Lost, El Mundo: non scommettete sul cast

Che fine faranno Matthew Fox, Josh Holloway ed Evangeline Lilly? Sopravviveranno alla fine di Lost? Per il giornalista di ElMundo

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    Lost fa già parte della storia. Dopo 114 episodi, terminate sei stagioni ricche di adrenalina, superati i 5.520 minuti girati nell’Isola di Oahu è giunta l’ora di dire addio alla serie più enigmatica di sempre. Splendidi paesaggi, vite incrociate e grovigli spazio-temporali di difficile soluzione. La serie, iniziata nel 2004, si è conclusa, ma cosa resterà di Lost? Qual è la sua erede? Quella che doveva esserlo Flash Forward è stata cancellata dopo solo una stagione. Lost ha cambiato il modo di fare telefilm di narrare e vedere le cose sarà presto riposta nelle nostre dvdteche e farà parte della memoria collettiva.

    Ma cosa resterà di una serie così rivoluzionaria come Lost? Se l’è chiesto il giovane critico di El Mundo Alberto Moreno. Mentre J.J. Abrams, Damon Lindelof e Carlton Cuse non avranno di certo problemi. Abrams ha Fringe con alle spalle già qualche stagione. Nelle pause di lavoro di Fringe prepara un film con Super 8 e abbozza il sequel di Star Trek con la collaborazione di Lindelof. Lieber ha alternato la scrittura degli ultimi episodi di Lost e Miami Medical. Ma se il trio non desta preoccupazione, altri problemi hanno i protagonisti della serie. Un cast corale per lo meno composto da dodici protagonisti, come integrarli nell’industria televisiva o cinematografica? Avranno lo stesso destino di Bruce Willis, George Clooney e Will Smith o saranno colpiti dalla maledizione di Friends, Seinfeld o Prison Break? Telefilm, che una volta terminati, hanno causato seri problemi di “collocamento” ai propri attori. Se prendiamo la carriera di tre degli attori principali Matthew Fox, Josh Holloway ed Evangeline Lilly e la loro attività extra-Lost possiamo pronosticare tre profili di quella che potrebbe essere la loro carriera dopo il series finale.

    Per Matthew Fox/Jack il critico spagnolo parla di Sindrome Michael Landon: Sheperd, il dottore che ha salvato l’Isola, amante delle imprese impossibili, leader naturale, ligio al dovere in alcune occasioni e ribelle in altre, è prima di tutto una persona a posto, il perfetto padre famiglia, gentiluomo dalla pettinatura perfetta. Lui è l’opzione sicura, l’interesse basso a prezzo fisso come Michael Landon, il protagonista di “Bonanza”, La casa nella Prateria, Autostrada per il paradiso, è stato il bel santone che non è mai arrivato a imporsi del tutto. Passando da una serie all’altra perché gli toccava, la stessa cosa che è toccata a Matthew Fox (Party of Five e Haunted, le sue esperienze in tv prima di Lost). Il suo ruolo doveva essere quello quello di uomo galante, il classico dottore un po’ maturo che invecchia come il buon vino seguendo il modello di George Clooney in ER e Patrick Dempsey in Grey’s Anatomy, ma i due hanno alternato alla serie film di successi ai botteghini, nessuno di quelli interpretati da Fox (We Are Marshall, Speed Racer o Vantage Point) lo è stato.

    La Sindrome Don Johnson è quella che ha colpito, invece, Josh Holloway/Sawyer. Biondo come l’ex marito di Melanie Griffith, Josh Holloway come Johnson ha conosciuto la popolarità televisiva superati i 30 anni. Sono carriere parallele quelle di Sonny Crockett e Sawyer, per Johnson Miami Vice finì dopo cinque stagioni con l’attore quarantenne, la stessa età di Holloway. Pochi sanno che, dopo essere stato un’icona trash degli ann ’80, Johnson cadde in disgrazia e non riuscì più a scegliere buoni progetti. Ha recitato sempre in ruoli secondari (Tin Cup, Harley Davidson e Malboro Man), fino alla sua parziale redenzione con la serie Nash Bridges (1996-2000). L’intenzione di Holloway è, come aveva già dichiarato a ElMundo.es, quella di restare a Oahu vivere con la sua famiglia e magari lavorare come amministratore di beni immobili.

    La situazione peggiore è, secondo il critico del giornale spagnolo, quella di Evangeline Lilly/Kate affetta dalla Sindrome J.D. Salinger. Questo caso è impronosticabile perché non c’è stata occasione di valutarla a dovere. Le sue incursioni sul grande schermo sono non classificabili a causa della loro brevissima presenza (un cameo en ‘En tierra hostil’) o per assenza di ripercussioni (Afterwards con John Malkovich, non arrivato negli States e in Italia). Le ultime attrici uscite dal vivaio televisivo Usa con ottimi risultati al botteghino e categoria di star sono state Jennifer Aniston (Friends), Katherine Heigl (Grey’s Anatomy) e Tina Fey (30 Rock), tutte e tre dotate di una grande vis comica al contrario di Evangeline Lilly, ultima grande esponente della recitazione affettata, anche se non si può negare che è una delle attrici più cliccate della Rete. Chissà se, Real Steel, il suo esperimento accanto al regista di Una notte al Museo Shawn Levy farà di lei qualcosa in più di un’eterna promessa. In ogni caso, la bella Evangeline Lilly mette le mani avanti: “Recitare è un lavoro temporaneo. Sono scrittrice, scrivo racconti brevi, sceneggiature, favole per bambini“. Chissà – conclude il giornalista iberico – magari si chiude in casa come Salinger e non la vedremo più.