La Rai fa un bilancio della propria attività in occasione di S. Chiara

La Rai fa un bilancio della propria attività in occasione di S. Chiara

La Rai fa un bilancio della propria attività in occasione di S

    Del Noce, Petruccioli e Gentiloni, in basso un dipinto raffigurante S. Chiara

    50 anni fa Papa Pio XII dichiarava Santa Chiara patrona della tv e ieri a ricordare l’anniversario si sono riuniti ad Assisi i vertici della tv di Stato. Un’occasione per tracciare un bilancio degli ultimi anni di gestione della Rai da parte del direttore generale, Claudio Petruccioli e del direttore di RaiUno, Fabrizio Del Noce. Alla “celebrazione” ha preso parte anche Paolo Gentiloni, ministro delle Telecomunicazioni.

    Non credo di avere fatto una grande televisione. Credo di avere fatto una televisione di servizio pubblico, adatta alle famiglie e di non aver commesso il peccato di istigazione alla immoralità fine a se stessa”: questa le parole usate da Fabrizio Del Noce per tracciare un bilancio della sua gestione dell’ammiraglia della Rai. Profilo modesto, ma poca autocritica, soprattutto da parte del direttore generale della Rai, Claudio Petruccioli, che introduce l’argomento della qualità della televisione e della televisione di qualità rivendicando la decisione di aver portato in prima e in seconda serata Dante Alighieri con il TuttoDante di Roberto Benigni. “Una scelta coraggiosa che ha dimostrato ancora una volta come la ricerca di qualità possa portare anche tanti ascolti e successo mediatico” ha detto il dg, che farà a lungo forte di questa “scelta editoriale”. Qualche sassolino dalla scarpa Petruccioli tenta di toglierselo anche in presenza del ministro Gentiloni, rivendicando anche la scelta di trasmettere su Tg1 il servizio sui bambini soldato costato all’azienda una salata multa comminata dall’Agcom, una sorta di attentato all’informazione di qualità a suo avviso. “La redazione aveva informato il pubblico che ci sarebbero state delle immagini cruente, ma nonostante questo siamo stati multati. E allora mi domando come possiamo far conoscere il tema dei bambini soldato senza incorrere a delle sanzioni? Dobbiamo far finta che tutto questo non esista?” sostiene il dg, aprendo di fatto il dibattito sul difficile rapporto tra informazione, realtà e percezione della stessa da parte del pubblico, spesso affetto da “cretinismo televisivo“. In effetti, sottolinea Petruccioli, molti credono (o fanno finta di credere per opportunità, aggiungiamo noi) che tutto quello che si vede in televisione sia vero. Una percezione che distorce anche il rapporto tra i più giovani e la tv vista come “un modello per diventare famosi e per avere successo”, ma, ammonisce Petruccioli, non è tenendoli lontani dalla tv che essi possono interpretare meglio la società, certo “ben lontana da quell’ideale di Eden che talvolta si vuol far credere”.

    Alle celbrazioni ha partecipato anche il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, che ha ripreso nel suo intervento la recente lettera di Papa Benedetto XVI nella quale ha esortato i media a non “ridursi a megafono del materialismo economico e del relativismo etico, ma essere strumenti al servizio di un mondo più giusto e solidale”. “La comunicazione di massa – sostiene Bertone – tende oggi ad imporre un modello culturale uniforme, non rispettando i valori etici indispensabili per edificare una pacifica società dove i diritti e i doveri dell’uomo sono fondati sulla sua dignità. Pensiamo alla famiglia, alla vita, all’educazione delle nuove generazioni e ad altre tematiche che toccano il presente e il futuro della società”. Il cardinale ha poi chiuso il suo intervento augurandosi che cresca da parte di tutti coloro che lavorano nel mondo della comunicazione televisiva “l’impegno perché si riscopra l’eloquenza delle immagini coniugate con le parole, confrontate con la verità dei valori e della religione“.

    Pienamente d’accordo con il cardinale Bertone il ministro per le Teleomunicazioni Paolo Gentiloni, che mostra preoccupazione anche per una tv che si mostra sempre più attratta dal modello commerciale, poco attenta alla riflessione e all’approfondimento – limitati dalla rapidità del linguaggio televisivo e sottomessi al dominio dei palinsesti – finendo per mostrare solo lustrini e paillettes che attirano ed affascinano i giovani.

    “I rischi -dice il ministro – sono quelli di una Tv che viene utilizzata per meri scopi personali o, peggio ancora, per l’inseguimento dell’emotività a qualsiasi costo e sacrificando anche l’etica. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una escalation morbosa di informazioni su disgrazie e su grandi fatti di nera. Ritengo che dobbiamo contrastare questo modello di utilizzo della Tv”. Ma qualcosa di buona la televisione sembra che la faccia ancora, con la sua grande capacità di mobilitazione resa possibile da una buona informazione: “C’è da ammettere che la televisione riesce a mobilitare e a sensibilizzare anche tante coscienze che si mettono a servizio della comunità, attraverso un volontariato laico e cattolico, per aiutare quelle persone che stanno vivendo un qualsiasi dramma contemporaneo”, dice il ministro.

    Ma noi ci domandiamo quand’è che si potrà davvero fare un ragionamento serio e non demagogico sulla tv, sui suoi contenuti e i suoi linguaggi. fare tv è innanzitutto un’attività aziendale, e come tale rivolta all’utile: che poi si possa raggiungere in tanti diversi modi è indubbio. nello specifico la Rai, però, patisce da anni della difficoltà di trovare una propria identità aziendale, stratta nella “contraddizione” che oppone servizio pubblico a tv commerciale. Eppure a nostro avviso le due cose non sono inconciliabili. Voi che ne pensate?

    1136