La NBC potrebbe rimandare i Globes, e intanto George Clooney diventa il re della protesta

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    house betty golden globes

    Secondo TV Guide la decisione della SAG di non far sfilare gli attori ai Golden Globes avrebbe portato ad una riunione di undici ore tra la NBC e la Hollywood Foreign Press Association (per trasmettere i Globes la prima paga alla seconda oltre 6 milioni di dollari) per trovare un terreno comune affinché lo show si faccia.

    Secondo la bibbia della tv americana, “i Globes potrebbero non essere trasmessi in tv, ‘depurati’ della loro grandeur, oppure essere posposti di una settimana o due affinché si trovi un accordo ad interim. “Ci troviamo in una posizione difficile”, hanno ammesso fonti delle due parti. La WGA conferma che, in caso di cerimonia, i picchetti si faranno, ed ha chiesto alla polizia di Beverly Hills il permesso di presentarsi con 3 mila dimostranti per manifestare nei pressi della cerimonia. Intanto, il Times (inglese) online trova il “presunto” colpevole della “rivolta” del sindacato degli attori: il responsabile dietro la scelta di non far sfilare gli attori sul red carpet dei Globes sarebbe niente meno che George Clooney, peraltro candidato al premio per ‘Michael Clayton’: “Sappiamo che Clooney è uno dei maggiori responsabili di questa decisione. Con i suoi discorsi, ha convinto anche gli attori che forse avrebbero attraversato la linea di scioperanti”, spiega un executive della NBC, convinto che l’attore, parla parla, potrebbe far saltare pure gli Oscar. L’attore, dal canto suo, smentisce: “Non è nel suo stile, spiega un portavoce, non è proprio portato a fare certe cose”. Ed in effetti, della “manina” di Clooney non ci sarebbe stato neanche bisogno: il sindacato degli attori è solidale ai “fratelli e sorelle sceneggiatori”, non solo perché a giugno tocccherà anche a loro negoziare un nuovo contratto ma anche perché nessuno vuole diventare “spazzatura agli occhi degli sceneggiatori” oltrepassando i picchetti.

    WGA STRIKE

    Intanto, mentre oggi partiranno le trattative tra il sindacato dei registi e l’associazione dei produttori (l’AMPTP, che stima le perdite degli sceneggiatori siano salite ad oltre 250 milioni di dollari), secondo Variety la United Artists e la WGA avrebbero raggiunto un accordo ad interim che consenta la ripresa delle attività dello studios: l’annuncio ufficiale è atteso per oggi, ma il patto (che riprenderebbe i termini dell’accordo tra la Worldwide Pants e la WGA) non include la MGM (“casa madre” della UA). Non è chiaro se l’accordo tra le due parti farà riprendere quota a Pinkville, il progetto di Oliver Stone posposto a causa sciopero: Bruce Willis, uno dei protagonisti, è infatti impegnato in un altro progetto. E se anche la MGM non ha commentato l’accordo UA-WGA (ricordiamo che trattare con alcune case di produzione minori) fa parte della strategia del sindacato “dividi e conquista”, fonti bene informate dicono che said Harry Sloan, presidente della MGM, si sia opposto all’accordo, visto che sembrerà “altamente strano” che sia proprio la MGM (comunque, una sua controllata), ad aver rotto le file delle conglomerate prima della fine dello sciopero. Le prossime case di produzione a stringere un patto con la WGA, sottolinea ancora Variety, potrebbero essere la Lionsgate e la TWC: nessuno commenta ufficialmente, ma i vertici della WGA avrebbero cercato, già dalle scorse settimane, di trovare un accordo con entrambe.