La Fiction italiana compete e vince: Paolo Braga risponde alle nostre domande

La Fiction italiana compete e vince: Paolo Braga risponde alle nostre domande

Paolo Braga risponde alle domande di Televisionando e ci spiega quali sono le differenze tra le serie tv americane e la fiction italiana

da in Fiction italiane, Interviste, Serie Tv
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    Mad Men e Romanzo Criminale Cast

    Abbiamo avuto il piacere di incontrare Paolo Braga, docente dell’Università Cattolica di Milano e del Master in Scrittura e produzione per la fiction e il cinema, dove insegna tecniche di scrittura della serialità americana. Consulente per lo sviluppo della fiction e autore di numerosi saggi scientifici e alcune importanti pubblicazioni tra cui ER: sceneggiatura e personaggi. Analisi della serie che ha cambiato la Tv, il Professor Braga ha risposto ad alcune nostre domande sul panorama della fiction italiana e sulla serialità americana. Perché i prodotti americani sono più appetibili di quelli italiani? E’ davvero così? La Fiction italiana può competere con quella americana? Cosa si può fare per far si che anche i nostri prodotti siano apprezzati sul mercato internazionale e molte altre domande. Quelli che come noi pensavano o erano convinti che la Fiction italiana fosse da meno rispetto a quello americana dovranno ricredersi. La Fiction italiana c’è, sul mercato interno compete e se dobbiamo dirla tutta stravince. Ecco le domande che abbiamo rivolto al Professor Braga.

    • La fiction televisiva è uno dei prodotti più esportati nel mondo. Questo è vero in particolar modo per la serialità americana che riesce a diffondersi in paesi culturalmente diversi. Cosa rende i prodotti americani così appetibili al pubblico italiano?

      Intanto c’è una precisazione da fare a monte. Le serie tv americane sono esportate in tutto il mondo e sono viste in tutto il mondo, ma non da tutti. Sono dei prodotti targetizzati pensati per delle nicchie consistenti di pubblico, un pubblico giovane e colto che è ovviamente diverso da quello delle nostre fiction generalista. Spesso succede che, nei singoli paesi, questo pubblico di nicchia non trovi delle produzioni adeguate ai propri gusti proprio perché produzioni di questo tipo si rivolgono a pochi e non sono quindi economicamente convenienti. Produrle, difatti, costa tanto e il pubblico di riferimento è troppo esiguo per giustificare un tale investimento. Per cui, nella maggior parte dei paesi, è più conveniente, se ci si vuole rivolgere ad un pubblico limitato, giovane e colto, prendere il prodotto già fatto. In genere dall’America così costa meno! Quindi una delle ragioni è che per questi pubblici l’offerta pensata, scritta e recitata nel modo giusto disponibile è sostanzialmente, spesse volte, solo quella americana. Questa è una delle ragioni del successo. La seconda è evidente. Sono prodotti di qualità alta, mediamente alta, in certi casi stratosferica. Questo perché sono prodotti dell’industria cinematografica, audiovisiva per eccellenza che è Hollywood, le cui proporzioni sono gigantesche e difficilmente chi sta al di fuori del meccanismo riesce ad averne il polso. Hollywood ha una storia di 100 anni, e vanta una professionalità alta e coordinata in tutti gli step produttivi. Inoltre, si tratta di serie costose, molto più costose di tutte quelle che si possono fare nel resto del mondo e quindi sono più spettacolari. Perché possono essere così costose? Perché sono viste ovunque e con gli introiti delle vendite dei diritti in tutto il mondo, le case di produzione americane e quindi le majors incassano una tale mole di denaro dai successi, così da potersi permette di reinvestire nella sperimentazione di nuove serie tv.

    • Non tutte le serie che però arrivano in Italia riscuotono il successo dovuto. È il caso di Mad Men, una serie televisiva che è estremamente seguita in America ma che in Italia non è riuscita a trovare il riscontro positivo da parte del pubblico. Come mai?

      È un po’ quello che stavo dicendo. Mad Men è una serie molto bella, senz’altro sofisticata, complessa, psicologicamente ricca di sfumature ma anche venata di atmosfere depressive, e quindi adatta ad un pubblico colto che sappia sopportarle e che sappia apprezzarle. Ecco perché in generale, al di fuori degli Stati Uniti d’America, di Mad Men si parla tantissimo sui giornali, la stampa e la critica e in proporzione in Italia Mad Men è vista relativamente poco. In America è più vista, pur rimanendo una serie di nicchia, perché è una serie tv molto americana, quindi seguita dal pubblico di una certa età, di una certa estrazione che rivede il proprio passato. In ogni sempre di pubblico colto si tratta.

    • E nel caso di una sitcom come Seinfeld, che pochi conoscono e che può essere considerato un altro caso di successo americano plateale e di insuccesso italiano?

      Anche in questo caso, la ragione tende ad essere la stessa.

      La sofisticazione del prodotto e la sua taratura su un pubblico giovane, colto e anche il gusto di un umorismo, che nel caso di Seinfeld è un umorismo di estrazione yiddish ebraica, screma in partenza il pubblico. Tra l’altro Seinfeld ebbe scarsa circolazione da noi in partenza e forse, uno dei motivi, è che il prodotto fu valutato anche in quel caso troppo americano mentre le serie successive di quel filone, tipo Friends, sono basate su un archetipo più universale, cioè quello del gruppo di amici appena post universitari, e quindi rivolgono ad un pubblico pregiato, seppur esiguo, che è quello adolescenziale giovane-adulto. Serie come Friends hanno trovato subito spazio

    • Come può la fiction italiana competere con una realtà come quella statunitense?

      Sul mercato interno può competere e come. Anzi, compete e vince in termini numerici. Perché nonostante la concorrenza del digitale terrestre, la frammentazione dell’audience, ecc le fiction generaliste in buon numero reggono e per esempio su Raiuno reggono quasi sempre. Sul mercato internazionale, allo stato delle cose, tranne qualche caso circoscritto come co-produzioni internazionali della Lux Vide non c’è competizione per le ragioni di cui abbiamo parlato. È vero che ci sono dei Paesi che fanno sperimentazioni, che inventano format narrativi originali e poco costosi i quali vengono poi comperati e rifatti. Basta pensare all’America e al caso di In treatment che è una serie tv israeliana ripresa dagli americani. Ecco questa cosa qui in Italia si è fatta relativamente poco, si potrebbe competere pensando a serie a basso costo, rivolte ad un pubblico circoscritto di nicchia e colto che sono quelle che poi sono apprezzate all’estero e acquistate. Farle a basso costo è l’unico modo per avviare il processo. In realtà in Italia si pensa ancora poco al mercato internazionale in termini progettuali. Quando si produce una serie tv si pensa in primo luogo solo al mercato italiano.

    • Tuttavia si sono stati dei casi in cui le nostre serie televisive hanno trovato spazio anche all’estero. Mi viene in mente, ad esempio, Romanzo Criminale

      Si! Romanzo Criminale è stata una serie tv che è stata venduta, ma anche Montalbano. Nel caso di Montalbano, inoltre, si tratta di una serie tv che è qualitativamente vicina al cinema. Ogni puntata è realizzata con la cura con cui si realizza un film, quasi un pezzo unico, quindi è una serie sui generis che in questo caso sposa e incontra certi archetipi italiani – meridione, la bellezza del paesaggio – ma anche l’originalità del personaggio, la tipicità caratteriale etnica, culturale. È un prodotto così marcato e così contrassegnato è riuscito a passare anche all’estero.

    • Ecco parlando di televisione e cinema, negli ultimi anni la fiction viene spesso accostata al cinema. Lei conosce entrambi i settori, ci può dire quali sono secondo lei le affinità e quali le differenze di questi due mondi?

      Nel caso delle serie americane l’affinità è crescente e in certi casi direi assoluta in termini di linguaggio. Vuol dire che certe serie, come ad esempio Breaking Bad, usano un linguaggio cinematografico, in termini di esterni – che di solito sono appannaggio del cinema perché costano e sono uno forzo qualitativo – e in termini anche di scrittura e di recitazione – i lunghi silenzi, lo scavo nel personaggio che viene pedinato, il sottinteso delle battute che sono significative – e che quindi contano sulla capacità di un pubblico attento, più cinematografico, e non distratto come quello televisivo di cogliere tutto quello che non è detto, il di più, il sottotesto. Una leva piena di questi elementi è tipica del cinema, in certe serie è uguale anche in televisione. Un altro esempio può essere Mad Men, o John Adams dove lo sforzo produttivo è identico a quello del cinema. In partenza si diceva che la televisione costa meno del cinema, che è fatta per un pubblico più distratto del cinema, che la televisione usa meno il dettaglio, il particolare, la ripresa dell’oggetto significativo, che è molto più esplicita nel dialogo. In realtà, molte serie di alta qualità hanno con sé tutto questo.

    • Teen drama, crime, sci-fi, comedy: ci può dare un esempio di serie che vale la pena seguire per ognuno di questi generi?

      Come serie drammatica mi viene in mente Mad Men anche se, come già detto, si rivolge ad un pubblico di nicchia e The good wife per un pubblico più generalista. Per quanto riguarda i Teen drama un po’ Glee, sebbene non sia proprio un teen drama, ma è un tipico prodotto di alta qualità americana. Se invece dovessi consigliare un buon prodotto costruttivo in tutti i sensi direi Joan of Arcadia, serie televisiva andata in onda per sole due stagione qualche anno fa (n.d.r.). E’ molto bella la serie storica di qualche anno fa John Adams anche se è molto americana perché è sul secondo presidente degli Stati Uniti d’America. Ma anche The Kennedy, miniserie in sette puntate. Come sitcom direi Modern Family, punta di diamante recente perché qualitativamente alta.

    • Un autore da tenere sotto controllo?

      Sempre Alan Sorkin (che di recente in America ha lanciato la serie tv The Newsroom – n.d.r.)

    • E di JJ Abrams cosa pensa?

      Stiamo parlando di un autore dal livello qualitativo alto, sempre spettacolari ma con l’idea di fondo di rimandare il mistero e le risposte. Lui è bravissimo in questo. Ti porta in giro con l’idea di svelarti un grande mistero che alla fine non ti svela. Direi che è anche un po’ irritante.

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