La Mia Grossa Grassa Cucina, Platinette a Televisionando: ‘Racconto la mia lotta con il cibo’ – INTERVISTA –

'Non ho alcuna ambizione di diventare la nuova Benedetta Parodi', dice Mauro Coruzzi

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    La Mia Grossa Grassa Cucina, Platinette a Televisionando: ‘Racconto la mia lotta con il cibo’ – INTERVISTA –

    La 5 ha dato il via a La Mia Grossa Grassa Cucina, un cooking show sui generis condotto da Platinette. In questa nuova avventura l’ironica Plati non è da sola, ma in compagnia del suo alter ego, il serio Mauro Coruzzi. In ogni puntata – in tutto sei - si cimenta nella preparazione di due ricette della tradizione parmense, ne racconta la genesi con pungente ironia e interessanti cenni storici, ma, soprattutto, affronta il suo rapporto di amore e odio con il cibo davanti alle telecamere, ma in una nuova chiave, di cui ci ha parlato direttamente Platinette.

    La Mia Grossa Grassa Cucina si preannuncia un programma irriverente. Perché?

    Non è un cooking show tradizionale. Non ho alcuna ambizione di diventare la nuova Benedetta Parodi né di fare concorrenza ai vari programmi che trattano di cucina. Tento, alla mia maniera, di combattere il mio problema con il cibo mettendomelo davanti. Racconto la lotta quotidiana che fanno coloro che, come me, si trovano ogni giorno a dover decidere se mangiare quel pezzo di pane in più o quella fetta di torta oppure no, facendosi una valanga di problemi. Io i problemi me li faccio al punto tale che prima li cucino, li mangio e poi, alla fine di ogni puntata, faccio esercizio fisico con gli attrezzi da cucina.

    L’anno scorso era alla concorrenza con Ballando con le stelle, quindi l’intervento, il provino, la dieta, il dimagrimento. Quest’anno addirittura davanti ai fornelli. Insomma, una bella sfida.

    La sfida non finirà mai. L’anno scorso la storia di Ballando è nata sulle ceneri di Sanremo dell’anno precedente, dove ho cantato con Grazia Di Michele e, a un certo punto, su una scala mi è venuto il cosiddetto ‘coccolone’. Ho capito che forse era meglio che cambiavo direzione. Da lì, mesi e mesi di trattamento, di convincimento, di sport: cose che non avevo mai fatto in vita mia. Alcune le ho mantenute, peraltro adesso la bicicletta mi è quasi indispensabile, prima non la potevo neanche vedere. Adesso un’altra sfida ancora, perché, proprio in virtù del fatto che ho acquisito un filo di fiato in più, mi comporto come se fossi una persona normale.

    Ne La Mia Grossa Grassa Cucina abbiamo il dualismo Platinette-Mauro Coruzzi, quest’ultimo nei panni della coscienza critica. Chi emerge?

    Quella matta di Platinette l’avrà sempre vinta perché, alla fine, la protagonista è lei. Basta che si metta su quei due o tre ciarpami da boutique di quinta categoria e che dica le sue tre stupidaggini. E’ più forte di un signore che, invece, tenta di farla ragionare, ma non ci riesce. La coscienza è, sì, uno stimolo, ma c’è anche il coraggio dell’incoscienza, nel senso che uno che ha problemi di disturbo alimentare non si mette in cucina davanti a una torta ungherese a decidere quanta granella ci vada per farla. Invece, mi piace lottare sul bordo del cratere del vulcano: posso finirci dentro, come no.

    Ha sposato questa filosofia di vita?

    Mi piace quello stato d’incertezza che è fatto da cose non fatte prima. Mi piace non seguire le tracce di nessuno, non farsi fregare dalle convenienze o dal denaro. Quest’anno, in modo particolare, alti vertici volevano che partecipassi al Grande Fratello Vip, a cui ho detto forzatamente no – felice di averlo fatto, rinunciando a molto denaro – e poi all’Isola dei Famosi.

    Perché ha rifiutato L’Isola?

    Ci sarei andato solo se avessero confermato Wanna Marchi perché almeno avrebbe potuto tirar su qualche alga delle Honduras e farci un nuovo prodotto dimagrante! No, scherzo. Non ci sarei andato per nessuna ragione al mondo, men che meno quella lì. Mostrare il mio delizioso corpicino alle telecamere neanche per idea. Mi piace la sperimentazione, però fatta dal didentro. La5 ha un laboratorio di programmi che credo servano un po’ a testare anche i gusti del pubblico o la curiosità. Abbiamo – credo e spero – confezionato un programma che non ha paragoni, sia nella bruttezza che nella bellezza.

    Il rapporto di amore-odio col cibo potrebbe fungere da messaggio per i telespettatori affetti da disturbi alimentari? E’ possibile affrontare con leggerezza un tema serio?

    Il mio tentativo, ovviamente subliminale, è proprio quello: ‘Se sei nelle mie condizioni, guardami! Vedi quanto sono largo, quanti problemi ho da affrontare? So che lo hai anche tu, prova a guardarlo in faccia questo cavolo di problema!’. Se mangi un’intera torta è un conto, se ne prendi una fetta è un altro. Ogni puntata finisce con un esercizio ginnico in cui simulo di bruciare le calorie che ho ingerito utilizzando gli attrezzi da cucina: è un modo per confrontarsi con se stessi. Se chi guarda poi fa esercizio fisico, il messaggio, la morale, viene fuori da sola.

    Ci saranno degli ospiti?

    Per ora proprio no, anche se ci abbiamo pensato. La rete mi ha sottoposto una serie di nomi facenti parte della scuderia, ma le persone sono già due – Platinette e la coscienza – ed è stato un po’ difficoltoso girare. Mi piacerebbe avere un assistente, ma ci penseremo per una successiva produzione, se mai dovesse esserci, che sia però necessariamente brutto, incapace, che io possa trattare malissimo, perché se no è troppo facile innamorarsi del cuoco carino o di quello attraente!

    Le ricette scelte appartengono alla tradizione parmense. Qual è il piatto preferito o di Platinette o di Mauro?

    Il mio piatto preferito si chiama ‘la vecchia’, un nome, in gergo parmigiano, per definire una mistura di carne trita di cavallo con i peperoni, buonissima. Ci vogliono due giorni per digerirla, ma fa niente. Il piatto ha dato origine a polemiche perché chi ha affezione per i cavalli, trova disgustoso che lo si mangi.

    La Mia Grossa Grassa Cucina rimanda al film Il Mio Grosso Grasso Matrimonio Greco. Alla fine del film, la protagonista si riappacifica con le radici greche. Platinette si riappacificherà con la cucina?

    Lei si riappacifica con la Grecia, io con l’Emilia Romagna, che continuo ad amare: Parma è la mia città e tale resterà.