film dedicati alla sua figura (e soprattutto alla sua misteriosa morte), il ritratto che ne emerge dalla miniserie lo appiattisce, accomunandolo a tanti altri personaggi fictional italiani.


    Al di là della romana bonarietà di Ghini, che non riesce – pur nella sua bravura – a smarcarsi dal ‘suo’ personaggio e indossare i panni dell’intrepido marchigiano che osò sfidare l’alleato Usa nel secondo dopoguerra, il personaggio di Mattei finisce per essere un ‘uomo comune’, il cui ‘guizzo geniale’ viene ricondotto alla capacità di ascoltare i suggerimenti di amici e ‘nemici’.
    Figlio di un difetto ormai insito nel prodotto italiano, soprattutto del genere biografico, il Mattei di Ghini tende a porsi le stesse domande che si porrebbe il tanto corteggiato ‘uomo della strada’: un meccanismo che riduce drasticamente la lungimiranza strategica, la portata ‘eversiva’, la determinata intenzione di liberare l’Italia dai ‘colonizzatori’, a qualsiasi costo, che ha invece caratterizzato la figura del primo presidente dell’Eni.

    Il Mattei di Ghini si veste delle incertezze, dei dubbi, delle paure, talvolta delle ingenuità dell’italiano medio, per favorire una forma di immedesimazione nel pubblico, che può così credere che facendosi le domande giuste e potendo contare su amici fidati si possa ottenere qualsiasi risultato, passando alla storia come un eroe civile, ruolo attribuitogli anche ‘grazie’ alla sua misteriosa – più che altro sospetta – morte.

    Insomma, anche quando ci si trova di fronte a personaggi che dovrebbero potersi fregiare di una dimensione epica non usurpata, la fiction tv tende a ridimensionarne la ‘genialità’ per adattarli a un sentire comune che vuole un protagonista con poche macchie e qualche paura, con una vita privata degna di nota (tanto che se è scarsamente rilevante viene ricostruita ad hoc) e una caparbietà capace di fargli ‘combattere’ il sistema. Peccato che Mattei quel sistema lo conoscesse talmente bene da averlo reso un’arma praticamente indistruttibile: non lo hanno potuto schiacciare, l’hanno dovuto eliminare. Non era certo ‘l’uno contro tutti’ che piace tanto a un certo tipo di narrativa audiovisiva, era l’unico tra tutti che stava cercando di cambiare realmente l’Italia ma avviando, secondo molti, un malcostume che ha perfettamente attecchito e ha ben resistito nel nostro Paese, quello della tangente. Un ‘incorruttibile corruttore’ lo definì Montanelli: e c’è una bella differenza.

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