La Rai ha perso Sanremo? Verro attacca, Masi si riserva di rispondere

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    Si è concluso l’acceso CdA Rai incentrato su Sanremo 2011, ‘gestito’ da Gianmarco Mazzi (peraltri non un ‘novellino’ visto che è da anni alla direzione artistica della kermesse) e soprattutto da Lucio Presta, almeno stando alle roventi accuse lanciate ai vertici della Rai dal consigliere di maggioranza Antonio Verro durante la riunione. Pare che Verro abbia sottoposto il dg Mauro Masi a un vero e proprio fuoco di fila di domande volte a chiarire il concreto ruolo che l’azienda ricopre nell’evento centrale del proprio palinsesto tv, insinuando che ormai Sanremo sia una delle tante produzioni appaltate ad esterni. Masi si è riservato di rispondere.

    Invece di festeggiare i successi di Sanremo 2011, come ironicamente commentato da Gianmarco Mazzi alla notizia dell’imminente ‘processo’ a carico della sua gestione e del suo ennesimo Festival, il CdA Rai sembra essere stato dominato dalle mille domande che il consigliere Antonio Verro ha rivolto a un ormai ‘isolato’ Mauro Masi, sempre più vicino alla sostituzione nel ruolo di direttore generale della Rai.

    Nello specifico Verro avrebbe chiesto al dg di spiegare nel dettaglio il ruolo che la Rai ha nella gestione e nell’organizzazione di Sanremo: è vero che tutte le risorse artistiche del Festival sono state gestite da Lucio Presta? Perché era assente il capostruttura di Raiuno Antonio Azzalini? E perché non si è fatto più lo speciale Sanremo che sarebbe dovuto andare in onda domani (venerdì 25 febbraio) su Raidue con la conduzione di Paola Perego e Francesco Facchinetti?

    Più che altro il punto è capire il ruolo editoriale della Rai nel Festival di Sanremo, chiarire, insomma, se il Festival è ancora una produzione Rai o se viene data “surretiziamente” in appalto, come sostiene Verro. In una nota, infatti, il consigliere dichiara che “non esiste televisione al mondo che decida di abdicare al proprio ruolo e lasciare nelle mani di pochi agenti dello spettacolo il proprio palinsesto”. E aggiunge: “Negli ultimi anni il servizio pubblico ha lasciato troppo spazio di manovra a personaggi come Lucio Presta che oggi può permettersi di dichiarare pubblicamente di aver lavorato alla realizzazione del Festival di Sanremo insieme agli autori e al direttore artistico, curando aspetti editoriali, economici e organizzativi, ovvero aspetti che dovrebbero competere solo alla Rai. Se questa storia venisse confermata, ci troveremmo di fronte ad un enorme conflitto di interessi: Sanremo è stata una produzione interna o uno spettacolo che è stato affidato surrettiziamente in appalto? Gli ascolti sono motivo di grande soddisfazione e i meriti non si discutono ma per il servizio pubblico ‘il fine non giustifica i mezzi’. La Rai ha dei doveri nei confronti della collettività e deve sempre dimostrarsi trasparente nelle sue scelte editoriali“.

    La posizione di Verro trova d’accordo anche i consiglieri di maggioranza, pronta a contestare al dg il ‘potere’ concesso agli agenti, che non dovrebbero occuparsi di aspetti economici e organizzativi di competenza della Rai, possessore del format Sanremo.

    Beh, non conosciamo nel dettaglio le procedure adottate per nell’amministrazione economico-finanziaria del Festival (anzi sarebbe auspicabile che venissero resi noti costi e ricavi dell’evento di punta del palinsesto Rai), ma l’impressione è che le contestazioni siano dettate da motivazioni puramente strategico-politiche più che amministrative o di difesa del ‘prestigio’ di Mamma Rai. Di certo, però, il CdA Rai non può accorgersi solo ora del ruolo centrale che gli agenti hanno nel panorama produttivo della tv italiana, per forza contrattuale e per garanzie di affidabilità. Se davvero se ne sono accorti solo ora, farebbero meglio a occuparsi d’altro.

    Se poi ci sono interessi personali è ancora peggio.