Marianna Scarci condannata a un anno: la ballerina di Amici in manette

Condanna definitiva per la ballerina di Amici Marianna Scarci

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    Il viso è angelico, gli occhi ci dicono tutt’altro: Marianna Scarci, ex-ballerina di Amici di Maria De Filippi, non ha per niente l’aria di una ragazza che potrebbe essere coinvolta in giri mafiosi. Eppure, le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce la vogliono colpevole: la ragazza, volto storico di una delle prime edizioni del programma, è stata denunciata per intestazione fittizia di beni. Una accusa grave che parte da un dato di fatto: Marianna è risultata amministatrice di un lido balneare, “in odore di mafia” – così ha scritto Tgcom nella giornata di ieri, sorprendendo appassionati e non della trasmissione. Tutto è accaduto lo scorso anno, precisamente agli inizi di ottobre, quando anche lei si aggiunse ai concorrenti che da Amici finirono su tutti i giornali, tra violenza sessuale, accuse di spaccio e non solo, per motivi che non avevano nulla a che vedere con l’arte.

    L’operazione “Octopus”, che ha coinvolto la Scarci, ha portato in carcere già undici persone; non si sapeva nulla sulla sorte che sarebbe toccata alla ragazza, forse all’oscuro di tutto e comunque sicuramente intenzionata a far valere le sue ragioni nel corso di questi mesi; da sempre nel cuore dei primi fan della trasmissione di Maria, infatti, Marianna ha parecchi fan, diverse pagine Facebook; insomma, ha un pubblico a cui dare conto.

    Oggi la situazione è giunta al termine: se Angelo Marotta è riuscito a vincere contro le false accuse di un tempo, per la ballerina la situazione è completamente diversa. A riportare quanto è successo è stato Il Fatto Quotidiano, in un articolo risalente al 21 luglio:

    L’accusa nei confronti di Marianna è di essere stata fittiziamente intestataria per dodici mesi dello stabilimento balneare Lo squalo di Scanzano Ionico (Mt), con l’obiettivo di evitare la confisca per via delle condanne definitive per mafia già riportate dal padre e dallo zio. Il suo difensore, l’avvocato Antonio Mancaniello, è riuscito a dimostrare, attraverso una perizia firmata da Tullia Favale, che lo stabilimento balneare ha un valore nettamente più basso rispetto a quello contestato dal pubblico ministero, ottenendo così un pena inferiore rispetto alle richieste formulate dal sostituto procuratore Alessio Coccioli‘.

    Condannata a un anno e dieci mesi, Marianna avrà modo di riflettere su quanto accaduto.