L’Ordine dei Medici di Roma si oppone a Crimini Bianchi e querela Cecchi Paone

L’Ordine dei Medici di Roma si oppone a Crimini Bianchi e querela Cecchi Paone
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    Da sx, Pietro Valsecchi e Alessandro Cecchi Paone

    I medici italiani amano la tv, almeno si deduce dall’attenzione che i vari Ordini di categoria mostrano verso le tramissioni tv. Dopo il caso di Lina Carcuro del GF8, l’Ordine Provinciale di Roma si scaglia contro la fiction di Taodue Crimini Bianchi, ancora in lavorazione. “La fiction nasce dal desiderio di vendetta del produttore Valsecchi, vittima di un errore sanitario”, il succo del comunicato diffuso dall’Ordine e pubblicato sull’ultimo numero del Bollettino. Ma ce n’è anche per Cecchi Paone, querelato per diffamazione a seguito di alcune dichiarazioni rese durante una puntata di Buona Domenica.

    Abbiamo già parlato della miniserie Crimini Bianchi, 6 puntate prodotte da TaoDue per Mediaset interpretate da Ricky Memphis, Daniele Pecci, Christiane Filangieri e Michaela Ramazzotti per la regia di Alberto Ferrari, che dovrebbero arrivare sul piccolo schermo nella prossima stagione tv.

    Come riportato dalla presentazione, “dietro ad un tragico evento di malasanità c’è spesso un mistero da scoprire e una menzogna da svelare. Un medico è pronto a mettersi in gioco, andando contro le potenti lobby della sua categoria pur di giungere alla verità”: questo il tema portante della fiction, argomento decisamente scottante e necessariamente foriero di polemiche, cui Pietro Valsecchi, presidente della TaoDue, era già preparato. E infatti non sono tardate ad arrivare, anticipando addirittura la messa in onda. Nel numero di febbraio del proprio Bollettino, messo on line in questi giorni e scaricabile qui, è stato pubblicato un comunicato stampa con il quale l’Ordine Provinciale dei Medici di Roma è sceso in campo per difendere l’operato del SSN, continuamente oggetto di ingiustificate ed ingiuste accuse, avallate dalla tv e dai mezzi di comunicazione e figlie di scelte politiche errate e finanziamenti sbagliati. “Nel nostro Paese si sono avuti per decenni brillanti risultati nella tutela della salute dei cittadini italiani attraverso il Servizio Sanitario Nazionale pubblico e solidale con l’indispensabile contributo di operatori sanitari, ed in particolare medici, tra i migliori del mondo. L’allungamento progressivo della vita media, che è sotto gli occhi di tutti, ne è uno degli esempi” scrivono con ammirevole spirito di squadra i medici di Roma, stanchi - a quanto affermano – “di avere lusinghieri riconoscimenti esclusivamente da parte di importanti organizzazioni internazionali quali l’OMS”. Da qui la decisione di ricordare (“sommessamente”) a Pietro Valsecchi che “non si aiuta il proprio Paese animati da spirito di vendetta, visto che tra le motivazioni della programmazione della fiction inserisce il fatto di essere stato anche lui vittima di un errore medico”. Il comunicato fa riferimento a un caso che lo stesso produttore ricorda così: “Avevo un capillare rotto, in un certo ospedale romano volevano sottopormi a un’operazione invasiva, per bloccare addirittura l’arteria. Per fortuna mi sono spostato in un altro ospedale e lì mi hanno semplicemente detto che avevo solo bisogno di riposo”.

    Il Corriere della Sera, in un articolo pubblicato ieri, ha prontamente raccolto le reazioni del produttore, che ovviamente ribatte senza esclusione di colpi, com’è nel suo stile. “Ma quale vendetta? – ha dichiarato a Emilia Costantini – Mi sorprende che sparino a zero contro un prodotto che non hanno ancora visto.

    Segno evidente che abbiamo toccato un nervo scoperto“. E aggiunge: “La nostra serie non è contro i medici italiani, ma a favore di quelli bravi e onesti. I ‘baroni’ vanno abbattuti. E finiamola con primari e primarietti raccomandati dal partito: lavorano sulla nostra pelle e abbiamo diritto di andare in un ospedale senza paure ma con serenità. Poi basta con gli sprechi: studi di settore dimostrano che circa 100 miliardi di euro sono distribuiti annualmente tra le regioni, ma solo il 50% viene utilizzato realmente per i servizi ai pazienti, il resto alimenta la corruzione del sistema clientelare. Insomma, noi raccontiamo la realtà nel bene e nel male, compresa la storia vera di un medico che confessa pubblicamente di assumere cocaina prima di entrare in sala operatoria”.

    Dell’intenzione di premiare i buoni e condannare i cattivi Pietro Valsecchi aveva già parlato, peraltro, in occasione della presentazione del progetto, quando sottolineò l’intenzione di mettere in luce le eccellenze del nostro sistema sanitario, come riportato nel nostro precendente articolo. Insomma, la reazione iperprotettiva della categoria sembra rispondere al famoso detto latino excusatio non petita accusatio manifesta. Valsecchi, del resto, non è certo nuovo alle polemiche, subite o cercate: basti ricordare gli ultimi casi de Il Capo dei Capi o di Aldo Moro, la fiction che ripercorre il rapimento dello statista democristiano slittata a maggio per la concomitanza delle elezioni politiche.

    Dalla furia dei medici romani non si è salvato neanche Alessandro Cecchi Paone, querelato dall’Ordine per “i pesantissimi attacchi che sono stati rivolti ai medici ed ai loro Ordini Professionali, assolutamente falsi, nel corso della trasmissione Buona Domenica trasmessa da Canale 5 in data 27 gennaio 2008″. Lo scorso 11 marzo è arrivata da parte del Consiglio direttivo dell’Ordine il via libera per l’azione legale che coinvolge anche il responsabile della trasmissione domenicale. Per il conduttore, scampato alle tempeste honduregne dell’Isola dei Famosi e pronto a tornare in tv con una nuova edizione di Scommettiamo Che, si profila un risarcimento, ma siamo convinti che sia noi che lui dormiremo sonni tranquilli in proposito, magari evitando le corsie di un ospedale.

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