La Vita Rubata in onda a febbraio, parola di Claudio Cappon

La Vita Rubata in onda a febbraio, parola di Claudio Cappon

La Vita Rubata in onda a febbraio, parola di Claudio Cappon

    La Vita Rubata in onda a febbraio, parola di Claudio Cappon

    Il direttore generale della Rai, Claudio Cappon, ha annunciato che il film tv La vita rubata, sull’omicidio di Graziella Campagna, andrà in onda il 24 febbraio, alla ripresa del periodo di garanzia. Cappon ha dichiarato: “Non si è trattato di una soppressione, solo di uno spostamento”. In alto il promo diffuso dalla società di produzione, la AlbatrossFilm.

    Come ricorderete, la fiction sarebbe dovuta andare in onda ieri, 27 novembre, ma quattro giorni prima della messa in onda la Corte di Appello di Messina, presso la quale sta continuando il processo che da 22 anni cerca di fare giustizia sull’omicidio della 17enne, vittima della Mafia, ha chiesto alla Rai, tramite il Ministro Clemente Mastella, il congelamento della trasmissione. Questo per evitare che potesse influenzare l’udienza prevista per il 13 dicembre prossimo.

    Adesso Claudio Cappon dà una nuova data di programmazione, il 24 febbraio, alla ripresa del periodo di garanzia della tv di Stato, un gesto a suo dire significativo, che dimostra quanto l’azienda tenga al prodotto. Confidiamo che venga rispettata, un nuovo spostamento sarebbe decisamente inaccettabile.

    D’altra parte, come affermato dallo stesso Cappon, è stata la prima volta che la Rai ha ricevuto una richiesta del genere.In ogni caso, la decisione della Rai, giudicata dal consigliere Sandro Curzi quantomeno “affrettata”, ha creato un precedente preoccupante e assolutamente imprevedibile. Come sottolinea il produttore Alessandro Jacchia in una “lettera aperta” alla redazione di Articolo 21, la sospensione del programma è avvenuta senza chiarire un qualsivoglia criterio che possa giustificarlo: “Se non domani, quando? Dopo l’udienza? Dopo la sentenza? Dopo l’avvenuto deposito della sentenza? Dopo l’eventuale ricorso in cassazione? Oppure, ancora, dopo il deposito della sentenza definitiva? Qual è il criterio? È in ballo un principio delicato, molto più vasto del caso specifico, che riguarda la libertà di raccontare il nostro Paese”.

    Una situazione che non può che suscitare perplessità e sdegno: se un giorno dovesse essere realizzata un’altra fiction sull’argomento non si potrebbe non inserirvi anche questa pagina, un’altra particolarità del lungo e tormentato cammino verso la verità, verso una sentenza che finalmente faccia luce sull’omicidio di una ragazzina che sapeva troppo.

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