La Rai e gli sprechi: il flop di Barbarossa e i 13 giornalisti al seguito di Monti

La Rai e gli sprechi: il flop di Barbarossa e i 13 giornalisti al seguito di Monti

6 milioni di euro dalle casse Rai per il flop di Barbarossa, 100

    Barbarossa_Bossi_ascolti

    Il tema dei bilanci Rai offre sempre qualche spunto: si riflette, nello specifico, sui costi della miniserie Barbarossa a fronte di ascolti che non hanno raggiunto i 4 mln di telespettatori, e sulle ‘truppe’ di inviati spediti dai Tg di Viale Mazzini a seguito di Mario Monti nel suo tour in Asia. Beh, vale la pena fare due conti. In alto, intanto, Umberto Bossi in veste di comparsa per Barbarossa.

    Partiamo da Barbarossa: alle perplessità già espresse sul progetto fictional in ballo dal 2009, Aldo Grasso aggiunge oggi alcune riflessioni relative proprio ai costi della miniserie e alle contraddizioni in cui è inciampata nella realizzazione. Beh, già avere un israeliano nel ruolo del ‘duro e puro’ Alberto Da Giussano è in sé alquanto paradossale e i paradossi non mancano, come nota Aldo Grasso: ‘(…) L’ur-padano è vestito come un terrorista arabo (uno di quelli che l’On. Calderoli saprebbe come sistemare) e il film è intitolato al nome del suo più acerrimo nemico, il Barbarossa‘. In effetti due elementi che non aiutano la credibilità e la verosimiglianza dell’opera di Martinelli, che ‘voleva diventare l’Ejzenštejn delle camicie verdi‘ e che invece offre un film ‘pieno di nitriti di cavalli, di effetti speciali e di «zingarume rumeno» (parole di Martinelli)‘, aggiunge Grasso. Insomma, un flop sul piano narrativo, su quello del box office, su quello degli ascolti, che a quanto pare è costato alla Rai circa 6 milioni di euro (sui 12 milioni di costi complessivi). E così il critico del Corriere della Sera arriva a chiedere un interrogazione parlamentare: del resto fin quando l’editore è il Parlamento non ci si può che rivolgere al Palazzo per avere chiarimenti.

    Ma qualche Parlamentare solleverà la questione? Beh, a una polemica non si dice mai di no…

    E a proposito di servizio pubblico, Dagospia fa un po’ di conti in tasca alle redazioni giornalistiche di Viale Mazzini che pare abbiano speso qualcosa come 100mila euro solo per spedire una decina di inviati al seguito del premier Mario Monti in viaggio per l’Asia per attirare investimenti stranieri.
    Il Tg1 ha fatto valere la propria ‘superiorità’ e ha conquistato tre posti sul volo di Stato a disposizione del Presidente del Consiglio: ufficialmente a seguito del premier ci sono tre persone (un giornalista della testata, con operatore, e un inviato di RadioRai), ciascuna delle quali costerebbe all’azienda circa 2.500 euro tra vitto e alloggio (ma con i viaggi pagati).

    A questi tre ‘fortunati’ imbarcati sul volo di Stato si aggiungono, però, altri 10 inviati tra Tg2 e Tg3 per i quali vanno calcolate non solo le spese di vitto, alloggio e diaria, ma anche i voli. Insomma, stando a Dagospia, il gruppone di inviati al seguito di Monti costa alla Rai circa 100.000 euro: ‘La Rai, con una pattuglia di almeno 13 persone, spenderà per seguire la trasferta asiatica di SuperMario minimo 35mila euro di solo aereo (il conto è al ribasso, più verosimilmente si arriverà sui 45.000 euro). Il tutto esclusi alberghi, vitto, taxi, diaria per servizio fuori sede e le solite ‘varie ed eventuali’ a pie’ di lista… Però viale Mazzini manderà ben quattro troupe: il Tg1, il Tg2, il Tg3 e RadioRai..‘.

    Dal canto loro Mediaset e Sky compreranno le immagini dai circuiti internazionali, con costi decisamente ridotti rispetto a quelli sostenuti dalla Rai (si parla al massimo di un migliaio di euro, o poco più). Beh, quattro troupe sono un po’ troppe, però anche il giornalismo d’agenzia ha le sue pecche: magari non sul piano economico, però…

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