“La fiction italiana fa schifo” a Valeria Golino

“La fiction italiana fa schifo” a Valeria Golino

    Valeria Golino

    “La fiction italiana è brutta e lobotomizza la gente“, questa l’opinione che l’attrice Valeria Golino ha della fiction italiana. Non solo, ma ritene che serie e miniserie made in Italy siano “mortificanti” per gli attori che la interpretano. “Non la farò mai” ha aggiunto l’attrice che ha esternato il suo pensiero durante il Festival del cinema di Tavolara. Eppure una almeno l’ha già fatta, La Vita che Verrà, anno 1999: non si può dire certo che la situazione allora fosse migliore.

    Sulla stessa lunghezza d’onda anche la bella Caterina Murino, ora Bond Girl, ma dagli esordi fictional e non certo d’autore, visto che ha preso parte a Le Ragazze di Miss Italia, a Don Matteo, senza parlare del melodrammone in costume Orgoglio. Nonostante i trascorsi hollywoodiani più o meno recenti (la Golino in Rain Man e la Murino nel remake di Casino Royale) le due attrici hanno nel proprio curriculum titoli fictional, forse accettati per le motivazioni avanzate anche da diverse loro colleghe (da Kasia Smutniak as Ana Cateria Morariu), ovvero i remunerativi contratti.

    L’uscita della Golino e della collega Murino ha avuto come immediata reazione un’alzata di scudi a difesa della fiction da parte dei tanti ospiti presenti all’incontro organizzato nell’ambito di “Una Notte in Italia”, appuntamento annuale promosso da Piera Detassis sull’Isola di Tavolara. Attori e registi più o meno impegnati direttamente nella produzione fictional hanno cercato di ricostruire un quadro più realista della situazione italiana, finendo poi per evidenziarne le solite debolezze.

    Su tutte la scrittura banale e priva di coraggio, che insiste su luoghi comuni e ripete se stessa all’infinito, come sostenuto da Antonello Grimaldi, regista di Caos Calmo (“Si parla solo di santi e poliziotti” ha detto) e da Carlo Lizzani. Un problema sottolineato anche da PierFrancesco Favino, ieri ospite al Giffoni Film Festival, che ha messo l’ideologia, intesa come incapacità di pensare con la propria testa, in cima ai difetti non solo della nostra fiction, ma anche di buona parte del nostro cinema.

    A difesa del prodotto italiano viene poi citato il solito La Meglio Gioventù, che con qualche altro titolo si staglia spanne sopra la media della produzione nazionale, ma ad onor del vero restano mosche bianche. Se Dario Argento non esita a condannarla senza appello, affermando che “la fiction italiana fa drizzare i capelli in testa, anche per alcuni attori che si mangiano perfino le parole”, altri volti noti del tubo catodico cercano di ‘gettare acqua sul fuoco”. Se Claudia Pandolfi interviene su Leggo per dire con forza che i migliori ruoli le sono stati proposti proprio dalla fiction, Pietro Sermonti non può non riconoscere che Boris ha rilanciato la sua carriera cinematografica, sebbene sia pronto a tornare nel cast di Un Medico in Famiglia. Due prodotti in antitesi quelli interpretati da Sermonti, a dire il vero, tra la dissacrante ironia di Boris che fa a pezzi proprio l’industria fictional e il conformismo familiare del Medico, ma alla fine due facce di una stessa medaglia.

    Chissà cosa ne pensa Riccardo Scamarcio, compagno della Golino, che ha esordito proprio in una teen fiction insieme a Laura Chiatti, quel Compagni di Scuola che ha rinverdito, qualche anno fa, i fasti de I Ragazzi del Muretto.

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