Ma Tony, alla fine, dormirà coi pesci?

Ma Tony, alla fine, dormirà coi pesci?

Nei Soprano si parla di una famiglia mafiosa del New Jersey, Stato americano orientale davanti a New York City

    tony soprano

    Del complesso e certamente generoso mondo della televisione mi interessano soprattutto l’informazione e il cinema. E da quando c’e’ Sky le notizie volano e mi servono letteralmente due minuti per sapere se il mondo, chessò, alle 11.00 a.m. è cambiato radicalmente da quello che avevo “letto” svegliandomi di mattina presto. Per i film non posso che essere soddisfatto: anche se talvolta i palinsesti sono dominati dai blockbuster (che non disdegno tenendo anche la ragazza pigra e popcornaia), si trovano, per esempio, regolarmente i film vincitori delle ultime edizioni delle grandi competizioni cinematografiche internazionali.

    Ora il resto della televisione non è che mi faccia schifo o che abbia pregiudizi o ancora peggio che possa esprimere dei bacchettonissimi pareri alla Grasso, solo che non la capisco. I reality, gli approfondimenti di Costanzo, i contenitori domenicali o quotidiani alla Buona Domenica o quello di Cucuzza (oddio ora il titolo mi sfugge), gli show del sabato, le soap. Peccato per me, tant pis pour moi, too bad.

    Però avete tutti notato che da più o meno una decina d’anni è esploso grazie a delle produzioni di altissima qualità (una per tutte l’HBO) il genere delle serie che riproducono storie coinvolgenti, talvolta macabre e/o pruriginose, con sceneggiature e una cura dell’immagine e del dettaglio di livello cinematografico (nel senso di mezzi economici, chiaramente).

    Aveva cominciato C.S.I. se ricordo bene e poi a valanga tutti gli altri a ricoprire una moltitudine di tematiche che toccava al cinema tradizionalmente affrontare e invece rubandone la scena, come una sorta di catena di montaggio, le riprodussero per l’appunto in serie. Fra queste spicca la serie dell’HBO I Soprano.

    Scusate la lunghissima introduzione ma il fenomeno è totalmente nuovo dal mio modo di vedere. Nei Soprano si parla di una famiglia mafiosa del New Jersey, Stato americano orientale davanti a New York City. Ci sono stato non c’e’ niente, ma proprio niente, è bruttino, tanti boschi, si respira ovviamente l’America dei “grandi spazi”.

    Ebbene nei Soprano abbiamo un clan mafioso in cui il vertice è Tony Soprano (James Gandolfini), boss senza scrupoli a capo di una società di raccolta rifiuti (classica attività di copertura mafiosa, e sapete che di esempi nostrani non ne mancano), di un manipolo di scagnozzi violenti ma anche di una dolcissima famiglia tipicamente americana composta da moglie dai capelli biondo cotonati, comprensiva e cornutissima, da una figlia adolescente e ovviamente ribelle e dall’ultimogenito che all’inizio della serie deve avere sui 10-11 anni.

    Vivono tutti felici e contenti coi problemi dei comuni mortali in un villone di un bel quartiere residenziale, con giardino, piscina e superfrigorifero americano sempre pieno di prosciutto crudo, polpette, melanzane, pecorino ecc. Le citazioni gastronomiche non mancano come in tutti in film di mafia ed è uno spasso guardare la serie in lingua originale poichè l’accento di “passami il prosciutto” è irresistibile.

    Inoltre talvolta inseriscono delle parole italiane con inflessione locale (la famiglia proviene, seconda generazione, da Avellino) tipo capisc, guagliò, me raccoman. Da morire. E’ vero sembra un po’ caricaturale ma il fatto geniale della serie è l’umanizzazione totale dei personaggi alle prese colla spesa, le pagelle dei figli, le cene romantiche, lo psicanalista del boss.

    Questa è l’altra trovata su cui in realtà gira molto la serie: Tony è afflitto da depressione e ansie per il suo lavoro. Come il dirigente, l’impiegato, la casalinga che, un po’ debole già di suo, decide di ricorrere a un aiuto psicologico. Più umano di così: non siamo mica davanti a un Joe Pesci che spacca tutto, o a un Pacino che vive la vita a mille. Qui è tutto sfumato, tutto apparentemente normale. Fino a quando scatta la viuuulenza, e così senza che te l’aspetti il clan decide, per dire, di uccidere un affiliato o un poliziotto corrotto o un allibratore ribelle. Insomma sono dei seri colpi di scena, e uno non riesce proprio a capire che pesci dovranno pigliare gli sceneggiatori per allungare questa magnifica saga (che dura se mi pare 7 stagioni e si è conclusa negli USA l’anno scorso).

    Il fatto è che credo siamo arrivati al capolinea, io lavoro, la serie è lunga, e temo che sia successo l’irreparabile cioè l’inevitabile sconfitta di un personaggio in cerca di redenzione (andare dallo psicanalista è l’elemento fondante, più che andare in Chiesa, anche se poi sono fenomeni molto simili/opposti nel senso della cura dell’anima) ma che è pur sempre un cattivo, un mafioso.

    Forse è mancanza di creatività, forse è solo la naturale ma lunghissima avvincente parabola di un mondo e di un personaggio così complesso da diventar simpatico (e da farti fare il tifo per il cattivo!) che malgrado tutto deve soccombere perchè in questo mondo in costante ricerca di legalità (nel senso di anti-anarchia, anti-caos) un Tony Soprano non può campare a lungo. Sic transit gloria mundi.

    P.S. Hey, ovviamente posso sbagliare, la ragione del decesso può essere molto meno esistenzialista: magari James Gandolfini si era rotto di ingrassare stagione dopo stagione e voleva fare altro…!!

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