La Tribù-Missione India, la verità di Silvio Testi (Triangle)

La Tribù-Missione India, la verità di Silvio Testi (Triangle)

Silvio Testi racconta i dietro le quinte dellacancellazione de La Tribù-Missione India

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    Silvio Testi con la moglie, Lorella Cuccarini

    Silvio Testi, responsabile della Triangle, è un fiume in piena e racconta con dovizia di particolari i dietro le quinte dellacancellazione de La Tribù-Missione India. Non accetta che Mediaset voglia addossare tutte le colpe alla sua società e spiega la dinamica dei ritardi: “Tutta colpa di Mediaset, ormai eravamo pronti per andare in onda il 30 settembre“.

    Silvio Testi, amministratore delegato della Triangle, la società di produzione indipendente cui Mediaset aveva affidato la realizzazione de La Tribù-Missione India, è a Dehli, da dove stava cercando di coordinare la partenza del reality, previsto inizialmente per l’8 settembre e poi slittato al 16 e al 23, fino alla definitiva cancellazione di qualche giorno fa.
    Di fronte al comunicato di Mediaset che annunciava la cancellazione del programma, e nel quale l’azienda si dichiarava pronta ad adire alle vie legali per i danni subuti, Silvio Testi è sbottato e, intervistato da Affari Italiani, ha raccontato la dinamica dei fatti.

    La prima accusa che muove Testi a Mediaset riguarda il modo in cui è stata data la notizia della cancellazione: di fatto anche la Triangle è venuta a conoscenza dell’annullamento del programma leggendo il comunicato diffuso due giorni fa dal Biscione. E già questo ‘particolare’ ha fatto imbufalire Testi visto che ufficialmente l’azienda non si è preoccupata prima di informare la produzione della sua decisione.
    Ma veniamo alla dinamica della vicenda.
    Dopo il grande successo della terza stagione de La Talpa, l’azienda ci aveva fatto capire che ce ne sarebbe stata una quarta. Il 20 giugno scorso una delegazione di venti persone del gruppo Mediaset è venuto a comunciarci che, per motivazioni interne all’azienda, la Talpa 4 non ci sarebbe stata e che quindi avremmo dovuto provvedere ad organizzare un altro reality, che non si fosse mai visto in giro. In soli due mesi ci saremmo attrezzati per offrire un prodotto di qualità. Io, Paolo Taggi e Marco Salvati abbiamo accettato. Un’impresa coraggiosissima, una sfida mettere in piedi un programma in pochissimo tempo tra l’Italia e l’India“.

    Inizia quindi l’avventura della Tribù, non con poche incertezze, come notammo anche noi all’inizio: si parlò di una riedizione di Survivor, poi si accennò a un Lost in Tribe, su cui cercammo informazioni, per arrivare a La Tribù-Missione India.
    Gli accordi presi tra produttore e broadcaster stabilivano che Mediaset si sarebbe occupata del cast artistico, dei compensi, dei contratti. E qui iniziano i problemi.
    Mediaset doveva consegnarci il cast entro i primi di agosto per poter sbrigare tutte le formalità del caso, visite mediche ecc ecc. Le polemiche sono note a tutti: alcuni personaggi non hanno potuto far parte del cast per cui tra un tira e molla l’azienda ci ha consegnato il cast definitivo il 10 settembre scorso. Nel frattempo c’è stato un problema con il visto di Samya Abbary che aveva dichiarato di essere cittadina italiana mentre le autorità indiane avevano scoperto una doppia cittadinanza (quella marocchina) della ragazza. Con il cast in ritardo si sono aggiunti problemi su problemi per i visti.

    Secondo inadempimento di Mediaset: alla firma del contratto, si era stabilito che l’azienda avrebbe dovuto corrispondere alla Triangle Production una somma di anticipo sul compenso per portare avanti la produzione. Il set indiano e quello italiano è andato avanti senza percepire un euro“.

    Nonostante le difficoltà la Triangle va avanti e riesce a sbloccare la situazione dei visti grazie anche a un lungo lavoro con il ministero Indiano: il governo, peraltro, non aveva fatto difficoltà per la trasmissione satellitare, a condizione che però venisse resa del Paese un’immagine bella e affascinate, potremmo dire turisticamente appetibile. Un minimo di timore, quindi, da parte del Governo Indiano per l’ipotesi che potesse uscire la cartolina di un Paese arretrato e selvaggio c’era.
    Ma leggiamo quanto dichiara Testi: “Di fronte alle difficoltà di una tempistica saltata per colpa di Mediaset, abbiamo convocato più volte, con richiesta scritta, un tavolo urgente ma l’azienda ha fatto orecchie da mercante. Inoltre qualche giorno fa siamo riusciti adinterpellare esponenti dei dicasteri più importanti del Governo Indiano per fare il punto della situazione. Abbiamo chiesto a Mediaset di inviare un loro delegato che però, a causa di un ritardo del volo, non ha partecipato all’incontro dal quale era venuta fuori una notizia positiva e cioè che la situazione era sbloccata e che il reality sarebbe partito il 30 settembre. Noi abbiamo avuto sin dall’inizio il permesso di utilizzare il satellite a condizione che contribuissimo a diffondere un’immagine bella, affascinante e soprattutto positiva dell’India. La persona delegata dall’azienda non ha evidentemente riferito nulla alla direzione perché è scomparso. Di lui non abbiamo saputo più nulla“.

    Poi la notizia della cancellazione. “Sono amareggiato – dice Testi – perché Mediaset ha spezzato un progetto vivo ed è stata offensiva nei nostri riguardi, commettendo una colossale ingiustizia. Anche Paola Perego è amareggiata ed è profondamente turbata per lo spreco di energie, di persone, di entusiasmi e di mezzi“.
    Intanto nelle prossime ore sarà fatta una stima dei danni economici, senza dubbio ingenti per tutte e due le parti in causa, ma Testi rassicura i lavoratori della Triangle, preoccupati di non ricevere i dovuti compensi e di perdere il lavoro: “La nostra società ha venti anni di attività alle spalle e posso assicurare che verranno pagate tutte le persone contrattualizzate. Noi siamo una società seria. Stiano tranquilli tutti“.
    A tal proposito ieri avevamo dato notizia di un sit-in davanti alla sede della società organizzato dai dipendenti della Triangle, ma una nostra lettrice, dichiaratasi lavoratrice Triangle, ha ridimensionato la notizia circolata ieri: nessun sit-in e nessuno sciopero, solo la richiesta di spiegazioni visto che la comunicazione era giunta solo a mezzo stampa.

    Aspettiamo la risposta di Mediaset, ma crediamo che non ci sarà: ultimamente il Biscione non brilla per trasparenza.

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