Le favolose Sorelle Bandiera, il mito del trio anni ’70 rivive in un documentario

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Sorelle Bandiera

Dopo 30 anni dall’esordio che ruppe tutti i canoni televisivi, tornano le Sorelle Bandiera. Il trio lanciato da Renzo Arbore nel programma del ’78 L’Altra Domenica.

Divenute celebri con il brano Fatti più in là, le Sorelle Bandiera si ritrovano con tutta la squadra del programma, tra cui Renzo Arbore e Marisa Laurito, in occasione della presentazione del documentario Le Favolose Sorelle Bandiera, in onda sul canale satellitare Cult, domani alle 21.

Sono gli anni ’70, anni nei quali la televisione dà spazio a personaggi e trasmissioni rivoluzionarie che avrebbero fatto la storia del piccolo schermo. In quegli anni tre uomini vestiti da donna sconvolgono con le loro voci in falsetto e i loro costumi coloratissimi il panorama televisivo italiano: Neil Hansen, Mauro Bronchi e Tito Leduc diventeranno in breve tempo i personaggi televisivi più divertenti e ricercati del panorama italiano.

Le Sorelle Bandiera, questo il loro nome, portano con Fatti più in là, il brano che fa da sigla finale alla trasmissione cult di Renzo Arbore l’Altra Domenica, un’ondata di buon umore che contagia milioni di italiani e conquista le copertine dei settimanali.

”Sono felice, ho rivissuto tante esperienze con questo documentario, che è un racconto del viaggio di Neil in Italia, e che ripercorre il nostro vissuto e il nostro percorso. E’ stato emozionante”. Così Mauro Bronchi racconta il documentario Le Favolose Sorelle Bandiera.

Per l’occasione Cult ha dato la possibilità a tutti di interpretare in chiave moderna Fatti più in là: cliccando sul sito www.gentecult.it è stato possibile utilizzare in streaming il brano, scegliendo se cantare in playback o dal vivo per rendere omaggio a quei mitici anni ’70.

Fonte | Sky

Mer 14/05/2008 da MarcelloM in

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19 maggio 2008 09:26
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E’ stato veramente emozionante ripercorrere la storia di queglia anni, anche perché comunque le sorelle bandiera hanno segnato la storia della tv italiana e del costume del nostro paese. E’ paradossale che siano sparite dalla circolazione, proprio quando in Italia, nella seconda metà degli anni 90 si andava diffondendo il fenomeno tutto americano delle drg queen, ma non si è ancora visto nessuno alla loro altezza. Certo rivederli dopo 30 anni (Neil, la rossa bellissima, e Mauro, la brunetta) così trasformati (ahimè il tempo ha lasciato i suoi segni, anche se Neil è ancora un bell’uomo e lascia ancora trapelare i segni di quella bellezza che declinata al femminile riusciva a dare vita a quella creatura stupenda, che abbiamo potuto rimirare nel documentario) ha fatto un certo effetto. D’altronde anche io allora ero un bambino e oggi mi trovo alle soglie dei 40 anni. Penso che soprattutto sulla mia generazione abbiano inciso in maniera così indelebile. E’ un po’ quello che accade agli insegnanti, che conservano nella loro memoria l’immagine dei loro ex alunni così come li hanno conosciuti bambini, e poi quando li rivedono per caso adulti dopo molti anni, una tragedia: hanno la percezione del tempo che passa inesorabile!Rivedere Neil Hansen, che io ricordavo come un bel ragazzo dai capelli biondi, così trasformato ha fatto un certo effetto. Peccato che sia sparito dalla scena, perché loro tre, a differenza di tante drag queen improvvisate dei nostri giorni erano dei veri artisti con una solida preparazione attoriale alle spalle (canto, recitazione, danza, etc.) Il nostro paese è davvero inclemente per cui gli artisti vengono bruciati immediatamente. E’ stato triste constatare che anche loro come capita a tanti artisti italaini, dopo un successo travolgente hanno percorso una parabola discendente, che nel caso di Neil Hansen, lo ha costretto a dovere abbandonare il mondo dello spettacolo e lasciare il nostro paese. Penso, invece, che abbia ancora tanto da dare, magari anche insegnando ai giovani che si vogliano affacciare al mondo dello spettacolo. Mi auguro che questo documentario, non rappresenti solamente un deprofundis, la commemorazione di qualcosa che non esiste più, ma possa rappresentare per lui l’inizio di una seconda giovinezza artistica, perché al di là delle sorelle bandiera resterà sempre un grande artista. Mi piacerebbe che questo messaggio gli potesse arrivare! Forza Neil! A.M.

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