L’equip petit, il dolce sapore della sconfitta diventa virale (video)

L’equip petit, il dolce sapore della sconfitta diventa virale (video)

Il sapore della sconfitta è dolcissimo, ce lo insegnano i giocatori del Margatania Fc protagonisti di un video virale L'equip petit

da in Sport, Video, Web, YouTube
Ultimo aggiornamento:

    Si chiamano Pol, Eduard, Adrià, Martí, Emma, Nil, Gerard, Ruth, Roger, Dídac, Cristian, Ivan, Xavier e Haritz. Sono i componenti dell’Equip Petit, una squadra di bambini dai 5 ai 6 anni protagonisti di un video virale su YouTube e Vimeo. I piccoli sono i giocatori del Margatania FC e non hanno ancora segnato nessuna rete nel loro campionato, anzi come raccontano loro stessi in catalano, “uno l’abbiamo fatto ma era fuorigioco“, o “l’altro l’abbiamo segnato, ma l’arbitro non l’ha visto“.

    Il video doveva essere il “pilota” per una serie per la rete catalana Tv3, ma inspiegabilmente non è stata accettata. Eppure i giocatori del Margatania Fc ci insegnano il valore della sconfitta e quando è importante non arrendersi mai. Il video è stato messo quattro mesi su Vimeo e su YouTube ed è stato visto da 600mila utenti e dietro il progetto c’è la società audiovisuale barcellonese El Cangrejo. “In fin dei conti, chi perde è il vero vincitore”, esclama orgogliosa Cristina Sánchez, produttore del Cangrejo.

    Già perché se è relativamente facile ricordare le vittorie, le sconfitte sono quelle che rimangono più nel cuore della gente. “Ci identifichiamo di più con quello che succede a questi bambini rispetto agli sportivi di élite che sempre vincono“, ha concluso la Sánchez. Ma i piccoli del Margatania Fc sono in dolce compagnia, grazie al País, ripercorriamo alcuni dei più amati “losers” nel mondo dello sport.

    Eric Moussambani, è un nuotatore della Guinea Equatoriale ai Giochi di Sydney del 2000, riesce a vincere i 100 metri stile libero con il tempo di un minuto e 52 secondi (il record è attualmente di 46”91) fra gli applausi e l’ovazione del pubblico. Non aveva mai nuotato nella piscina dei 50 metri, anche perché era solito allenarsi in una di 20 metri. Il suo fiasco è uno dei più emozionati della storia dello sport.

    Ecco il video della sua impresa:

    Non solo passione, spesso è il dolore a farla da padrone come è il caso di Gabrielle Andersen a Los Angeles 1984 e di Derek Redmond a Barcellona 1992. La prima è ultima nella prima maratona femminile alle Olimpiadi, e nonostante i crampi e i dolori si trascina verso il traguardo, fra gli applausi del pubblico.

    Diversa la storia di Derek Redmond, nei 400 metri lui era il super favorito per l’oro, ma uno strappo lo taglia fuori dalla finale. Derek inizia a piangere e tenta di finire il “giro della morte”, ma non ci riesce a questo punto viene in suo aiuto il padre che lo sostiene fino alla linea dell’arrivo, piange, ma entrerà per sempre nella storia dello sport.

    Un’altra scena che esprime al meglio lo spirito olimpico e il dolce sapore della sconfitta è la prova di freestyle dell’atleta argentino Clyde Getty. Ha più di 40 anni, cade rovinosamente dopo la sua evoluzione, si rialza con la faccia sporca di neve e alza le braccia al cielo, il pubblico di Bardonecchia è in visibilio, lo applaude come se fosse un vero eroe:

    Capitolo a parte meritano le cosiddette “squadre simpatia”, un po’ come la Giamaica ai Mondiali francesi del 1998 e un po’ come la squadra di bob caraibica diventata più celebre per i film della Walt Disney che per la sua prova alle Olimpiadi, ecco il video della loro prova:

    O il keniano Philip Kimely Boit, che ai Giochi di Nagano del 1998, ultimo nella 10 km di sci di fondo. Ma ad attenderlo c’è il dio di questo sport Bjorn Daehlie, che mezz’ ora prima aveva vinto la medaglia d’ oro, lo attende e lo abbraccia. Philip, in cambio, ha chiamato il suo primo figlio Daehlie. Queste e altre sono le storie che ci hanno insegnato che in fondo i bimbi dell’equip petit non hanno tutti i torti.

    784

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN SportVideoWebYouTube