Mario Cordova è Don Tano Mancuso, padrino onnipotente de L’onore e il Rispetto 3

Mario Cordova è Don Tano Mancuso, padrino onnipotente de L’onore e il Rispetto 3

    Mario Cordova è Don Tano Mancuso in L'Onore e il Rispetto 3

    Mario Cordova è Don Tano Mancuso in L’onore e il rispetto 3. Doppiatore e artista di successo molti ricorderanno Mario Cordova per il ruolo di Vittorio Cortona interpretato nella soap italiana Centovetrine. New entry nel cast de L’onore e il rispetto – Parte Terza. Mario Cordova questa volta si cala nei panni di un mafioso pronto a tutto pur di riuscire a mantenere il comando su Sirenuse. Adesso è lui che comanda Tripolina (Giuliana De Sio) e che si interessa a pagare le spese di Venere (figlia di Tripolina). Don Tano è anche il padre di tre figli viziati e senza scrupoli che gli creeranno diversi problemi: Fulvio (Domenico Balsamo), Patrizio (Liborio Natali) e Santina (Federica de Cola). Televisionando ha intervistato Mario Cordova, scoprite cosa ci ha raccontato di questa nuova esperienza.

    Nella fiction “L’Onore e il Rispetto 3″, lei interpreta Don Tano Mancuso, il capo di tutti i padrini. La De Sio ha dichiarato di essersi preparata a vestire i panni di sua moglie, la malvagia Tripolina, anche modificando il suo modo di muoversi, aggiungendo persino qualche tic. Lei ha dovuto fare un percorso simile per calarsi perfettamente nel ruolo?

    Premetto solo che il personaggio della Tripolina è l’amante e non la moglie di Don Tano Mancuso.
    Detto questo penso che qualunque personaggio un attore interpreti, lo costringe, diciamo così, a trovare un modo diverso di muoversi, di guardare, di parlare. L’attore fa uno studio del personaggio, ne estrapola un carattere e quel carattere non può non portarsi dietro un modo di camminare, di abbracciare amare arrabbiarsi e via dicendo. Fare un “padrino” ha significato sentirsi un grande potere dentro, quasi un senso di onnipotenza, e chi ha potere difficilmente alza il tono della voce, perchè non è ha bisogno, basta che dica e tutti obbediscono. Un padrino si muove lentamente, ti comanda con uno sguardo e questo per me, che sono un carattere allegro ed energico, ha significato dover rallentare i ritmi del movimento, sentirmi in qualche modo più possente, granitico. Ed è stato fantastico doversi misurare con un personaggio così lontano da me, così profondamente diverso. Ma è il bello dell’attore.

    Lei è un grandissimo doppiatore, famoso per aver prestato la voce a interpreti del calibro di Richard Gere e Bruce Willis, ma sappiamo che è nato come attore. Se potesse lavorare solo in uno dei due campi, quale sceglierebbe?

    Scelta difficile, perchè sono due mondi diversi. La bellezza di fare l’attore a tutto tondo è proprio quella di costruire un personaggio, capire com’è, scegliere se è arrabbiato in quella scena, oppure no, e se lo è, quanto è arrabbiato. E una volta trovato il “quanto” bisogna scegliere il “come” manifesta quel “quanto”, addirittura se lo manifesta. E’ l’atto di costruzione di una vita e di quello che c’è dietro, è il trionfo della fantasia, del cuore della “creazione”.
    Il doppiatore questa scelta se la trova bella e fatta dall’attore che doppia. Qualcun’altro ha scelto per lui. Il suo compito sarà quello di entrare in quella scelta, in quel corpo, in quell’anima-altro da sè e dare corpo alla magico patto che c’è tra il doppiatore e lo spettatore.
    Pensate: Noi andiamo a vedere un film di R. Gere e sappiamo che l’attore sullo schermo è un attore americano, che in quella commedia si chiama Tom Jones e lo vediamo entrare, che so, nell’Empire State Building. Poi l’attore si rivolge a un altro attore e gli parla in italiano… e per noi è la cosa più normale del mondo!!!! Anzi, se parlasse in americano, salteremmo sulla sedia. Meravigliosa magia!!!!

    Come lei, anche Francesco Pannofino, ha scelto di dividersi tra set e “dietro le quinte”. E’ forse perché il mestiere di doppiatore non offre le stesse soddisfazioni della professione di attore, in fatto di popolarità e seguito, secondo lei?

    Fare il doppiatore è fare l’attore, usando solo una parte del corpo. Ma sempre di recitazione si tratta. Recitiamo davanti a un leggio, nel buio di una sala di doppiaggio, o inondati dalla luce in un set o su un palcoscenico. Mi sento attore sempre.

    Come è iniziata la sua carriera di doppiatore? Lei ha una bellissima voce, che avrebbe avuto sicuro successo anche in radio…

    Ho cominciato come tutti, facendo provini. Devo i miei inizi a un grande attore del passato, Stefano Satta Flores, che mi chiese di raggiungerlo, mentre stava doppiando un film con uno dei più grandi direttori del doppiaggio di sempre: Mario Maldesi. Il provino andò così bene, che decisero di lasciare inciso il pezzo che recitai. Venni pagato e l mia voce finì nel film.

    Ha recitato in moltissime fiction tv, sia Rai che Mediaset, come RIS, Distretto di Polizia e Provaci Ancora Prof, oltre a quest’ultima: “L’Onore e il Rispetto 3″. Quale di queste le ha dato maggiori gratificazioni e perchè?

    Senza dubbio Onore e rispetto.

    Per tanti motivi: La difficoltà del personaggio, l’aver lavorato in tante scene accanto a una grande attrice come Giuliana De Sio, lo straordinario rapporto con i registi Alessio Inturri e Luigi Parisi, giovani di enormi capacità professionali e umane. Non vedo l’ora che esca in tv.
    Ma, se permettete, una piccola citazione vorrei farla. Ho interpretato un ruolo comico nel film “Qualunquemente” di Giulio Manfradonia, con Antonio Albanese. E’ stato fantastico. Io, che spesso faccio la parte del cattivo, perchè spesso, nel nostro mondo, vieni etichettato e finisci per fare gli stessi personaggi, interpretavo “L’invalido”, un buffo ometto, una specie di patetico gagà da 4 soldi di un paesino calabrese. Dopo anni di primari, colonnelli, imprenditori, magistrati e commissari un personaggio piccolo e divertente. Non so come Giulio abbia potuto pensare a me per quella parte, ma gliene sarò eternamente grato.

    Sappiamo che per due stagioni ha interpretato il crudele Prof. Cortona nella soap CentoVetrine. Per un attore, quali sono le differenze in termini di recitazione, tra una fiction e una soap, entrambe di successo?

    Grande esperienza quella di Cento Vetrine. Per me ha significato il ritorno alle scene dopo alcuni anni di assenza. La differenza che si percepisce è l’enorme produttività a cui sei costretto nelle soap. Si fanno anche 9/10 scene al giorno! E devi essere pronto di battuta, elastico mentalmente, avere una grande capacità di concentrazione. E ovviamente quella di memorizzare le battute con estrema rapidità. Una palestra ineguagliabile.

    Una domanda sulla vita privata. E’ noto al pubblico il suo matrimonio, ormai concluso, con Mavi Felli, attrice e famosissima doppiatrice di Brooke Logan di Beautiful. Entrambi doppiatori e attori di soap. Come vi siete conosciuti?

    La storia fra me e Mavi è iniziata come accade spesso agli attori-doppiatori. Ci siamo conosciuti in una sala di doppiaggio. Io ero una giovane promessa e lei cominciava a muovere i suoi primi passi. E’ stato il classico colpo di fulmine. Sedici anni di matrimonio e due figli splendidi: Alessandro e Benedetta.

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