Lucignolo 2.0 choc: il ragazzo senza volto toglie la maschera con Marco Berry [Foto]

Lucignolo 2

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    ragazzo senza volto

    Il dolore è al centro di una nuova puntata di Lucignolo 2.0. Momento apice della serata è la storia di Antonio Zibaldi, il “ragazzo senza volto: oggi ha 24 anni, all’epoca dell’incidente solo 17, non sapeva che nel riparare delle autocisterne avrebbe perso la faccia per sempre. Ustionato all’85%, è costretto dai fatti al calvario delle operazioni al viso (ne ha già fatte 51) e a pagarsi costosissime creme, almeno per acquisire la sensibilità al volto, anche solo parzialmente.

    Perdere la faccia non è come perdere qualcuno: perdere una parte di sé, l’essenza corporea della propria identità, è un vero attentato alla stabilità psichica di una persona: Antonio ha tentato il suicidio almeno due volte, perché dilaniato dal dolore dell’ “a-normalità” in cui è piombato tout court perché, purtroppo nel 2013, racconta di essere anche sopraffatto da chi – da stupido essere (umano?) – ha continuato a prenderlo in giro senza capire, senza empatia.

    Lo ha raccontato a Marco Berry, nel corso della puntata di ieri sera, decidendo di svelare quel volto coperto ore ed ore da una maschera di plastica, per dire a tutti chi è veramente e finalmente: ora e affinché tutti lo sapessero. Antonio non è solo schiavo di quanto gli è accaduto ma anche prigioniero di una società che rifiuta il dolore, costretto a vivere in casa:

    Il dolore più grande è che non posso fare quello che fanno i miei coetanei. Sono sette anni che sono chiuso in casa. Non posso prendere il sole, vivo sette mesi all’anno dentro la mia abitazione.Il dolore è arrivato anche dopo – spiega Antonio. C’è molta disperazione. Una volta in un ristorante mi hanno fatto uscire”, conclude.

    Speriamo che, per una volta, l’autenticità della tv del dolore – spesso fomentata e costruita sullo scandalismo facile, possa dare una speranza a questo giovanissimo ragazzo che, in fin dei conti, è ancora fidanzato con una ragazza che è forte tanto quanto lui e può aiutarlo nella sua speranza:

    “Il mio sogno, in un futuro, è di poter portare i miei figli al mare. Quello che i medici non capiscono è cosa vuol dire combattere tutti i giorni”.