Massimo Donelli: “La guerra Rai-Mediaset è un’invenzione della stampa”

Massimo Donelli: "La guerra Rai-Mediaset è un'invenzione della stampa"

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    Massimo Donelli

    Il direttore di Canale 5, Massimo Donelli, ha drasticamente stigmatizzato la guerra dell’audience tra Rai e Mediaset, considerandola una pura montatura della stampa, che ama mettere contro i due poli dell’emittenza generalista italiana. Di fatto, aggiunge, Mediaset non ha concorrenti, visto che può contare su un target pregiato, ovvero la fascia 15-64, il celebre target commerciale che fa gola ai pubblicitari. La Rai, insomma, non ha speranze.

    In una lunga intervista concessa ad Italia Oggi (e rilanciata da Digital Sat), Massimo Donelli, particolarmente loquace in questi ultimi tempi, entra nelle vicende Rai e fa una disamina della situazione televisiva italiana.

    Sollecitato sul nuovo piano industriale della Rai, la cosiddetta “Dieta del Cappon“, Donelli stronca la misura adottata, considerandola sì necessaria, ma anche inutile. “E’ la conferma di quello che non mi stanco mai di ripetere: per una tv che vuol far quadrare i conti è indispensabile avere un’audience pregiata. Ma se non hai un target di spettatori pregiato, i conti pubblicitari non tornano”. Una stoccata anche al piano editoriale, con il quale la Rai intende svecchiare la propria audience, raggiungendo quote di spettatori più giovani, terreno sul quale Mediaset continua ad avere la leadership.

    Ma di fatto, aggiunge Donelli, è il panorama della tv ad essere cambiato: “Oggi in Italia c’è una larghissima offerta. C’è la televisione analogica terrestre, la tv satellitare, la tv digitale terrestre, la web tv e poi la tv via fibra ottica. I tre player maggiori italiani sono Rai, Mediaset e Sky. Uno può contare sugli abbonamenti e sulla raccolta pubblicitaria, e mi riferisco a Sky. L’altro può contare sul canone e sulla raccolta pubblicitaria, e questa è la Rai. Il terzo può contare solo sulla raccolta pubblicitaria: Mediaset. Ecco perché la mission di ciascuno dovrebbe essere diversa. Noi lo abbiamo molto chiaro: la nostra è quella di fare una buona televisione che da un lato vada a rispettare il pubblico e altro che consegni agli inserzionisti, l’unica fonte di ricavo, indice pregiata. Si chiama la tv commerciale”.

    Da qui la consapevolezza che la tanto sbandierata corsa all’audience di cui parla tanto la stampa è solo un “teatrino” ad uso e consumo dei giornali: “Smontiamo il primo luogo comune sulla guerra degli ascolti: facendo la tv commerciale noi non abbiamo concorrenti. Perché la Rai fa o dovrebbe fare il servizio pubblico e Sky ha la sua leva principale di ricavi negli abbonamenti. Nonostante quello che si scriva e si dica, non esiste nessuna forma di competizione tra RaiUno e Canale 5“.

    La morbosa attenzione degli ascolti farebbe dunque gioco al teatrino della tv, interessato, come quello della politica, al balletto delle poltrone in casa Rai. Donelli, infatti, legge l’interesse della stampa per i risultati auditel come uno strumento per “creare polemiche e antagonismi. A Mediaset non ci sono balletti di poltrone: la nostra è una squadra stabile e unita. Così quando si vuole sfruculiare la Rai si parla dei suoi problemi politici e di governance. Quando si vuole sfruculiare Mediaset si parla della contrapposizione del tutto artificiosa tra Canale 5 e RaiUno“.

    Nessuno scenario apocalittico per Donelli circa il futuro della tv generalista, piuttosto destinata “a vivere bene e a lungo accanto alla tv a pagamento, indubbiamente in fase ascensionale”, e critiche rispedite al mittente per quanto riguarda l’equivalenza tv commerciale= no qualità. Donelli risponde secco: “È uno di quei fantastici luoghi comuni che mi fanno un po’ sorridere e molto arrabbiare. La tv di qualità secondo alcuni deve essere, chissà perché, una cosa alta, raffinata e per pochi. Se Benigni legge Dante è tv di qualità, e siamo d’accordo. Ma se Gerry Scotti fa impeccabilmente, come fa ogni sera, un quiz che viene declinato in decine di lingue al mondo come II milionario, qualcuno si sente di dire che quella non è tv di qualità? Hai un ottimo presentatore, uno studio di altissimo livello, luci meravigliose, musica perfetta che sottolinea i vari momenti del gioco insieme a una regia di serie A, una squadra di autori tra i migliori. Chi può dire che questo non è un prodotto televisivo di qualità impeccabile? Per fare Ciao Darwin ci vogliono 23 telecamere, ha presente cosa significa? Solo un grande regista come Roberto Cenci può farlo con successo. E muoversi in mezzo a 23 telecamere? O sei un campione come Paolo Bonolis o fai una figuraccia. Far bene la tv è fare tv di qualità. Perché in tv gli errori e i difetti si moltiplicano per mille. E un po’ limitativo parlare di tv di qualità solo quando entra in scena il bravissimo Marco Paolini“.

    Smonta inoltre l’idea che i giovani non siano interessati alla tv e prediligano Internet, notando, piuttosto, come vi siano molti blog e numerose community che si occupano di televisione: “I bloggers televisivi italiani sono fantastici“, afferma Donelli, “ogni giorno ti riservano sorprese, sono preparatissimi. Anche più di molti giornalisti professionisti” (e noi ringraziamo!).

    Non può però che chiamare in causa la concorrenza con la Rai quando si entra nel merito degli spostamenti di palinsesto, numerosi negli ultimi mesi, e dei continui sforamenti, argomenti sui quali Tv Sorrisi e Canzoni sta portando avanti delle vere e proprie crociate, in difesa dei telespettatori. Donelli, infatti, reagisce chiamando in causa le logiche di risultato, necessarie ad una tv commerciale, e rivendica di essere stato costretto da RaiUno al continuo spostamento del prime time. “Non è un reciproco fastidio” dice Donelli, “è un fastidio unilaterale”, riferendosi alla Rai (che, ci sia concesso, cerca senza riuscirci di trovare una propria identità, un po’ da servizio pubblico, un po’ da tv commerciale).

    Insomma Donelli scende in campo per difendere e lodare la sua azienda, ovviamente, ma ha messo sul piatto diversi spunti interessanti. Che ne pensate?