L’AFTRA rifiuta di concedere più tempo alla SAG e comincia le sue trattative

L’AFTRA rifiuta di concedere più tempo alla SAG e comincia le sue trattative

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    Non fosse altro che per rimarcare la differenza tra i due sindacati, l’AFTRA non ha concesso alla Screen Actors Guild di ampliare ulteriormente (sarebbe stata la terza volta, ndr) le trattative con l’AMPTP per al massimo due settimane: dopo che i primi contatti si erano rivelati improduttivi, infatti, la SAG avrebbe voluto ancora più tempo, ma l’AFTRA si è rifiutata di concedere altre proroghe (e, per buona misura, anche di negoziare il contratto assieme alla SAG) ed ha cominciato le sue trattative che si svolgono, come già avvenuto per le precedenti, sotto blackout mediatico.

    La tensione tra i due sindacati era nota già da tempo, ma è giunta al punto massimo quando il cast di “The Bold and the Beautiful” (in Italia semplicemente Beautiful) si è unito alla SAG (o, come recita la versione del sindacato degli artisti radiotelevisivi, è stato ‘scippato’ dalla SAG), sindacato che con i suoi 120.000 iscritti è (almeno in linea teorica) più ‘potente’ dell’AFTRA: dopo 27 anni di trattative congiunte, la querelle Beautiful (e non solo) ha spinto l’AFTRA a negoziarsi da sola i suoi contratti, anche se, come ha spiegato la presidente del sindacato, Roberta Reardon, i 44.000 membri in comune “devono rimanere uniti, perché in queste trattative è l’unione che fa la forza”. Il gran rifiuto dell’AFTRA per la non estensione delle trattative (e per la non negoziazione insieme) è stato definito “una pazzia” da Doug Allen, direttore esecutivo nazionale della SAG, che ha spiegato come “dovremmo venirne fuori insieme, nel migliore interesse di tutti i membri, considerato che era una questione di ore prima di chiudere il contratto” (per la cronaca, versione smentita dal’AMPTP, secondo cui la differenza tra offerta e richiesta resta ampia). E adesso, resta da vedere cosa farà la SAG: contrariamente allo sciopero della WGA, senza gli attori non sarebbe possibile portare avanti nessuna produzione, e visto che il contratto scade a giugno, a farne le spese potrebbe essere soprattutto il cinema, con i film sospesi a tempo indeterminato.

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