Lavitola a Mentana: “Voglio rimanere latitante, ho paura della magistratura”

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    Ottimo esordio di Enrico Mentana e del suo nuovo talk show, Bersaglio Mobile, che ha debuttato ieri in prima serata su La7 con un’intervista fiume a Valter Lavitola, in collegamento da un posto non meglio precisato del Sud America. E’ sembrata quasi l’udienza di un processo, un interrogatorio, con Mentana e i suoi quattro ospiti a incalzare il latitante, senza clamori e sensazionalismo, ma con la consapevolezza di avere piena conoscenza degli atti dell’indagine della magistratura. Lavitola si difende da solo: si sottopone a una densa intervista di oltre due ore con la speranza di dimostrare di “non essere l’uomo nero“, cercando di esibire “prove che lo scagionano“, confessando di non voler tornare in Italia per paura dei magistrati e dell’uso allegro’ del carcere preventivo. Intanto diamo un’occhiata alla prima parte del talk, nel video in alto.

    Valter Lavitola cerca di difendersi dalle accuse della Procura a mezzo tv: appena pochi minuti dopo l’inizio della trasmissione, esibisce dei ‘tabulati’ telefonici che a suo avviso lo scagionerebbero da tutte le accuse. Lancia subito un “appello tv alla Procura” domandandole perché non sia stata intercettata – o non sia stata ancora trascritta – una telefonata che ‘proverebbe’ la sua innocenza.

    Se ci fosse questa intercettazione, non ci sarebbe l’indagine” sostiene Lavitola “In quella conversazione ho detto al premier ‘mi ha chiamato Tarantini, lui ha notizia dei 500mila euro, gliel’ha detto l’avvocato Perrone. Lui vuole che gli consegni questa somma: che faccio? Dice che è per un’attività imprenditoriale all’estero, gliela metto a disposizione? Calcola che lui consuma come una Ferrari…“. Il premier avrebbe quindi risposto che “Tarantini doveva fare un’attività e la somma è per l’attività“. Lavitola ha quindi ammesso di aver anticipato i 500.000 euro da dare a Tarantini per conto di Berlusconi: “E’ vero che le foto che chiedevo a Marinella (Brambilla, segretaria del premier, ndr) erano in realtà soldi. Erano parte del rimborso che avevo anticipato“. Soldi che in parte Lavitola avrebbe recuperato grazie alla vendita di alcuni pescherecci in Sudamerica.

    Ma Lavitola non può sfuggire al fuoco di fila che viene dallo studio: Marco Travaglio, tra le altre cose, chiede dei suoi rapporti e di quelli del Premier con la Massoneria, Carlo Bonini, in maniera apparentemente ‘innocua’, gli chiede che lavoro faccia (pare semplice la risposta…), mentre Marco Lillo e Corrado Formigli scavano con Mentana nelle incongruenze e nelle contraddizioni.

    Non voglio fare un processo in televisione – dice poi Lavitola – Ho una paura dannata della magistratura, quindi immaginiamoci se io volessi far qualcosa per irritarli ulteriormente i magistrati. Ma proprio perchè ho una paura dannata dei magistrati sono latitante. E ho fatto bene: Tarantini si è fatto un mese di carcere, la moglie dieci giorni. Io sarei stato in carcere per due mesi e poi sarei stato scagionato, ma quei due mesi chi me li restituiva?“.

    Insomma, Lavitola parla a nuora perché suocera intenda: impaurito dal cercere, cerca di parlare ai magistrati e agli inquirenti via tv, sperando di poter ‘smuovere’ in positivo la sua situazione. Dà l’impressione di volersi garantire una sorta di salvacondotto per tornare eventualmente in Italia ed essere ascoltato dalla Procura ma senza l’incubo del carcere, convinto della propria innocenza. Mah… intanto Mentana ha ridato ai telespettatori il piacere del talk politico. Di seguito altri estratti della trasmissione.