La tv francese in subbuglio, i concorrenti dei reality rivendicano lo status di impiegati

La tv francese in subbuglio, i concorrenti dei reality rivendicano lo status di impiegati

glem, ile de la tentation, tf1, reality show, vertenza sindacale

    Il confessionale del GF

    Il quotidiano Libero ha scovato una notizia curiosa che sta tenendo banco in Francia: alcuni concorrenti di reality hanno dato vita ad una vertenza sindacale per veder riconosciuti i propri diritti di “lavoratori dipendenti“. Il caso sta mettendo in subbuglio l’industria dell’intrattenimento: i concorrenti, infatti, hanno chiesto e ottenuto di essere assunti a tempo indeterminato come dipendenti delle società di produzione.

    Non bastano le diarie e l’eventuale montepremi, i concorrenti dei reality francesi vogliono essere riconosciuti come dipendenti delle soicetà di produzione. Da un po’ di tempo si sono infatti moltiplicate le rivendicazioni da parte di ex partecipanti che hanno accusato, e per questo trascinato in tribunale, le case di produzione televisive, ree di non aver fatto loro firmare un contratto che li inquadrasse come “dipendenti”. Gli ex concorrenti aspiranti “impiegati” hanno trovato in due avvocati parigini appena trentenni, Jérémie Assous e Hayat Djabeur, i paladini della propria causa: i due sostengono, infatti, che chi partecipa a certi programmi tv è da considerarsi pienamente un dipendente della società di produzione, in virtù del pagamento di una prestazione che si configura come un lavoro subordinato.

    I primi a percorrere la via del contratto a tempo indeterminato (per tradurre il caso secondo le vigenti leggi italiane) sono stati, nel 2003, Anthony Brocheton e la sua fidanzata Mary, appena terminata la propria avventura a L’Ile de la Tentation, versione francese del format americano “Temptation Island” che resiste da ben sei edizioni su TF1. Si tratta, per intenderci, del Vero Amore portato in Italia nel 2005 da Maria De Filippi e repentinamente scomparso dai palinsesti. Come ricorderete, alcune coppie di fidanzati venivano spedite su un’isola – in Italia si trattò di un comune villaggio vacanze – per essere messe alla prova da una squadra di single ambosessi pronti a mettere in pericolo la loro relazione. Stando ai racconti fatti dalla coppia, sul “set” del reality – un’isola della Thailandia – vi era un’assoluta mancanza di “spontaneità”, un rigido controllo autoriale sullo sviluppo del reality (c’è chi ha ammesso anni dopo di essere stato costretto a un corteggiamento per rialzare gli ascolti della trasmissione), nonché l’invasiva presenza dei tecnici e delle telecamere. E, ovviamente non ci è difficile crederlo. A fronte di una situazione che si prefigura quindi come un vero e proprio “lavoro” e di uno stipendio di 1.525 € in tutto, i due avvocati hanno ritenuto inevitabile far causa la società di produzione, la Glem, per chiedere la sottoscrizione e il rispetto di un regolare contratto di lavoro.

    Come ha raccontato lo stesso Jérémie Assous al quotidiano Liberation, nel 2003 viene in possesso del contratto predisposto dalla Glem per la partecipazione di Anthony Brocheton a L’Ile de la Tentation. E’ lo stesso Anthony a sottoporlo alla sua attenzione prima di firmarlo. L’avvocato è perplesso, visto che si tratta di “regolamento di partecipazione” assolutamente sui generis, che prevede per il concorrente un cachet di 1525 €, ma glielo fa firmare ed Anthony partecipa al programma con la fidanzata. Solitamente nei reality i concorrenti percepiscono un rimborso, considerata l’interruzione del proprio lavoro.

    Ma il contratto di Anthony configurava questa cifra come una forma di “acconto” sui proventi derivati dal programma, che però non esistevano. “Giuridicamente non si trattava di un salario - ha spiegato Assous – ma di una prestazione d’opera che aveva il solo scopo di confondere le acque e la vera natura del contratto. Bisognava, quindi, chiarire l’esatta natura di questo contratto“. Per l’avvocato pochi dubbi, si tratta un contratto di lavoro subordinato a tutti gli effetti. “Nessuno aveva considerato il reality come un “lavoro, prima d’ora – ha aggiunto l’avvocato – l’idea è stata quella di sostenere che i candidati hanno partecipato alla realizzazione del programma esattamente come i cameramen, i montatori, etc, etc“.

    Considerati i diversi tempi della giustizia francese, la causa è arrivata in febbraio al terzo e definitivo grado di giudizio, che ha sostanzialmente confermato le precedenti sentenze: la Glem è stata dichiarata colpevole, ha dovuto assumere le parti con un contratto a tempo indeterminato ed è stata costretta a pagare alla coppia, ed un altro gruppo di concorrenti, 27.000 € a testa. La cifra è stata raggiunta sommando 8.176 € di straordinari, 817 € per le ferie pagate, 500 € tra danni e interessi per licenziamento irregolare, 1.500 € per scissione ingiustificata del contratto e 16.000 € d’indennità per mancati guadagni.

    Sulla scia dei pionieri si sono successivamente mossi anche i concorrenti dell’edizione 2005 dell’Ile de la Tentation, sempre contro la Glem, mentre si accingono a scendere in campo anche i concorrenti degli altri reality transalpini, come Popstars, Koh Lanta e Star Academy.
    E’ bastata quindi la prima sentenza perchè il caso facesse immediatamente scuola: in breve tempo i due avvocati parigini sono stati contattati da colleghi di mezza Europa, dalla Spagna alla Gran Bretagna, passando per il Belgio, desiderosi di creare un caso analogo nei propri Paesi e di guadagnarci, perché no, un certo vantaggio economico e d’immagine.

    E in Italia? Non essendo mai stati rinchiusi forzatamente in qualche Casa nè avendo mai dovuto subire la fame in qualche remoto angolo dell’Honduras non abbiamo, personalmente, conoscenza diretta delle forme contrattuali che legano i concorrenti alle case di produzione. Di sicuro ci sarà una differenza tra i reality Vip, à la Isola dei Famosi, e quelli common people, considerati i vari rumors sulle clausole di scissione del contratto di cui si è parlato – per rimanere all’ultima edizione – nei casi del ritiro di Alessandro Cecchi Paone e di Francesco Coco dal programma della Ventura. Per di più l’Italia è divetato il Paese dei contratti a progetto, dei contratti di prestazione occasionale e non continuativa, per cui, probabilmente è scongiurato il rischio di una vertenza sindacale da parte delle centinaia di concorrenti dei vari reality italiani (già solo a pensare a quante corteggiatrici si son sedute sugli sgabelli di Uomini e Donne ci viene un capogiro). Cercheremo, però, di approfondire l’argomento e, ovviamente, aspettiamo le vostre segnalazioni.
    Confidiamo, inoltre, che Roberto Mercandalli - giusto per citare l’ultimo personaggio che i nostri reality sono riusciti a partorire – non cerchi di ripianare la propria situazione economica con una vertenza a Endemol e Canale 5 e non pretenda quindi uno stipendio mensile con tanto di ferie pagate, pausa pranzo, straordinari etc etc. A quel punto una sollevazione popolare dei precari, già auspicabile, sarebbe inevitabile.

    1302

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN AttualitàReality Showtf1

    Festival di Sanremo 2017

     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI