Le mani dentro la città: Mediaset e Taodue assolte dall’accusa di plagio

Le mani dentro la città: Mediaset e Taodue assolte dall’accusa di plagio

Le mani dentro la città: Mediaset e Taodue assolte dall'accusa di plagio per la fiction di Canale 5

    Le mani dentro la città non è un plagio. Mediaset (RTI) e Taodue assolte dalla ‘accusa palesemente infondata’, queste le parole del produttore Pietro Valsecchi, di aver copiato da un soggetto di serie firmato Agostino Saccà. Un giudice del Tribunale Civile di Roma, infatti, respinge tutto parlando di ‘assoluta inconsistenza delle accuse che erano state rivolte’, sottolineando come ‘non esiste nessun tipo di collegamento tra il progetto Denaro Rosso, sviluppato su carta della Pepito s.r.l di Saccà per Mediaset e la serie Taodue sulla ‘ndrangheta milanese.

    Pietro Valsecchi ha commentato soddisfatto in una nota stampa, difendendo una serie tv che certo non ha brillato per ascolti su Canale 5, ma da qui ad essere un plagio ce ne passa: ‘Non avevo mai dubitato dell’esito di questa vicenda’, ha fatto sapere, ‘si tratta comunque del giusto riconoscimento dell’onestà professionale e della correttezza con cui abbiamo sempre portato avanti il nostro lavoro’. Valsecchi, risponde così dopo la sentenza, che tra l’altro l’ha visto chiamato in causa direttamente perché autore del soggetto di serie de Le mani dentro la città.

    Articolo aggiornato da Raffaele Di Santo in data 4 marzo 2015

    Le mani dentro la città su Canale 5 è un plagio?

    Le mani dentro la città su Canale5, ‘ospite’ del venerdì sera di Mediaset, è un plagio? Le accuse sono pesanti, tanto da finire in Tribunale. A portare RTI e la Taodue di Pietro Valsecchi davanti al giudice ci ha pensato Agostino Saccà, ex dirigente Rai Fiction che accusa l’azienda di Cologno Monzù di aver rubato, in sostanza, la fiction in onda su Canale5 contro Crozza nel paese delle meraviglie. Accuse non da poco quelle di Saccà che non le manda a dire, ricorrendo alle vie legali, perché realizzò una serie per Mediaset, poi stoppata: «E’ uguale a Le mani dentro la città», dice. Dopo il salto tutti gli scenari.

    A svelare l’arcano è Paolo Festuccia su La Stampa di oggi. Eppure, lasciate le vesti della direzione Rai, Agostino Saccà si è dedicato diverse volte alla produzione di fiction – ora si occupa di ciò – per Mediaset, ma questa non sembra scendergli giù. Come ricostruito dalla testata diretta da Mario Calabresi, il percorso di Saccà ha mille sfaccettature: lasciata la tivù pubblica, fonda la Pepito Film – la stessa che firma il successo del lunedì a Rai1 – e, inoltre, si occupa di diversi progetti televisivi per il Biscione tra cui l’opera Denaro Rosso Sangue, come detto stoppata dai vertici di Mediaset, ma a quanto pare concept originario de Le Mani.

    E qui viene il bello, o il brutto, dipende dai punti di vista: agli incontri di produzione per Le mani dentro la città, tra Saccà e Mediaset segue un periodo di silenzio mentre Canale5, scrive La Stampa, “rallenta la corsa produttiva” e, inaspettatamente, a Saccà non avrebbe detto più nulla circa il da farsi.

    Poco dopo, parte la produzione ma non con la Pepito dell’ex dirigente Rai – accusa Saccà – ma con la Taodue di Pietro Valsecchi, arruolando i volti idonei di Simona Cavallari e Giuseppe Zeno, sulla scia della più nota Squadra Antimafia et similia.

    Passa la prima puntata, i sospetti di lì a poco verranno confermati da un nuova e poi ancora un’altra nuova puntata; così lo sceneggiatore Alberto Taraglio ne intima lo stop, presso il Tribunale: «troppe coincidenze, troppe analogie, moltissime somiglianze», scrive La Stampa. Tanto da chiedere la sospensione della messa in onda ad un giudice romano.

    Oggi – 9 aprile 2014 – parte l’istruttoria, nei prossimi giorni ci sarà il verdetto. Le somiglianze e le svolte narrative della fiction sono un plagio? Sarà un giudice a deciderlo. Gli hanno beccati con Le mani dentro…la marmellata?

    Se così fosse, non è la prima volta che a Mediaset vengono mosse accuse di questo genere: dal talent show per bambini di Io Canto, ispirato a Ti Lascio una canzone (Rai1), a Bailà di Barbara D’Urso che finì in Tribunale perché dal meccanismo troppo simile a Ballando Con le Stelle, che fece ricorso al giudice. Noi ce lo ricordiamo.

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