La Minaccia Hugo Chavez su Current

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Va in onda questa sera alle 22.30 su Current (Canale 130 di Sky), La Minaccia, docu-film di Silvia Luzi e dal regista Luca Bellino incentrato sull’ambigua figura del presidente venezuelano Hugo Chavez, acquistato e poi ‘bloccato’ per circa un anno dalla Rai. In alto il promo.

Realizzato nel 2007 e prodotto dalla Suttvuess, La Minaccia ha avuto una storia non certo facile. Acquistato da RaiUno nel 2007, il docu-film è poi rimasto nei cassetti della tv di Stato: ci ha pensato Current a ‘recuperarlo’ per trasmetterlo in prima tv assoluta questa sera alle 22.30.
Dopo oltre un anno di embargo – spiegano gli autori Silvia Luzi e Luca Bellino – l’idea che ci siamo fatti è questa: La Minaccia presenta una lettura in chiave critica del socialismo bolivariano di Hugo Chávez, una lettura che certo non coincide con gli enormi interessi economici e politici che l’Italia ha in Venezuela. L’unica emittente che ci ha dato la possibilità di raccontare quello che abbiamo visto e vissuto, paradossalmente non è il servizio pubblico, ma un network internazionale come Current. Il servizio pubblico ci ha oscurato, bloccando il documentario ed impedendoci di utilizzare il nostro lavoro per un anno intero“.
La storia de La Minaccia la ricostruisce con dovizia di particolari Il Giornale: fu comprato su interessamento dell’allora direttore del Tg1 Gianni Riotta per realizzare uno speciale in onda il 2 dicembre 2007, giorno del referendum che gli avrebbe negato la possibilità di avere potere assoluto grazie all’intervento della popolazione che non avallò il suo desiderio. Ma mentre in Venezuela erano ancora perte le urne, il Tg1 non trasmise La Minaccia, ma un omaggio a Beppe Viola. Decisione apparentemente inspiegabile, visto che come aveva ben visto Riotta, il film conteneva materiale giornalisticamente interessante, con tanto di boom in apertura, una dichiarazione nella quale Chavez avvertiva che non avrebbe fatto la fine di Saddam Hussein: “Lui non aveva carri armati e bombardieri, noi abbiamo i Sukhoi, gli aerei più moderni del mondo. Ascoltatemi: quando altrove finirà il petrolio, nel Venezuela ce ne sarà ancora molto. Per questo dobbiamo difenderci“.

Inevitabile per i due autori un parallelo con South of the border di Oliver Stone, presentato alla 66ma Mostra del Cinema di Venezia: “Oliver Stone si ferma alla versione ufficiale di Chávez, il nostro film racconta anche quella non ufficiale“. Del resto il titolo prende spunto da un dossier militare americano del 2006 nel quale Chavez viene riconosciuto come “la più grande minaccia dai tempi dell’Urss e del comunismo”: una ‘traccia’ che ha portato Luzi e Bellino a raggiungere il Venezuela per verificare lo stato dei fatti, partendo però da una certa simpatia per l’operato di Chavez, trovandosi però di fronte a una condizione ‘dittatoriale’, che ha visto negli ultimi anni la chiusura di quaranta radio private, un’educazione scolastica di stampo castrista e il tentativo, non andato a buon fine, di un mandato presidenziale con potere assoluto.

Dopo quasi due anni di silenzio, nonostante l’uscita in dvd, sarà quindi possibile oggi per il pubblico italiano abbonato a Sky vedere sul canale 130 La Minaccia, già venduto e trasmesso in giappone, Svezia e Finlandia. Non è mai troppo tardi?

Fonte | Il Giornale

Lun 21/09/2009 da Giorgia Iovane in

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Renzo 22 settembre 2009 09:29
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La Luzi e il Bellino, nel loro pseudo-documentario, hanno commesso gravissimi peccati di … omissione!
Nel 2007, da agosto a novembre, sono ritornato in Venezuela e ho trovato lo stesso clima del 2002, con TV, giornali e Fedecamara a inveire contro Chávez, cercando di spingere i militari verso un nuovo golpe.
Forse i due giovani amici non sanno o fanno finta di non sapere, qual’era la situazione in Venezuela nel 1998, prima di Chávez e vorrei ricordarglielo.
La ricchezza nelle mani del 4% della popolazione. Le multinazionali che dettavano i tempi della politica, avendo sul loro libro paga politici e sindacalisti. L’ 87% di poveri di cui la metà sotto la soglia della povertà critica. Di questo 87% non fregava niente a nessuno, neppure alla CEV (Conferenza Episcopale Venezuelana).
Un paese al collasso dove istruzione e sanità pubbliche non funzionavano. Invece funzionavano benissimo le scuola private, nelle mani della Chiesa Cattolica e di ricchi imprenditori, così come le cliniche private. Chi non aveva la carta di credito non veniva accettato in nessun pronto soccorso e la gente moriva sotto lo sguardo indifferente proprio di quelli che oggi strillano contro Chávez.
L’oligarchia ha cercato di boicottare il governo in tutti i modi, aiutata da svariate centinaia di milioni di dollari USA. Molta gente scopre così, che, per arricchirsi basta dimostrare la propria avversione a Chávez.
Tutti i voltagabbana, almeno quelli che io conosco, hanno abbandonato Chávez per danaro: perché con lui non guadagnavano abbastanza mentre dall’altra parte si sono arricchiti rapidamente. Volete dei nomi?: Luis Miquelena, Baduel, Ismael Garcia, Guaicaipuro Lameda, Jorge Olevarría. La lista è lunga.
Se non ci fosse Chávez, la verità è che il paese sarebbe nell’anarchia. L’opposizione, anziché organizzarsi politicamente, cerca la maniera violenta di disfacersi dell’incomodo Presidente, perché tra le loro file non c’è un individuo gradito alla maggioranza.
Gli autori fanno vedere sacche di povertà ma non parlano delle migliaia di case costruite e della grande quantità in costruzione. Proprio nel 2007 furono costruiti due impianti per la produzione di cemento, che tra l’altro era diventato oggetto di accaparramento e di speculazione, costringendo il governo a importarlo. Lo stesso fecero con il riso, zucchero, carne e mais.
Un’altra cifra: nel 2002 c’erano circa 6.000 cooperative, oggi sono circa 400.000.
Chávez ha dovuto lottare più che mai contro i suoi compaesani che vogliono ripristinare il loro regime coloniale. Questo avrebbero dovuto cercare in Venezuela, ma la cosa è scomoda perché disturba il senso estetico e offre meno prospettive!

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Piero 27 settembre 2009 10:39
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Le argomentazioni di Renzo mi ricordano molto quando, diversi anni fa, sentivo discorsi del tipo “il popolo soffriva molto di più sotto gli zar”. Io ci ho creduto per anni, ma ora, mi spiace, non ci credo più. La vera omissione del ragionamento di Renzo riguarda questo quesito: come si sarebbe potuto sviluppare una nazione senza una trasformazione (più o meno violenta) che comportasse comunque una limitazione delle libertà individuali e l’appiattimento dell’iniziativa privata? Come sarebbero oggi la Russia e tutti i paesi europei ex comunisti senza 70 anni di regime dittatoriale? Esistono tanti paesi che sono usciti dal colonialismo senza cadere dalla padella nella brace (vedi l’India), trovando anzi il modo di sviluppare risorse che li portano verso traguardi importanti. Tutti possono vedere e constatare che gli Stati Uniti di adesso non sono più quelli dei tempi della guerra fredda, quando per contenere la minaccia sovietica non esitavano ad appoggiare le peggiori dittature del mondo. La strategia di Chavez di tenere continuamente il suo paese sul piede di guerra contro la minaccia dei gringos fa parte dell’essenza stessa delle dittature: tenere in piedi il fantoccio di un nemico esterno per controllare i nemici interni. Su questo, è illuminante la lettura del libro “In difesa della democrazia” di Nathan Sharansky. Parlare poi delle cose buone fatte dal regime, come le nuove case, non può non farmi pensare alle enormi opere messe in cantiere e realizzate da Mussolini, di cui chiunque può ancora vedere le tracce, ma che non fanno comunque di lui uno statista di cui andare fieri.
E poi la conclusione: davvero Renzo pensa che l’opposizione a Chavez sia costituita solo da chi vuole il ritorno al colonialismo? Per questo rischiavano la vita gli studenti per strada?

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Renzo 27 settembre 2009 11:52
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Una piccola riflessione iniziale per l’amico Piero.
Tratto da Wikipedia:
“Lo stereotipo è, nell’uso moderno, la visione semplificata e largamente condivisa su un oggetto o persona. Si tratta di un concetto astratto e schematico che può avere un significato ….. negativo e, in questo caso, rispecchia talvolta l’opinione di un gruppo sociale riguardo ad altri gruppi.
Talvolta lo stereotipo è una caricature o un’inversione di alcune caratteristiche positive possedute dai membri di un gruppo, esagerate al punto da diventare detestabili o ridicole. Alcuni gruppi hanno cercato, per deliberata strategia politica, di sviluppare nuovi stereotipi positivi su se stessi.”
Ora risponderò ad alcune domande:
Nel tempo dell’ultimo governo di Caldera, quando a detta della vecchia classe politica tutto andava bene, società come la Renault dovettero sloggiare dal Venezuela per la eccessiva corruzione politica. L’inflazione arrivò al 100%! Fallirono quasi tutte le banche. La disoccupazione nessuno riusciva a misurarla. Questo è un dato di fatto e non una mia opinione!
Nessun paragone è possibile, tra la situazione Sudamerica e la Russia.
La strategia di guerra ha in occidente un unico paese che la teorizza e la applica da duecento anni, gli stati Uniti, per due soli motivi: l’energia e il dominio delle sue multinazionali.
O crede davvero che siamo in Afganistan per insegnare agli arabi cos’è la democrazia?
Se l’amico Piero desidera informarsi per davvero sul Venezuela, dovrebbe sapere che la lotta di classe ormai ha raggiunto un limite di non ritorno. Negli anni dal 1992 al 1998, essendo in Venezuela per motivi di lavoro, di rivolte studentesche ne ho viste a centinaia, con la polizia che sparava e ammazzava ragazzi inermi. Quegli studenti, tutti poveri, lottavano per il loro diritto allo studio, quelli di adesso, tutti ricchi, sono strumentalizzati perché le loro famiglie non perdano i loro privilegi acquisiti.
La situazione Venezuelana non può essere affrontata semplicisticamente, con slogan e … stereotipi.
Nel caso voglia saperne di più può leggere il mio libro: “La guerra al colonialismo di Hugo Chavez” Edizioni Bonanno, dove non ho omesso nulla, dove c’è tutta la verità e nient’altro che la verità! Anche scomoda!
Potete cercarmi su Facebook (Renzo Amenta) e sarò lieto di continuare la discussione in quella sede.
A proposito, se conoscete lo spagnolo, vi posso inviare copia gratuita del libro in formato PDF.
In ogni caso, autorizzo espressamente la Direzione a fornire la mia e-mail a chi ne fa richiesta. Sono convinto che le discussioni servano a tutti per capire meglio la realtà che ci circonda.

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Piero 28 settembre 2009 12:18
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Probabilmente non mi sono espresso bene nel mio post. Io non contesto il fatto che in Venezuela si facesse una vita grama, anzi di più, prima dell’avvento di Chavez. Non ho gli strumenti per farlo e ne so sicuramente meno di chi di queste cose se ne occupa professionalmente. La domanda che pongo (e che lega i due esempi della Russia e del Venezuela, come di molti altri paesi) è la seguente: per sviluppare una nazione e strapparla al sottosviluppo è necessaria una dittatura? Perché al di là delle “meravigliose” conquiste dell’era Chavez di questo si tratta. Forse questa domanda a Renzo potrà apparire uno stereotipo, anche se non capisco a che titolo. A me pare uno stereotipo argomentare ancora di “lotta di classe”, per non parlare delle asserzioni sulle motivazioni della politica estera statunitense, che da parte di chi addirittura scrive libri di politica internazionale mi paiono un approccio a dir poco semplicistico.

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Renzo 28 settembre 2009 12:31
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Io non scrivo libri professionalmente, mi occupo di informatica e di petrolio. Inoltre contesto il termine di dittatore applicato, come STEREOTIPO, a Chavez.
La dittatura è quella che Micheletti applica in Honduras, non quella mediatica cucita addosso a Chavez.
In venezuela non ci sono prigionieri politici, anzi, tutti quelli che ordirono il golpe sono o scappati all’estero o continuano tranquillamente a organizzare un nuovo colpo di stato o l’assassinio del Presidente.
Comunque, ognuno è libero di credere quello che pensa essere giusto. Almeno così dovrebbe essere, e non perchè “lo dicono tutti!”

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