Luca e Paolo portano Gramsci a Sanremo (video)

Luca e Paolo portano Gramsci a Sanremo (video)

Luca e Paolo portano Gramsci a Sanremo: leggono Odio gli Indifferenti, poco dopo il denso monologo di Roberto Benigni

    Luca e Paolo gramsci sanremo2011

    La terza serata di Sanremo 2011 è davvero una serata particolare: il monologo di Benigni sull’Inno di Mameli – diventato in parte occasione per un impietoso parallelo tra l’Italia risorgimentale e quella del Caso Ruby – ha spedito il Festival in un’altra dimensione, tanto da rendere difficile il ritorno alla gara, con i Big impegnati in proprie rivisitazioni di alcuni pezzi della storia d’Italia. Una serata suggestiva, nella quale Luca e Paolo mettono da parte la comicità (saggiamente, dopo Benigni) per portare all’Ariston Antonio Gramsci, interpretando Odio gli Indifferenti. Il nuovo risorgimento italiano parte da Sanremo? In basso il video di Luca e Paolo su Gramsci.

    Luca e Paolo rinunciano alla comicità e rilanciano lo spirito di riscossa dell’orgoglio italiano diffuso nell’atmosfera sanremese interpretando un testo di Antonio Gramsci. Una parabola ottima apertasi con Gaber, di cui non hanno proposto La Libertà, pezzo cui idealmente si ricollega la scelta decisamente innovativa di proporre al pubblico sanremese un testo dell’11 febbraio 1917 straordinariamente attuale, in un’Italia che sembra aver perso quella rotta delineata dai giovani risorgimentali ricordati da Benigni e celebrati dal comico toscano con una struggente interpretazione dell’Inno d’Italia.

    In basso il video del loro intervento e il testo di Gramsci presentato da Luca e Paolo con in mente una sola considerazione: il palco più nazional-popolare d’Italia è diventato il punto di partenza di un nuovo Risorgimento?



    Odio gli indifferenti.
    Credo che vivere voglia dire essere partigiani.
    Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita.
    Perciò odio gli indifferenti.
    L’indifferenza è il peso morto della storia.
    L’indifferenza opera potentemente nella storia.

    Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
    Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti.
    Chiedo conto ad ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

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