Lo sciopero degli sceneggiatori influirà anche sulla tv nostrana, ma intanto gli sceneggiatori tornano a trattare

Lo sciopero degli sceneggiatori influirà anche sulla tv nostrana, ma intanto gli sceneggiatori tornano a trattare

“Lo sciopero degli sceneggiatori, ha detto Marano, è un problema che stiamo seguendo dal vivo, perché noi già in autunno su quattro serate televisive una corre il rischio di essere in ritardo nella programmazione”

    desperate housewives

    La tv e l’informazione italiana si accorgono finalmente dello sciopero degli sceneggiatori: se, grazie ai ritardi stratosferici tra programmazione americana e programmazione italiana (in chiaro), finora i palinsesti Rai e Mediaset erano riusciti a mantenere inalterata la programmazione delle serie tv di produzione USA, adesso, vista il protrarsi dello sciopero, rischiano di dover fare i conti con zero programmi da trasmettere.

    Tra i primi a lanciare l’allarme, Antonio Marano, direttore di Raidue (Casalinghe Disperate e Lost, tra le altre): “Lo sciopero degli sceneggiatori, ha detto Marano, è un problema che stiamo seguendo dal vivo, perché noi già in autunno su quattro serate televisive una corre il rischio di essere in ritardo nella programmazione”. Massimo Donelli, direttore di Canale 5 (Dr House, tanto per citarne una), starebbe pensando ad “un nuovo e rivoluzionario palinsesto domenicale”: dopo un “lungo” programma nella fascia preserale, potrebbe essere trasmesso un solo episodio di una serie americana alle 21.30, così che già alle 22.40 inizierà la seconda serata: i primi effetti potrebbero vedersi già in primavera quando la domenica saranno trasmesse le puntate inedite di Dr. House e, a seguire, potremmo ritrovarci con Bonolis e il suo “Il senso della vita”. E se il 2008 è “salvo”, cosa ci attende nel 2009? Secondo Marano “il 2009 sarà in crisi, soprattutto su una lunga stagione come la nostra”.

    Intanto, in America, gli sceneggiatori torneranno al tavolo delle trattative (saltate il 7 dicembre scorso): i produttori hanno invitato ‘informalmente’ i leader della WGA subito dopo aver annunciato il patto con la DGA, spiegando al sindacato che gli sarebbero state offerte proposte similari a quelle già offerte ai registi. Le trattattative dovrebbero ricominciare entro la prossima settimana, e secondo John Wells, produttore esecutivo di ER, “Il patto firmato dagli sceneggiatori è veramente forte. Sono stato coinvolto per venti anni nei negoziati, e questo è il miglior patto mai negoziato da qualcuno.

    Se tutto andrà bene, lo sciopero potrebbe concludersi in due settimane”. Il suo entusiasmo è però condiviso da pochi: se ieri riferivamo che il sito “non ufficiale dello sciopero”, United Hollywood, diceva che nel contratto registi/produttori c’era qualcosa di buono, la chiusa finale, nel post che premette come “non siamo avvocati, non siamo contrattatori, non siamo alti dirigenti”, scrive: “Il patto della DGA, per come lo vediamo noi, non offre ragioni di celebrare”. Ricordiamo che le trattative sono per ora informali, e che, secondo quanto dichiarato da una fonte del sindacato, “Seguiremo lo stesso schema della DGA: prima meeting informali, e poi, forse, trattative vere e proprie. Ma prima dobbiamo studiare i dettagli del contratto”

    grammy

    Infine, la Recording Academy (organizzatrice dei Grammy, ndr) ha chiesto ai suoi membri di firmare una petizione per ‘costringere’ gli sceneggiatori a firmare un accordo ad interim che conceda una deroga per lo svolgimento della cerimonia. A dispetto delle rassicurazioni e delle partecipazioni annunciate, il destino della cerimonia è in forse, e se non fosse garantita una deroga, gli sceneggiatori (che si sono rifiutati di commentare la petizione) picchetterebbero l’evento, trasmesso live dalla CBS. “Come membro della Recording Academy, si legge nella petizione, vorrei esprimere il mio forte supporto ai Grammy Awards, ed incoraggiare la WGA ad accettare una tregua ad interim offerta dai produttori della cerimonia. Sono solidale con la cerimonia, giunta al cinquantesimo anno, ed esorto gli sceneggiatori a fare lo stesso”. Il messaggio fa riferimento anche alla valenza “caritatevole ed educativa” dell’evento, ed al fatto che nella preparazione “siano impiegate migliaia di persone”.

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