La Figlia di Elisa è ritornata a Rivombrosa: un po’ Giulietta e Romeo un po’ Tulipano nero

La Figlia di Elisa è ritornata a Rivombrosa: un po’ Giulietta e Romeo un po’ Tulipano nero

La prima puntata de La Figlia di Elisa - Ritorno a Rivombrosa

    E’ iniziata ieri sera su Canale 5 La Figlia di Elisa, la nuova saga di Rivombrosa, con il movimentato rientro di Agnese (Sarah Felberbaum) nella casa paterna.

    Gli ascolti non risollevano la sorte delle fiction in costume: la prima puntata de La Figlia di Elisa va sotto i 4 milioni (3.828 17,2% di share), mentre vince La Terza Verità, su RaiUno, con 5.300.000 spettatori e quasi il 23% di share. Si riabilitano così gli ascolti di Guerra e Pace.
    Sebbene sia ancora presto per dare dei giudizi, possiamo fare qualche piccola considerazione sulla storia, che sembra aver mescolato un po’ di Romeo e Giulietta e un po’ del Tulipano Nero, cartone cult degli anni ’80.

    In effetti Agnese si è innamorata proprio dell’uomo sbagliato, tale Andrea Casalegno che altri non è che il figlio della Marchesa Lucrezia Van Necker, sì proprio l’acerrima nemica della famiglia Ristori. Il giovane però non sembra del tutto informato sulle malefatte della madre, che abbiamo visto trucidare parte dei signori di Rivombrosa, tra cui, pare, anche Elisa, anche se non è chiaro del tutto ancora il suo ruolo nella sua morte. Un dato è certo, Elisa Scalzi Ristori è sepolta accanto all’amato Fabrizio ed è morta nel 1784 quando Agnese era ancora una bambina.

    Si disegna così il destino di questa storia d’amore contrastata dalle famiglie, sullo sfondo dell’occupazione francese delle terre piemontesi e dei possedimenti di Rivombrosa, agitati peraltro dalla presenza di un ribelle, lo Sparviero, che lotta per la liberazione del Piemonte con l’aiuto dei contadini, ai quali distribuisce le ricchezze sottratte agli invasori. E qui sentiamo gli echi del Tulipano Nero, o Stella della Senna come preferite, che rubava ai ricchi per dare ai poveri, che difendeva i deboli dai soprusi dei nobili nella Parigi della Rivoluzione Francese. Per i nostalgici dei cartoni animati anni ’80, rivediamo la sigla del Tulipano Nero.

    Si è entrati subito nel cuore della storia, che vede Martino (Paolo Seganti), il fratello, spingere Agnese al matrimonio, e la di lui promessa sposa, Vittoria Granieri Solaro (Anna Safroncik), marchesa in difficoltà economiche, adoperarsi perchè si accasi con il comandante delle truppe d’occupazione francesi, il Capitano Lorenzo Loya (Giorgio Borghetti), inviso però alla giovane contessa per via dei suoi modi insistenti e per la sua fama di crudele affamatore dei contadini.

    Agnese vuole però seguire le orme della madre e sposare esclusivamente l’uomo che ama quando sarà il momento (è una delle frasi più ripetute di tutta la prima puntata). E trova l’amore nel misterioso Andrea (Giulio Berruti), che bacia prima ancora di saperne il nome, mostrando una “libertà di costumi” piuttosto sfrontata per l’epoca (“Non c’è bisogno di essere fidanzati per baciare l’uomo che si ama”, dichiara con innocenza alla cameriera). Ma di tutti gli uomini disponibili si innamora proprio del figlio della Van Necker, nonchè Sparviero.

    Conoscerne la sua verà identità sarà un duro colpo per la ragazza, ma vedremo come si evolverà la loro storia d’amore. Intanto Martino e Vittoria si preparano ad un matrimonio con poco amore: una grave colpa per la contessina Agnese che a propria volta “briga” per far tornare il fratello sui propri passi, spingendolo verso la cugina Emilia (Valentina Pace), maritata ad un artista sgorbutico e anti aristocratico.

    Sul finale siamo pronti a scommettere, Agnese e Andrea si sposeranno, pronti a dar vita ad una “Figlia di Elisa 2″, ma è davvero troppo presto per pensare ad un sequel, per quanto il produttore Guido De Angelis abbia dichiarato di pensare già alla quarta serie. Di certo Elisa di Rivombrosa, e ora sua figlia Agnese, ha dato origine ad un “genere” vero e proprio, che va al di là della categorizzazione di melodramma in costume: è Elisa, e tanto basta. Ce lo ricorda, se dovessimo dimenticarcene, la colonna sonora, ormai un classico, che lega indissolubilmente fin dalle prime note alle atmosfere rivombrosiane, un po’ come la colonna sonora di Profondo Rosso richiama immediatamente la filmografia di Dario Argento.

    Peccato però non ritrovare gli interni familiari del Castello di Agliè, in cui si sono girate le prime due serie e che ora ritroviamo solo negli esterni. La figlia di Elisa è ambientato principalmente nella Rocca Meli Lupi di Soragna (nei pressi di Parma) e nel Castello di Masino, nel torinese. Anche i costumi, a dire il vero, hanno un po’ deluso, meno curati di quelli delle prime due serie.
    Ma avremo tempo per commentare, ci aspettano altre 7 settimane di intrighi in prima serata su Canale 5 a meno che i bassi ascolti non portino ad una ricollocazione in palinsesto, magari nella più protetta Rete4. Parlare di cancellazione è davvero troppo.

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