La7, Mentana fa un primo bilancio del suo Tg

La7, Mentana fa un primo bilancio del suo Tg

Enrico Mentana stila un primo bilancio del suo Tg La7: per il futuro turn over di conduttori e ritorno in video, puntando a rafforzare il tg sulle rubriche di informazione

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    In un’intervista al Corriere della Sera, Enrico Mentana traccia un primo bilancio da direttore del Tg La7 a un paio di settimane dal suo arrivo nella redazione che fu di Antonello Piroso: “Il Tg La7 può crescere molto e diventare scomodo” continua ad affermare il neo direttore, modesto nel constatare che l’exploit Auditel (che ha visto una media settimanale del 4,2% con circa 651.000 telespettatori per l’edizione delle 20.00) può derivare dal gran bailamme mediatico che l’ho accompagnato al suo nuovo incarico. In alto un primo commento di Aldo Grasso per il Corriere della Sera.

    Tornare a dirigere un tg è come rincontrare un vecchio amico con cui ritrovi subito la consuetudine di prima“: così Enrico Mentana spiega al Corriere della Sera l’emozione provata nel tornare al posto di comando di un tg, dopo un anno e mezzo di ospitate e ancora prima una lunga separazione dall’informazione attiva. Ma lui, che si definisce un ‘tipo zen’ perché ormai impermiabile agli entusiasmi, non fa che ripetere come un mantra che il Tg La7 ha ottime possibilità di crescita e che può diventare scomodo, così come lo è stato lui per Mediaset.

    Tornerà presto a condurre qualche edizione (“E’ funzionale al tg” dice) e il suo obiettivo al Tg La7 è quello di rafforzarlo, spostando un po’ il focus dalle rubriche: “L’obiettivo è crescere in immagine, considerazione e quindi in ascolti. Una scelta di completezza e libertà per sfidare i grandi. Siamo come una squadra di calcio: con un bel gioco e vincendo possiamo crescere“. Pensa a qualche nuovo innesto tra gli anchormen/women, senza però che questo si debba necessariamente tradurre in una sfilata di bellezza, soprattutto sul fronte femminile: non intende, però, portare volti dall’esterno, ma dare più visibilità a quelli già in redazione, anche se, a domanda, non esita a stilare un elenco dei giovani colleghi per lui più interessanti, da Luca Telese a Roberto Poletti, passando per Gianluigi Paragone e Ilaria D’Amico.

    Non si apsettava certo di restare in panchina così a lungo: “Pensavo e speravo di rientrare prima. Ma nessuno è indispensabile. Non sono diventato popolare solo per le mie qualità: mi era stata data l’occasione unica di creare un tg a 36 anni. La prima volta che ho sbattuto la porta, con il Tg5, il contraccolpo l’ho avuto. Ma ho idiosincrasia per il martirio. Non ho voluto stracciarmi le vesti, fare l’epurato o presentarmi alle elezioni..” dice Mentana, alludendo ai vari giornalisti, dalla Gruber a Del Noce arrivando a Michele Santoro che hanno cercato la via del consenso politico, magari per tornare in video.

    Non è un giudizio di merito: hanno ritenuto più opportuno esercitare così una testimonianza” li difende Mentana, che vede nell’attuale cautela politica dell’informazione dei tg nazionali terreno fertile per poter emergere con maggior nettezza.

    E in chiusura commenta un po’ il ddl sulle Intercettazioni e i fatti di Casa Rai: “Il ddl così è sbagliato ma i giornalisti devono tornare a lavorare con le notizie vere. E se lo sono, io, direttore, le pubblico. Non possiamo pensare di essere scomodi con il bene placito del potere. Non possiamo fare le mammole e i giacobini allo stesso tempo“; sul caso Busi/Tg1 invece preferisce non pronunciarsi nettamente, anche se una stoccatina la lancia: “Su di lei non saprei. Ma sull’avvicendamento dei conduttori dei tg sono laico. Sono problemi di facciata: conta ciò che si dice. Poi, è vero, ci sono colleghi che ucciderebbero l’intero albero genealogico per condurre…“.
    Continua con un pensiero per Vespa, che sta cercando di ricostruire il proficui salotto della compianta Maria Angelillo, invitando a cena il premier e Casini: “A lui piace fare parte di quell’establishment. Questo lo pone inevitabilmente in una dimensione diversa ma ognuno fa le sue scelte“. Ma poi conclude su Piroso: “Lo stimo e mi è spiaciuto che il mio ritorno sia coinciso con il cambio di destinazione del suo lavoro. Non è la fase del “pappa e ciccia”, ovvio, ma con me è stato davvero un signore e un gran professionista: mi ha lasciato un gioiellino che ora spetta a me lustrare“.

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