Lillo e Greg: ci pagano poco e gli altri comici non ci fanno ridere

Lillo e Greg: ci pagano poco e gli altri comici non ci fanno ridere

Lillo e Greg: in attesa della prossima stagione di Stracult si confessano e ci dicono quanto guadagnano

    colpi di fulmine lillo e greg

    Confessioni, mica tanto da ridere, di Lillo e Greg. Il duo comico a 10 anni di distanza dall’inizio del loro “610”, il programma radiofonico in onda su Rai Radio 2, e che tornerà in onda con “Stracult” venerdì 19 luglio su Rai 2, ha rilasciato un’intervista al settimanale “Oggi” dove si ripercorrono le prime esperienze artistiche, si mettono candidamente nero su bianco le dichiarazioni dei redditi e dove tratteggiano senza pietà il loro personale ritratto dei colleghi di umorismo.

    Partiamo dalla gavetta: Pasquale Petronio e Claudio Gregori ricordando l’esordio radiofonico e ci fanno sapere che il programma “610” sarebbe dovuto andare in onda solo per pochi mesi. Ma grazie al grande riscontro di pubblico ottennero di poter andare avanti: prima con rinnovi trimestrali, poi semestrali fino a quando il contratto è diventato annuale. Il tipo di contratto è cambiato, cresciuto, ma la paga è rimasta la stessa. Small.

    Proprio sulla questione economica i due sono schietti.
    Mah, in radio guadagni con la Siae – racconta Lillo – il contratto della Rai era già bassino. E in dieci anni non è cresciuto”. Entrando più nel dettaglio: “Prendiamo cinquanta euro lordi a puntata – svela Grag – che fanno mille euro al mese”. E dividono poi le entrate anche con chi, a rigore, non ne avrebbe diritto: regista. aiuto regista, collaboratori.

    Non essendo questi retribuiti in maniera sostanziosa dalla radio”.

    Generosi con i collaboratori, ma un po’ meno con i comici che a torto o ragione sono sempre dei colleghi ma Lillo e Greg non sembrano avere reticenze. “La Littizzetto non mi fa ridere, Crozza non lo capisco, ma forse è colpa mia che di politica non so nulla” ha tuonato Greg, che avrebbe definito la comicità di Fiorello una foglia di lattuga” e quella di Zalone un “pesce marcio”. “Non è un’offesa – spiega - la foglia di lattuga non ti nutre, ma non ti fa male. Di Checco Zalone invece ho visto un pezzo in cui prendeva in giro una politica il cui cognome finiva con “ini”. E la rima era sempre con “pom”… Ecco, questo secondo me è un umorismo che fa male. Però non conosco il suo cinema, quindi è un’opinione parziale”.

    Così la coppia dall’umorismo surreale, al rischio di sembrare snob e spocchiosa, ci ha fornito un piccolo quadro del mondo dello spettacolo. “Eravamo precari ante litteram” afferma in tono ironico Lillo.
    Che questa sia una provocazione bella e buona per far parlare un po’ di professionisti sottopagati, uno sfogo oppure uno gag? In quest’ultimo caso non ci sarebbe molto da ridere, ma d’altra parte non si può piacere a tutti. E Lillo e Greg, questo, lo sanno bene.

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