Lele Mora tenta il suicidio in carcere (coi cerotti)

Lele Mora tenta il suicidio in carcere (coi cerotti)

Lele Mora tenta il suicidio in carcere: la sua domanda di arresti domiciliari verrà esaminata solo il 4 gennaio e intanto peggiorano le sue condizioni di salute

    Lele Mora Sardegna

    Più che un tentato suicidio, Lele Mora ha cercato di manifestare il suo malessere: richiuso nel carcere milanese di Opera da sei mesi, l’ex agente dei vip ha utilizzato dei cerotti, corredo del suo ‘kit’ carcerario, per tapparsi naso e bocca e cercare così una ‘morte’ per asfissia. A sottolineare l’aspetto provocatorio, ma non per questo meno grave, del gesto di Mora è il segretario generale Uil Pa Penitenziari, Eugenio Sarno: Considerate le modalitá, più che ad un reale tentato suicidio è forse più appropriato riferirsi ad un gesto dimostrativo, che non è escluso possa essere stato messo in piedi per attirare l’attenzione sulla sua vicenda processuale.

    Lele Mora è rinchiuso da quasi sei mesi nel carcere milanese di Opera, in regime di custodia cautelare, per bancarotta fraudolenta, accusa per la quale ha patteggiato una pena di 4 anni e 3 mesi. Ricordiamo, inoltre, che Mora è accusato (con Emilo Fede e Nicole Minetti) di favoreggiamento della prostituzione nel processo Ruby.

    Proprio negli scorsi giorni i legali di Mora hanno avanzato al Tribunale del Riesame la richiesta per gli arresti domiciliari, ma tre giorni fa le speranze di trascorrere il Capodanno a casa si sono infrante di fronte alla comunicazione da parte dei giudici che il suo caso non sarà esaminato prima del 4 gennaio.

    Da qui il ‘gesto dimostrativo’, per il quale Mora ha poi ‘chiesto scusa’: Non ce la faccio più, ha confessato l’ex agente – che da tempo denuncia un peggioramento delle sue condizioni di salute – al direttore del carcere di Opera. Furibondi i suoi legali, che affermano di non essere stati informati del tentato suicidio dalle autorità penitenziarie, ‘scandaloso il trattamento riservatogli‘ per Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera, che definisce il regime di custodia cautelare cui è condannato Mora ‘una forma di tortura e una pressione per fargli dire quello che vogliono gli inquirenti‘. Comunque sia, il risalto stampa sul caso Mora potrebbe aiutare una riflessione sulle condizioni carcerarie in Italia e sui meccanismi della nostra giustizia: ricordate Detenuto in Attesa di Giudizio, con Alberto Sordi?

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