Luigi Di Fiore, da Un Posto al Sole a Rosso San Valentino e Il Commissario Nardone

Luigi Di Fiore, in un'intervista esclusiva a Televisionando, racconta il suo 'Commisario Nardone' e il suo 'Rosso San Valentino'

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    Luigi Di Fiore a Rosso San Valentino e Il Commissario Nardone

    In attesa che riprendano le fiction più seguite dei Palinsesti Rai e Mediaset, Televisionando ha intervistato Luigi Di Fiore, che a breve tornerà in TV nel ruolo di Corrado Muraro (Il Commissario Nardone) e Vittorio (Rosso San Valentino). Famoso soprattutto per la sua partecipazione alla soap opera Un Posto al Sole, Di Fiore vanta un curriculum di tutto rispetto e ha all’attivo anche dei ruoli diretti da Vittorio Gassman e Giorgio Strehler. Scoprite con noi cosa ci ha raccontato.

    Lei ha lavorato con ‘mostri sacri’ del calibro di Vittorio Gassman e il grande Giorgio Strehler. Ha un ricordo particolare legato a loro? E’ stato difficile rapportarsi con personalità di quel livello?

    Nonostante quello che si possa pensare di primo acchito le due personalità avevano parecchio in comune. Pur partendo da basi diverse, Strehler e Gassman, approdarono, rispetto al loro modo di intendere il teatro, alle medesime considerazioni. Il ricordo che mi lega a Vittorio sarà indelebile finché campo. Mi scelse tra centinaia di proposte per la sua ambitissima scuola di Firenze (La mitica bottega teatrale). E diede il via alla mia carriera. Vittorio aveva una personalità potente, noi, fanciulli ventenni, già intuivamo la sua profonda timidezza. Un giorno, dopo che avevo fatto una scena dell’Amleto, durante la sua lezione, mi disse cose normali che si dicono ad un allievo, indicazioni che lasciavano solo il tempo di capire che l’impressione che aveva ricavato fosse sufficiente. Ma 10 minuti dopo, incrociandolo sull’uscio della scuola, mi richiamò indietro, mi portò da una parte fissandomi negli occhi come mai aveva fatto prima e con voce profonda ed austera mi disse che lo avevo colpito moltissimo, che ero stato davvero bravo. Sono 30 anni che mi tengo dentro questa storia. Oggi finalmente ho trovato lo spunto per condividerla. Strehler ho avuto la fortuna di incontrarlo qualche anno dopo. Tra mille candidati al ruolo di Don Giovanni per “Elivira o la passione teatrale” scelse me. E’ stata l’esperienza più potente, sotto molteplici punti di vista, della mia vita. A 22 anni entrai nel tempio della cultura europea come attor giovane. Con questo spettacolo battezzammo il Teatro d’Europa. In platea c’erano Jack Lang, (ministro della cultura francese) Danielle Mitterand, Nastassja Kinski che venne a bussare al mio camerino per complimentarsi dopo la prima e ancora poco svengo dalla felicità. Strehler l’ho amato moltissimo, sono stati due anni che hanno forgiato per sempre il mio modo di intendere il mio mestiere.

    Nonostante la straordinaria carriera teatrale che ha avuto, ha ottenuto la popolarità interpretando il ruolo di Luca De Santis nella soap ‘Un posto al Sole’. Come ha preso la decisione di recitare in una soap? Molte persone potrebbero pensare a una scelta di comodo…

    A quel tempo la scelta era tutto tranne che di comodo. C’era sempre, da parte degli attori, una grande diffidenza nell’immaginare di essere “prigionieri” per anni della stessa produzione. Il rischio appassionante era dovuto al fatto che il valore aggiunto all’operazione “Un posto al sole” era quello di salvare dalla chiusura il centro di produzione televisivo di Napoli. Una grande idea di Giovanni Minoli che insieme a Elvira Sellerio, scovarono in Australia questo format dal titolo “Neighbors”. Se avessimo perso la scommessa saremmo stati timbrati per sempre come dei fanatici velleitari. Abbiamo contribuito a salvare il centro di produzione RAI napoletano e imposto all’Italia un nuovo modo di produrre. E’ andata bene.

    Come mai ha abbandonato ‘Un Posto Al Sole’, la soap che l’ha reso famoso? Si dice che lei non sia rimasto in buoni rapporti con gli sceneggiatori, a causa della sue idee sul personaggio…

    Questa nota è assai dolente. Desidero chiarire subito che il mio rapporto con gli sceneggiatori che hanno fatto nascere e crescere il prodotto è assolutamente sereno e sono miei carissimi amici. Ne cito due pescandoli dal mazzo: Eleonora Fiorini, Dante Palladino. Poi sono avvenuti degli episodi che hanno visto scontrarsi le mie esigenze di attore con altre visioni, a mio avviso, meno legittime. Dovute più a questioni caratteriali che di sostanza professionale. Sono stato, alle volte, impulsivo e ho reagito verbalmente in modo poco furbo. Ritengo, ad ogni modo, di aver dato al prodotto più di quanto io abbia ricevuto. E per non essere tacciato di presunzione allego documento esplicativo che sgombra il campo da polemiche sterili e rivela in modo inequivocabile quanto il mio personaggio abbia contribuito al successo del prodotto. Ma il nostro, come si sa, non è un Paese per i meritevoli.

    Sicuramente è ad oggi uno degli attori di punta delle produzioni fiction targate Rai. Ma sappiamo che lei ha interpretato un ruolo anche nei Cesaroni, serie culto di Mediaset. Ha trovato differenze nel lavorare tra due emittenti da sempre in competizione?

    L’odore del set è identico. I tecnici, le maestranze, perfino i luoghi dei set sono gli stessi. Solo alla messa in onda il prodotto differisce. La RAI mi ha sempre dato la sensazione di essere a casa.

    Se potesse interpretare il ruolo principale in una fiction andata in onda negli ultimi anni, quale sceglierebbe e perchè?

    Sempre si vorrebbe interpretare il personaggio principale. Non riesco ad immaginarmi al posto di qualcuno che ha già fatto lo stesso ruolo. Mi piacerebbe poterne fare di nuovi. La nostra Storia pullula di personaggi straordinari. Dal rinascimento in poi c’è solo l’imbarazzo della scelta. Spero davvero di poter contribuire con la responsabilità maggiore che il ruolo da protagonista richiede. Mi sento pronto.

    Quest’anno la vedremo spesso in onda. Interpreta diversi ruoli in altrettante fiction Rai. Ci può dire di più? In quale personaggio si riconosce maggiormente?

    Corrado Muraro (Il mio personaggio ne “Il commissario Nardone”) è stato il personaggio che più ho amato fino a questo momento. Sono stato felice di recitare anche in “Rosso San Valentino” nel ruolo di Vittorio. (Personaggio difficilissimo, con una svolta sorprendente. Vive su una sedia a rotelle). E anche l’esperienza che ho fatto in “Barabba” è stata eccezionale nel ruolo di Druso Pollione (antico romano). Ma Muraro, la sua umanità, la sua determinazione, i suoi trascorsi, l’epoca nella quale è immerso sono incommensurabili. In più è un personaggio realmente esistito. (Maresciallo Oscuri) fedele amico di Nardone. E’ curioso come anche la mia vita personale si sia incrociata con quella di Sergio Assisi col quale è nata un’amicizia solida e profonda.

    Con quale regista, italiano o straniero, le piacerebbe un giorno lavorare?

    Con tanti registi, italiani e stranieri naturalmente. Primo fra tutti con Fabrizio Costa, regista di Nardone e di Rosso San Valentino. Col quale vi è un’intesa professionale pari all’affetto che ci lega nella vita privata.