L’Aduc lotta per l’abolizione del Canone Rai

L'Aduc lotta per l'abolizione del Canone Rai

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    L’Aduc lotta per l’abolizione del Canone Rai

    Sono scaduti il 31 gennaio scorso i termini per il pagamento del canone Rai che, come si sa, è una tassa sul possesso di apparecchi “atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni” (come da Regio Decreto 246 del 1938).

    Ora l’Aduc, Associazione per i Diritti degli Utenti e dei Consumatori rilancia, chiedendo al Ministero del Tesoro se la tassa più evasa d’Italia debba essere fatta valere anche per i pc, i videocitofoni, i lettori mp3, i videoregistratori e chi più ne ha più ne metta. Ovviamente la giurispridenza in materia è confusa e l’obiettivo dell’Aduc è proprio quello di rilevare l’incongruità e l”ingustizia” di tale balzello. In alto un filmato tratto da TeleLombardia in cui un fantomatico utente spiega come disdire il canone.

    Il video, ripreso da Digital Sat e fornito da TeleLombardia, racconta dell’esperienza del signor Gino Savorani, nome fittizio dietro il quale si nasconde l’anonimo autore di alcuni articoli sull’argomento, pubblicati da Libero, e spiega come disdire l’abbonamento alla Rai, seguendo la procedura del «suggellamento» del televisore, procedura mai portata a termine perchè nessun addetto della Rai si è presentato, negli ultimi 15 anni, per portare a termine la pratica.

    Lungi dal voler suggerire l’evasione di una tassa che è ancora “valida”, l’Aduc punta piuttosto all’abolizione della Legge del provvedimento che risale al 1938 e che di certo non può essere considerata al passo con i tempi e con l’evoluzione tecnologia. Di certo non mira ad un’estensione del raggio di applicabilità, al contrario punta ad evidenziarne le incongruità e la “illiceità”, mediante puntuali provocazioni.

    In un comunicato pubblicato nei giorni scorsi (che trovate qui), l’Aduc mette a conoscenza il pubblico di aver fatto richiesta di chiarimenti, da oltre un anno, al Ministero del Tesoro circa la definizione, aggiornata e circostanziata, degli apparecchi sul cui possesso dovrebbe essere fatta valere la tassa, vera forma giuridica cui rientra il canone Rai, che non si configura come abbonamento ad un servizio e che pertanto colpisce tutti coloro che posseggono un televisore. La Rai, dal canto suo, ha iniziato a richiederne il pagamento anche ai possessori di Pc, inserendo così il computer nella lista degli apparecchi atti o adattabili a ricevere radiofrequenze.

    Oltre al televisore, sono ormai moltissimi gli apparecchi elettronici che potrebbero rientrare nella indeterminata categoria degli “atti o adattabili” soggetti al canone: videoregistratore, registratore dvd, computer (con o senza scheda Tv e/o connessione Internet), videofonino, cellulari di nuova generazione, iPod e apparecchi mp3-mp4 provvisti di schermo, monitor a sè stante (senza computer annesso), monitor del citofono, modem, decoder, videocamera, macchina fotografica digitale, etc. Infatti, per alcuni di questi la Rai ha già cominciato ad esigere il canone“, nota l’Aduc. E aggiunge che, dalle indagini fatte, emerge “la totale incertezza da parte delle autorità preposte alla riscossione di questa tassa: dalla Rai all’Agenzia delle Entrate, dalla Guardia di Finanza al ministero dell’Economia e delle Finanze fino a quello delle Telecomunicazioni, nessuno ci ha saputo dare una risposta precisa, ma anzi tante risposte contraddittorie. E’ del tutto evidente che la legge eè inadeguata al 21mo secolo. Da qui abbiamo svolto altre indagini da cui è emersa la totale ed arbitraria inapplicabilità di questa norma“.

    L’Aduc, peraltro, invita coloro che, privi di televisore, abbiano ricevuto una richiesta di pagamento da parte della Rai a presentare un interpello all’Agenzia delle Entrate (qui il modulo) e a sottoscrivere la petizione per l’abolizione della tassa, considerata iniqua e arbitraria.

    La Rai non ne sarà certo contenta, ma forse così potrà dichiararsi davvero “di tutti“, come proclamato nella sua ultima “campagna abbonamenti”: in basso uno degli spot.