La CBS contro Dan Rather

Il network ha chiesto ai giudici di rigettare la causa intentatagli dal celebre giornalista

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    La CBS contro Dan Rather

    Continua la lotta senza quartiere tra Dan Rather e la CBS: il network ha chiesto ai giudici di rigettare la causa intentatagli dal celebre giornalista, che chiedeva 70 milioni di dollari di danni causa violazione del contratto. Secondo la CBS, Rather li avrebbe citati in giudizio solo per rimanere “sulla cresta dell’onda”, senza avere reali motivi.

    Il celebre anchorman, che ha lavorato per la rete ben 44 anni, è stato licenziato in seguito allo scandalo esploso nel 2004: Rather aveva garantito la veridicità di quattro documenti anti-Bush presentati, documenti che vennero poi facilmente smascherati da alcuni blog, svelando che erano stati compilati al computer e dunque non potevano risalire al 1968, quando Bush era sotto le armi nella Guardia Nazionale dello Stato del Texas.

    Secondo Rather, un documento del 1972 della Guardia Nazionale svelava i favoritismi ricevuti dal presidente ai tempi del suo servizio militare, compresa le accuse di non essersi presentato a una visita medica e di non saper guidare un aereo. In un primo momento la CBS, forte di quattro esperti, ha sostenuto la versione di Rather, ma altre tv e altri giornali sfornarono decine di analisti che dicevano il contrario, con addirittura tre dei quattro esperti citati dalla Cbs che sostenevano di avere avanzato dei dubbi sulla veridicità dei documenti, poi rivelatisi falsi. Subito dopo lo scandalo, soprannominato “Memogate” e “Rathergate”, Rather disse di essere stato usato dalla CBS, che nega decisamente: “Non c’è nessuno schema accusatorio contro Rather, che anzi distorce la realtà dei fatti. La sua causa è solo un modo per rimanere pulito agli occhi del pubblico e per guadagnare”. Ed in effetti Rather chiede alla CBS (in particolare all’amministratore delegato Leslie Moonves e all’ex direttore delle news Andrew Heyward) 20 milioni di dollari per i danni procuratigli e 50 milioni di dollari come “risarcimento”. La CBS ha definito Rather uno “dei più validi colleghi, per questo siamo sconcertati e intristiti dalla mistificazione dei fatti che viene data dal giornalista”.

    Già a settembre, intervenendo al Larry King Live (vedi video), il giornalista si era detto “convinto” che ci fosse la Casa Bianca, e nella fattispecie l’entourage del presidente Bush, dietro al suo “ridimensionamento” e successivo licenziamento (avvenuto assieme a tre sui collaboratori): dopo lo scandalo, Rather si vide prima diminuire la durata del programma “60 minutes” e poi fu sostituito dalla conduzione delle “Evening News”. Secondo quanto dichiarato a settembre, Rather ritiene il licenziamento “ingiusto”: al di là della veridicità dei documenti, il lavoro è stato svolto in modo “corretto” (come si possa svolgere in modo corretto un lavoro partendo da un dato falso è cosa che Rather non ha spiegato), ed inoltre il giornalista ha più volte detto di non essere l’autore, ma solo “il lettore”, del servizio: posizione, questa, contestata da Josh Howard, uno dei tre redattori licenziati: «Ha lavorato con noi, ha condotto le interviste e parlato con le fonti. Ha anche discusso con noi su ogni riga del testo mandato in onda. E non ultimo è stato lui a tirare fuori l’argomento».