La DGA autorizza le trattative, ma gli sceneggiatori continuano a protestare

Il presidente della DGA Michael Apted e il “capo negoziatore” Gil Cates sono stati autorizzati ad aprire “al più presto e in qualsiasi momento” le trattative con l’AMPTP

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    wga strike

    Come abbiamo detto ieri in un aggiornamento in coda a questo post, il presidente della DGA Michael Apted e il “capo negoziatore” Gil Cates – nonostante la “contrarietà” di 300 membri (su 1400) che sono sia registi che sceneggiatori – sono stati autorizzati ad aprire “al più presto e in qualsiasi momento” le trattative con l’AMPTP.

    Non c’è ancora una data precisa, anche se è certo che le trattative tra i registi e i produttori non comincieranno prima dell’inizio dell’anno nuovo: Apted e Case, assieme al direttore esecutivo della DGA, Jay Roth, hanno ricevuto il via libera a mettersi d’accordo (con l’AMPTP) per stabilire una data di partenza delle trattative. La prospettiva di un incontro imminente AMPTP-DGA non è una buona notizia per la WGA, che proprio la settimana scorsa ha interrotto i contatti con i produttori, anche perché l’avvio delle trattative sei mesi prima del contratto (quello dei registi scade a Giugno) significa che a) i registi sono contrari a forme di proteste come quelle messe in piedi dalla WGA e (soprattutto) b) che in caso di accordo veloce (come storicamente sono quelli dei registi, che tra l’altro affermano di essersi preparati da mesi), il potere della WGA verrà drasticamente ridimensionato. Accanto agli sceneggiatori rimarrebbe solo la SAG (il sindacato degli attori, il cui contratto scade pure a giugno), i cui membri si sono mostrati solidali con i membri della WGA (e lo stesso dicasi per i rispettivi vertici).

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    Secondo il New York Times, il presidente Michael Apted ha spiegato in una lettera aperta che “abbiamo deciso di dover andare avanti con nostre trattative”, anche se “aspetteremo gennaio (ma non è chiaro se inizio o fine) per dare ai produttori e agli sceneggiatori una chance di tornare a trattare”. Il sito Wired.com “satireggia” sul contenuto della missiva, che sarebbe: “Sceneggiatori? Vi amiamo, e facciamo il tifo per voi. Ci siamo seduti e abbiamo lasciato che voi ragazzi aveste la vostra occasione. Ma, sembra, non l’avete sfruttata. Che ne direste di lasciare il campo libero per le nostre trattative? Suvvia, respirate. Vediamo se noi riusciremo a condurre la trattative in una direzione più positiva. Capito?”. Scherzi a parte, i leader della WGA avrebbero capito l’antifona, pur ribadendo ancora una volta che se anche i registi troveranno un accordo, loro non sono disposti a togliere un punto che sia uno dalle loro richieste (anche se pare che la base sia scontenta, e premerebbe per una ripresa veloce delle trattative): “Loro (l’AMPTP, ndr), ha detto un ‘grosso’ showrunner, stanno cercando di far staccare i membri dai vertici, una mossa al ribasso: e difatti una volta che tu parli alla base, o che uno showrunner parla ad un altro showrunner, è facile vedere che quella dell’AMPTP è solo una tattica. Non penso che i produttori la settimana scorsa negoziassero in buona fede, penso volessero rimandare tutto a dopo Natale, e far riflettere la città sui costi dello sciopero”. Alcuni degli sceneggiatori hanno inoltre suggerito che l’AMPTP avesse in mente di far saltare tutto ancora prima che WGA cominciasse a chiedere l’ultima parola sui contenuti dei reality, perché il non dover trattare con la il sindacato degli sceneggiatori avrebbe fatto cominciare prima le trattative con la DGA (che alcuni ritengono meno “intollerante” della WGA): i produttori ovviamente smentiscono, ma la WGA sostiene che “l’AMPTP ha causato il prolungamento dello sciopero, sfilandosi due volte dalle trattative, portandoci a pensare che nessuno di loro volesse seriamente negoziare”. “Mentono”, ha scritto il presidente della WGA East Michael Winship. “E poi mentono ancora, e ancora di più. Perché i produttori vogliono creare confusione, dubbio, paura e dissenso. Vogliono ‘dividere e comandare’, per mettere alla prova la nostra compattezza”. Accuse rispedite al mittente via lettera, nella quale i produttori condannano “le parole al vetriolo degli sceneggiatori, e anche le messe in scene plateali, come gli esorcismi. In questo alternarsi di frivolezze e attacchi personali, non dobbiamo dimenticare che la sciopero degli sceneggiatori sta causando danni economici immensi”. Giusto in tema di messe in scena, gli sceneggiatori hanno dichiarato un “Diversity Day Rally” fuori dagli studi Paramount, con la WGA West che ha invitato sceneggiatori ed attori neri, asiatici e latinoamericani ad unirsi ai picchetti, che verranno fatti anche nella sede della General Electric, rea di avere dei legami con la NBC Universal.

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    E se qualcuno vuole una ripresa veloce delle trattative, riprendere ora i negoziati, secondo un insider della WGA, significherebbe perdere credibilità: “Alla fine della giornata, ha spiegato la fonte, gli studios hanno capito che dovevano negoziare un sacco di punti per trovare un accordo che funzionasse. Ma per farlo, dovresti avere a) un focus sulle richieste di pagamento sui nuovi media b) parti intorno al tavolo che sappiano di cosa stanno parlando quando discutono di nuovi media e c) persone che ci tengono veramente alle trattative, e che riescano a discutere nonostante le difficoltà”. I membri della WGA (che sta cercando di tenere unite le fila con piccoli incontri privati e informali) sono comunque riluttanti a criticare pubblicamente i negoziatori Verrone e Young, e continuano a sostenere la protesta: Paul Haggis, regista e sceneggiatori, ha postato sul sito United Hollywood una sentita difesa delle tattiche della WGA: “Nei miei venticinque anni di sindacalismo, scrive Haggis, non ho mai visto gli sceneggiatori più uniti. Questa è la nostra forza, e lo sappiamo, come (intelligentemente) sappiamo che bisogna stare zitti e continuare a manifestare. Dobbiamo smettere di investigare ogni mossa, e di chiederci perché i nostri negoziatori fanno quello che fanno. Stanno facendo un buon lavoro, e noi ci fidiamo di loro, e dobbiamo supportarli. Se ci dicono che per vincere dobbiamo girare in tondo, è quello che faremo, ogni giorno, finché non vinceremo. E lo faremo (vincere, ndr). Ci si vede ai picchetti”.