Lega: “Basta al romanesco in tv”. Nasce la Cinecittà del Nord

Martedì, 14 Luglio 2009.

Massimo Ghini in Papa Giovanni
Roberto Castelli, viceministro alle Infrastrutture, approfitta dell’inaugurazione del Polo della Cinematografia Lombarda per polemizzare con la fiction italiana : “Parlano tutti in romanesco, che sia un bergamasco, un altoatesino o un tedesco. E’ una cosa insopportabile“. E prende ad esempio la miniserie su Papa Giovanni XXIII che vedeva nel ruolo del pontefice da giovane l’attore Massimo Ghini.


Ricostruiamo i fatti: è stata inaugurato oggi presso l’ex Manifattura Tabacchi di Milano il Polo della Cinematografia Lombarda, prontamente ribattezzato la Cinecittà del Nord. Entusiamo incontenibile da parte di Umberto Bossi, leader della Lega, che lavorava da anni al progetti: tra i primi titoli che verranno prodotti un film sulla vita di Marco d’Aviano, frate cappuccino di origini venete che ebbe un ruolo fondamentale nella liberazione di Vienna dai turchi nel 1683. Un’opera attuale, non c’è che dire. Chissà che Bossi non riesca a trasferire qui anche il progetto di Barbarossa, fiction prodotta dalla Rai ma ancora gelosamente custodita nei cassetti di Viale Mazzini, nonostante le riprese siano state già completate (o giù di lì). Magari si potrebbe mettere in cantiere un bel sequel, sempre che prima o poi la Rai decida di mandare in onda la prima parte dell’opera.
 
In ogni caso il taglio del nastro della nuova struttura ha offerto a Roberto Castelli, viceministro alle Infrastrutture presente all’inaugurazione, la possibilità di lanciare un nuovo ‘j’accuse‘ a Roma Ladrona, questa volta rea di catalizzare non tanto i contenuti fictional italiani quanto le cadenze linguistiche. “Che sia un bergamasco, un altoatesino o un tedesco - ha detto chiaramente Castelli - in tv parlano tutti in romanesco. Dà fastidio, non tanto per una questione localistica o campanilistica, ma è chiaro che il linguaggio è parte essenziale dei personaggi“. E per supportare la sua tesi fa l’esempio di Massimo Ghini, protagonista della miniserie Rai dedicata a Giovanni XXIII, Papa Giovanni, nella quale interpretava il futuro pontefice da giovane. “Era un bergamasco verace - aggiunge Castelli riferendosi al Pontefice - e sentirlo parlare con accento romanesco non solo è sbagliato storicamente, ma dà fastidio da un punto di vista culturale“. In questo senso il polo produttivo milanese potrà finalmente ‘fare giustizia’.
 
Diciamoci la verità, non è che Castelli abbia tutti i torti: fatte alcune dovute eccezioni, sentire il proprio ‘dialetto’ nella versione romanizzata delle produzioni cinetv fa accapponare la pelle. E il discorso non vale solo per i titoli ambientati al nord: sentire Raoul Bova e Claudia Gerini fingere il napoletano in Francesca e Nunziata reclama ancora vendetta. Ascoltare per credere.
 

 
Che poi la cadenza e varietà di lingua utilizzata (qui apriamo il discorso ai linguisti) siano fondamentali per dare spessore e credibilità al personaggio è un fatto incontrovertibile.
Ma il discorso di Castelli pecca per due motivi fondamentali: il primo è che ‘cerca vendetta’, il secondo è che ha preso ad esempio Massimo Ghini, splendido attore ma ‘linguisticamente limitato’. Chi ha seguito la sua carriera soprattutto fictional sa bene che uno dei principali difetti delle sue interpretazioni sta proprio nella scarsa duttilità linguistica, che finisce per trasformare tutti i personaggi in Ghini, un po’ come accade con Proietti. In questo senso è un attore molto caratterizzato, magari meno adatto per ruoli altrettanto connotati ‘geograficamente’. Basta rivedere il promo di Enrico Mattei - L’Uomo che Guardava al futuro, fiction in due parti dedicata alla vita del marchigiano presidente dell’Eni, o il trailer del film Guido che sfidò le Brigate Rosse, dedicato a Guido Rossa e recentemente trasmesso da RaiTre, in cui Ghini simula la cadenza genovese, per capirsi meglio.  

 

 
Ovviamente l’uscita di Castelli ha avuto ampia eco nel mondo politico e dello spettacolo italiano, con reazioni talvolta fuori luogo, come è possibile leggere sul Corriere della Sera. Citiamo solo Gianni Alemanno, sindaco di Roma per il PdL, che stronca ogni ulteriore polemica con un lapidario invito al viceministro “Troppo romanesco? Castelli se ne faccia una ragione”.
Noi ci limitiamo a notare che l’osservazione di Castelli non è - narrativamente - del tutto peregrina, sebbene sia un problema che da tempo, probabilmente da sempre, attanaglia il sistema audiovisivo italiano. Ma arrivare ad avere un centro di produzione per ogni regione al fine di difendere la propria cultura e la propria lingua non ci sembra un atteggiamento degno di un sistema cinetelevisivo maturo.

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Commenti (3)

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Anonimo

Per me è stata solo una scusa, qll di Castelli, per giustificare la creazione di quedto nuovo “polo”, che rientra, se vogliamo, in quell’ampio progetto di Bossi(ma oramai suppongo sia palese a tutti).
“Ma arrivare ad avere un centro di produzione per ogni regione al fine di difendere la propria cultura e la propria lingua non ci sembra un atteggiamento degno di un sistema cinetelevisivo maturo”. E sono d’accordo! Non vorrei mica un polo, tipo come quello di cui si parla, qui in Campania, per difendere le mie radici e la mia cultura? Direi non ce n’è bisogno! Che sciocchezze! Con tutti i problemi che abbiamo, mancava solo ’sta ca**ata.

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Niteowl

A me più che l’accento o la cadenza romanesca, che “quanno ce vo’ ce vo’!” se le figzion sono ambientate a Rrrrroma, piacerebbe che gli attori e le attrici scandissero le parole. Ho avuto occasione di vedere le (grazie RaisatPremium e Extra e grazie Sky - speriamo che rinnovino il contratto, by the way…) Tutti pazzi per amore sul satellite e ho capito il dieci per cento dei dialoghi tra padre e figlia Paolo e comesichiama, xché la pur simpatica e verosimile (visto che è un’adolescente) se “magna” ogni parola.
Castelli, Bossi e i leghisti, con la connivenza della Regione Lombardia hanno buttato un sacco di soldi delle nostre tasse per un progetto che non si ripagherà mai se non affittando gli studi a Mediaset.

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Marisa

l’idea di fondo, ossia rendere maggiormente fede ai vari dialetti, non è sbagliata…..ma sbagliate sono le REALI motivazioni, che loro cercano di mascherare con questa
è palese che vogliono rendersi INDIPENDENTI dal resto dell’Italia, in tutto e x tutto.
che nervi mi vengono, certe volte penso, “ma che si staccassero se proprio ci tengono”! è anche da piccole cose come questa che si vede la loro NON-idea di un qlc di nazionale!! schifoschifoschifo
(perdonate lo sfogo ma quanno ce vò ce vò)

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